542 L’ ECONOMISTA 25 agosto 1889 La Cassa dei Depositi e Prestiti e i Comuni Continuando a studiare la pregevole relazione annuale del Direttore Generale del Debito pubblico Comm. Novelli, amministratore della Cassa dei depositi e prestiti, ci sono capitati sottocchio alcuni dati riguardanti i Comuni e le provincie, i quali per la loro importanza meritano di essere conosciuti dai nostri lettori. Dal 1876 al 1887-88 cioè a dire nel periodo di 12 anni la Cassa depositi e prestiti accordò n. 4172 prestiti ai Comuni, e alle provincie per la somma di L. 355,368,187, ed è inutile il dire che senza questo poderoso aiuto, molti comuni non avrebbero potuto sfuggire al fallimento. CoM’aiutare comuni e provincie la Cassa depositi e prestiti ha dato al tempo stesso non lievi profitti allo Stato, il quale dal 1° ottobre 1863 e tutto giugno 1888 ha ricavato per gli utili delle operazioni compiute dalla Cassa, la somma di L. 42,877,996.49. Attualmente il beneficio risentito dal Tesoro per i versamenti annuali in conto utili, è di circa 2 milioni e mezzo di lire. Le domande di prestiti fatte dai Comuni vanno annualmente aumentando, essendo essi incoraggiati a contrarre mutui dalle condizioni di favore assicurate loro con varie leggi pubblicate dal 1878 in poi. Una delle ultime leggi che apre larghissimo campo alle domande di mutui è quella proposta dall’un. Cri-spi per fornire ai Comuni i mezzi indispensabili alla loro igienica trasformazione. Ma anche prima di questa legge cioè a cominciare dal 1873 erano state fatte concessioni di prestiti per opere igieniche al saggio del 4 1/2 per cento. La legge di cui abbiamo parlalo più sopra, e che è quella del 14 luglio 1887 da facoltà ai Comuni del regno al di sotto di 10,000 abitanti di chiedere alia Cassa per provvedere alle opere riguardanti la pubblica igiene, prestiti non eccedenti le L. 20,000 al mite interesse del 3 °/0 con ammortamento fino ai 30 anni. E perchè I* economia della Cassa non venisse turbata per effetto di un saggio così modico fu stabilito all’art. 2 della legge stessa che la differenza fra I’ interesse posto a carico dei comuni e quello stabilito per i prezzi a scopo igienico sarebbe corrisposto dallo Stato. I Comuni in grazia di questa legge possono ottenere per opera di rinsanamento fino a 3 milioni di lire, e perchè i mutui non possono oltrepassare le 20 mila lire, vi è margine per molti comuni, i quali a dire il vero ne hanno largamente approfittato. Nell'esercizio 1887-88 infatti sopra 652 domande che le pervennero, 545 furono esaudite subito. Per le altre l’amministrazione è pronta a fare altrettanto, appena siasi adempiuto alle norme che la legge impone. Si ottennero quasi 39 milioni con la concessione dei 543 prestiti, e meno pochi milioni distribuiti fra provincie e consorzi, il rimanente di quella somma entrò nelle casse comunali. Eccettuate le provincie di Mantova, Sondrio, Vicenza, Firenze, furono fatte concessioni di prestiti, durante l’accennato esercizio, in tutte le altre provincie del regno. Si distinsero, per maggiore quantità di prestiti, le provincie di Porto Maurizio con 61, Roma con 54, Genova con 41, Caserta con 30, Cuneo con 19; e poi si discende per una scala graduale fino a quelle provincie, in cui verificossi una sola concessione come Reggio Emila, Lucca, Trapani, e Sassari. Della somma di lire 38,862,000 accordata con 543 prestiti, toccarono lire 13,122,200 all'Italia centrale, lire 9,494,700 all’Italia meridionale, e lire 4,429,700 all’Italia insulare. In confronto all’esercizio anteriore, furono accordate 68 domande di più, che importavano una maggior somma di lire 3,640,900. Quanto agli scopi pei quali furono concessi i mutui, 29 milioni e 365 mila lire si destinarono alle opere pubbliche, e quasi 9 milioni e mezzo alla dimissione di debiti molto gravosi per le finanze comunali. Per i bisogni igienici, si accordarono i mutui a 168 Comuni. Uua cosa che merita di esser posta in rilievo è che nella misura dei prestiti si va notando un mag-» gior frazionamento, e quindi una distribuzione di mutui più espansiva, potendosi ammettere un più esteso numero di Comuni ai benefici della Cassa. E, dal complesso delle notizie esposte, risulta come lo Stato offra agli enti locali un mezzo utilissimo per trarsi di impaccio, quando non possano sostenere le spese delle opere urgenti, senza contrarre un debito. Il movimento della Navigazione italiana nel 1888 La Direzione delle Gabelle ha pubblicato non a guari un grosso volume sulla navigazione italiana durante il 1888. In esso si distingue la navigazione per operazioni di commercio intemazionale e di cabotaggio, e vi si danno notizie sugli approdi per rilascio e sui battelli partiti per. la gran pesca. Come si sa per navigazione internazionale si intende quella che avviene direttamente fra un porto estero, e un porto nazionale e viceversa, e per navigazione di cabotaggio quella che ha luogo fra due porti nazionali. La pubblicazione fatta dalla Direzione delle Gabelle si divide in 4 parti, di cui la prima considera il movimento di navigazione tanto italiana, ehe estera per operazione di commercio nei dodici principali porti del Regno cioè: Ancona, Bari, Brindisi, Cagliari, Catania, Genova, Livorno, Messina, Napoli, Palermo, Savona, e Venezia. La seconda registra il movimento generale della navigazione e il movimento dei battelli destinati alla grande pesca per ogni porto del Regno. La terza indica il movimento generale della navigazione, repartito per ognuno dei sei grandi tratti del littorale: Liguria, Tirreno, Ionio, Adriatico, Sardo e Siculo. E l’ultima finalmente riguarda il movimento dei battelli che salparono per esercitare la grande pesca. Il movimento della navigazione internazionale è stato riassunto, ordinando in 22 gruppi, per stabilire i quali si è avuto riguardo non soltanto alla situazione geografica degli Stati, ma anche alla importanza della navigazione italiana coi vari paesi. Premesse queste notizie generali passeremo a desumere dalle varie tavole statistiche i resultati del 1888, che ci sembrano alquanto favorevoli alla marina nazionale. Dal complesso del movimento delle navi entrate nei porti italiani confrontate con quelle del 1887 apparisce una diminuzione relativamente al com-