538 L’ ECONOMISTA 25 agosto 1889 prescritto, per quello che ha rapporto colla stima, che questa debba essere per tariffe di qualità e classi, fondata sui prezzi di affitto, e solo in loro mancanza, per valutazione peritale analitica. Che si debba poi procedere ad una delimitazione dei territori e delle singole proprietà, in contradditorio cogli interessati. La direzione immediata delle operazioni catastali relative al suddetto compartimento veniva sapientemente affidata ad una spiccata individualità al comm. prof. Ceserò Razzaboni Direttore della Scuola di applicazione per gl’ Ingegneri in Bologna, il quale si mise tosto all’opera con quella intelligente attività che tanto lo distingue, efficacemente coadiuvato in questo incarico gravoso ed importantissimo dal distinto Ing. cav. Francesco Cavani professore di Geometria praticata alla Scuola anzidetto. Stabilito un piano delle operazioni da farsi, apposita Commissione compilava le istruzioni e le norme da seguirsi nella formazione delle reti trigonometriche, norme che divennero esecutive col r. Decreto 2 febbraio 1884. In quanto al metodo di rilevamento giusta, le prescrizioni succitate dal regolamento 8 giugno 1882 e delle relative istruzioni, esso fu il celerimetrico, e 1’¡strumento adoperato il tacheometro, tanto quello della fabbrica Traughton e Simms di Londra, come quello della nazionale diretta dal distinto Ingegnere meccanico sig. Salmoiraghi di Milano.- Prima però di riferire gli splendidi risultati ottenuti nei rilevamenti catastali del compartimento modenese in base al metodo numerico dell’ insigne geometra Ignazio Porro, occorre dare un’idea per quanto sommaria di che consista propriamente la parte geometrica particellare di uu catasto. CRITICHE ESTIVE SULLA CONTABILITÀ DI STATO (al DIRITTO ) In tre articoli pubblicati nei n. 223, 233 e 235 il Diritto ha intrapreso una vera e propria campagna contro l’applicazione della Logismografia alle scritture dello Stato, nonché contro l’egregio uomo che è a capo della Ragioneria Generale. Al Diritto, col quale più volte ci siamo trovati d’accordo nel giudicare su gravi questioni economiche e finanziarie (e anche di recente a proposito delle irregolarità della Gazzetta Ufficiale) non possiamo nè dobbiamo tacere che ci ha recato molta sorpresa il veder accolta nelle sue colonne una diatriba, quanto mai assurda e dissennata, come quella iniziata coi tre articoli suaccennati. Il Diritto ha fama di giornale serio e e autorevole ; ma in verità che quando si accettano scritti infarciti di insinuazioni volgari, di grossolani errori, di giudizi infondati, di esagerazioni studiate e di simile altra roba, si lavora a perdere la rinomanza di periodico autorevole e serio, anziché a consolidarla. A noi piacciono (e il Diritto lo sa forse meglio d’ogni altro) le critiche indipendenti, serene, frutto di studio accurato e obbiettivo; ma ci ripugnano in pari tempo le lotte giornalistiche in cui l’ispirazione viene da gelosie professionali, da bizze perso- nali, da ambizioni insoddisfatte. Temiamo assai che tale sia appunto il caso odierno ; imperocché nelle critiche che lo scrittore del Diritto muove alla contabilità* dello Stato si cercherebbero invano ragioni serie, studio coscienzioso dei fatti, il desiderio del meglio e la necessaria competenza per trattare un argomento così importante. Gli sproloqui, pubblicati dal Diritto, eh è non sappiamo chiamarli diversamente, non danno modo malauguratamente di entrare nel vivo della questione, di esaminare cioè se e quali vantaggi abbiano recato le riforme compiute nella Contabilità dello Stato dal 1876 a oggi; ma nondimeno, a far toccare con mano ai lettori che razza di scritti il Diritto abbia onorato della sua accoglienza, converrà rilevare alcune delle affermazioni che in essi si leggono. Premettiamo che non ci occuperemo del primo articolo intitolato: « Un po’di storia » perché non ci soccorre nessun desiderio di rilevare le basse calunnie di servilismo che lo scrittore rivolge a persone e impiegati rispettabili ; nè desideriamo di mettere in luce lo spirito del medesimo scrittore a proposito dei titoli, più o meno appropriati, che vennero dati ad alcune opere di logismografia. Quando la storia si fa nel modo preferito dallo scrittore del Diritto non si ha nessun titolo per essere presi sul serio e sopratutto non si dimostra di possedere anche un poio di quella competenza che serve a farsi ascoltare da chi non ama di essere' mistificato. Del resto i titoli dei libri o le esagerazioni di qualche scrittore, troppo entusiasmato dai progressi degli studi contabili, se possono aver nuociuto alla serietà di quegli autori non hanno nulla a vedere con la Contabilità dello Stato e con il Ragioniere Generale che la dirige. Sarebbe veramente strano che ad un capo-scuola si facesse carico delle esagerazioni dei suoi discepoli e dovesse essere denigrato il primo pei peccali dei secondi. Di più, lo ripetiamo, chi è e dev’ essere in causa in uno studio serio sulla Contabilità dello Stato non sono gli uomini e i loro scritti, ma i risultati pratici .che essi hanno saputo conseguire, i vantaggi diretti e indiretti che colla loro opera hanno procurato all’ amministrazione. E questi, checche possa dire lo scrittore del Diritto, fanno onore alla nostra Ragioneria Generale. Il Diritto esamina nel secondo articolo i « tredici anni di prova » che ha già fatto la logismografia, e non occorre dire che trova tutto degno della più aperta e severa condanna. Il male è che in verità lo scrittore del Diritto, se sa scrivere la storia ad usum delphini e arzigogolare sulle responsabilità che spettano al ministro ed ai ragionieri, non dimostra di possedere le cognizioni necessarie per discorrere di finanza e di contabilità pubblica. Egli si finge tanto ingenuo da ripetere le osservazioni che una volta ripeteva il Fanfulla, e vuol sostenere che tutte le dispute intorno all’avanzo o al disavanzo siano frutto della logismografia e che con una semplice modificazione nelle scritture si possa chiarire luminosamente la situazione vera della finanza. Ahimè! si capisce che lo scrittore del Diritto non ha mai aperto un libro di scienza delle finanze ; ma prima di impancarsi a critico e prima di tentare la demolizione di un edificio contabile che ha raccolto il plauso dei più competenti in Italia e all'estero ed ha convertito nel nostro paese molti degli ex-Ministri più addottrinati nell’argomento, i quali combattevano la nuova contabilità forse perchè li obbligava ad abbandonare vecchie