I GAZZETTA SETTIMANALE SCIENZA ECONOMICA, FINANZA, COMMEECIO, BANCHI, FERROVIE, INTERESSI PRIVATI Anno \VI - Yol. XV Domenica 25 Agosto 1819 N. 799 La crise di Torino In verità che le cose sono arrivate a tal punto dà sembrare ridicole; — sono ormai due anni che si annuncia la esistenza di una crisi eddizia a ripararti la quale intervengono il Governo ed i principali Istituti di credito; quando si credeva il male guarito, od almeno curato in modo da non lasciar temere ulteriori guai, ecco che a Torino, sempre per la edilizia della capitale, scoppia una crise bancaria della quale si occupano con insolita costanza i periodici quotidiani e per la quale si domandano provvedimenti di somma urgenza. Ed ecco che il presidente dèi Consiglio dei Ministri ritarda di accompagnarsi al Re e lo raggiunge a Napoli invece che a Spezia; — Eoo'. Giòlitti, Ministro delle Finanze, si muove da Cuneo e si porta sul campo della crise per informarsi della situazione e dominarla; — l’on. Novelli, Direttore Generale del Tesoro, è in continuo via vai tra Roma e Torino;— l’on. Grillo, Direttolo generale della Banca Nazionale d’Italia, — Istituto che ha un capitale versato di ISO milioni, e 450 milioni di circolazione — corre da Roma a Torino da Torino a Milano per raccogliere straordinariamente il Consiglio della Banca e provvedere alla crise; e poi interviene anche il Banco di Napoli — altre imporrante Istituto del Regno che ha idee grandiose e dominatrici, — insomma da quindici giorni a questa parte, personaggi ed Istituti tutti sono in moto per sedare la crise che minaccia la piazza di Torino. Ebbene ! Si tratta di mettèrsi d’accordo per trovare sedici milioni; diciamo sedici milioni! Yivadio in Italia abbiamo perduto la testa se occorrono due ministri, due direttori generali, un Consiglio straordinario e quindici giorni per trovare 16 milioni garantiti ! E se altra prova fosse stata necessaria per dimostrare la verità del nostro asserto che il credito italiano, è disorganizzato,'davvero che nessuna maggiore poteva essere offerta. Ed è cosi profonda in noi l’impressione di umiliazione che di fronte a questi strani fatti abbiamo provata, che non avremmo nemmeno più accennato alla crise, se non credessimo dover nostro di protestare una volta di più contro certe pretese che si fanno sempre più vivaci, e certe condiscendenze che si fanno sempre meno giustificate. La Ditta Moroni - cioè una impresa privata - la Società dell’Equilitta poi, il Banco Sconto Sete, la Banca Tiberina oggi, hannò' compiute delle speculazioni sbagliate; se tuttè1 e sempre in buona fede non si sa e non si può sapere, ma ciò che è1’certo si è che la possibilità di una cadala era ormai da molti mesi preveduta, era aspettata in questi ultimi mesi di momento in momento e pertanto tutte le persone prudenti ed impegnate in buona fède in quelle imprese ed in quegli istituti avevano avuto lunghissimo tempo per disinteressarsene, con perdita è véro, ma senza disastro. Uggì che la crise stringe e che da tutti è affermato che non sono già più i possessori, di azioni, ma gli speculatori, i moretti, i gruppetti antipatriMici che provocano la catastrofe, oggi il. Governo si muove, i ministri si agitané, i giornali gridano e la Banca Nazionale deve accorrere, e con imperdonabile ingenuità, accorre a soccorrere i naufraghi ! Nel moménto itf cui scriviamo due’notizie ci pervengono da fonte attendibile; che d Banco di Napoli non voglia prender parte al salvataggio, e che la Banca Nazionale cerchi di operarlo da sola. Con tutta franchezza noi ammiriamo la riso'uzione del Banco di Napoli; il Direttore di quell’istituto non ha nascosto la sua aspirazione di farne il principale Istituto del Regno, non può quindi che desiderare che l’Istituto riva‘e si ingoili sempre più e solo negli affari che sono in contraddizione coll’ ufficio della emissione. D’altra parte la Banca Nazionale, che ha già commesso il primo errore di intervenire direttamente nella crise edilizia romana-, che ha immobilizzata una parte del suo portafoglio nell’ Esquilmo, è fatalmente tratta a continuare nella stessa via, perchè in nulla come nel credito è piu dimostrata la verità dell’adagio abyssus abyssum invocai. Per garantirsi di un credito pericolante ne accorda uu altro meno sicuro ancora. Ma a questo, in fine dei conti debbono pensare gli azionisti ; noi abbiamo già in più occasioni affermato che non potevamo applaudire a questi tentativi di trasformazione della maggiore Banca di emissione in opera pia. Alcuno troverà certamente che queste nostre osservazioni sono verità, ma troppo crudamente manifestate e ci domanderà perchè non ci occupiamo invece degli articoli importantissimi che la Tribuna, il Popolo Bomano, la Gazzetta Piemontese hanno in questi giorni pubblicati. — Noi osserveremo modestamente che quelle discussioni e quelle osservazioni che si fanno oggi troppo tardi, le abbiamo manifestate molti mesi or sono, e abbiamo messo a nudo fin da allora la piaga che rovina il credito italiano. Oggi dobbiamo accontentarci di dire: quando si è lasciato cadere - ostentando noncuranza - di 400 lire il Mobiliare in pochi mesi e di 700 lire l’immobi-