25 agosto 1889 L’ ECONOMISTA 539 consuetudini, prima di far ciò lo scrittore del Diritto doveva studiare almeno i primi elementi della scienza delle finanze. Legga le opere di Wagner, di Stein, di Leroy Beaulieu e di tanti altri maestri nelle discipline finanziarie e imparerà a conoscere i differenti e molteplici significati che si possono attribuire alle parole avanzo e disavanzo, secondo gli elementi che si considerano, secondo I’ aspetto economico, finanziario, amministrativo e contabile dal quale si esamina la situazione. La logismografia, ch’egli accusa d’ogni sorta di mali, non ha creato nulla di nuovo in fatto di avanzi e disavanzi ; essa rispecchia, come qualsiasi buon sistema di scrittura, la situazione finanziaria e permette a chiunque sappia leggere un bilancio e un rendiconto di intendere se vi è avanzo o meno e di quale specie esso sia. È un errore il credere che chiunque, anche sprovvisto di cognizioni finanziarie e contabili possa capire un bilancio e discorrerne senza errare; il bilancio della più meschina impresa privata, non ostante tutte le partite doppie immaginabili è il più spesso inintelligibile per coloro che o per ¡studio o per pratica non si sono impadroniti della materia; figurarsi poi se si tratta dei bilanci d’uno Stato. Le cifre in contabilità come in statistica,non sono tutto; l’importante è di conoscere il valore loro convenzionale, il significato delle parole colle quali si distinguono e si designano, e questo non si viene a s.apere che con lo studio o con la lunga pratica. Dunque non venga lo scrittore del Diritto a deplorare, con logica tutta sua « i risultati che si prestano così facilmente alla discussione, i resultati così facilmente maneggiabili dal primo capitato, competente più o meno in materia », i quali dimostrerebbero, secondo la sua fervida immaginazione la insufficienza del sistema adottato presentemente dallo Stato. Si mutino-pure quanto si vogliono i sistemi di scritture ma « il primo capitato, competente più o meno in materia » fosse anche un rappresentante della nazione, se non ha piegato la schiena sui bilanci, non si farà mai una chiara idea dello stato delle finanze. Ma I’ ardire dello scrittore del Diritto nelle sue vacue affermazioni è veramente straordinario. Vale la pena di darne qualche saggio. « I resoconti dello Stato, egli scrive, non ispirano più alcuna fidu-dncia nei ragionieri che li compilano, nè nei ministri che li enunciano; nei deputati che li ascoltano, nè nella nazione che li giudica e ne sopporta la conseguenza dei risultati ; nè miglior fortuna hanno le situazioni parziali (! ?). Da lunga pezza la Camera ed il paese che essa rappresenta non hanno più saputo lo stato positivo delle* nostre finanze; non hanno potuto accertarsi se la realtà dei fatti corrispondesse alle previsioni, e se gli sbilanci fossero di una somma più o meno vera ed esatta ». E tra le altre enormità che infiorano l’articolo si legge questa: « sarà una fatalità, ma quei commercianti che usano la logismografia, sono più degli altri soggetti ai fallimenti »; e più innanzi si leggo che « in sei anni si è passato da un avanzo considerevole ad un enorme disavanzo, senza quasi che il paese se ne accorga (I), perchè la contabilità nascose sempre il lento progresso del male, giungendo così alla nazione la triste notizia come fiero ed inaspettato colpo. » Ma dove vive questo scrittore; dove ha concepito o sognato questo stato di cose? Se, come pur è possibile, egli fosse in buona fede, noi non avremmo di meglio da offrirgli che questo consiglio: abbandoni la cattedra, se per caso avesse l’onore di insegnare e ritorni ai banchi di scuola, che non avrebbe mai dovuto lasciare ; imparerà così la contabilità, la grammatica e la logica nelle quali non si rivela troppo forte. Troppo lungo sarebbe l’esame di ciò cbe ha scritto il Diritto intorno a questo argomento e al postutto faremmo opera vana e inutile, perchè non ci troviamo di fronte a uno studio serio e obbiettivo. Lo scrittore del giornale romano si mantiene nel campo delle generalità anche nell’ultimo articolo, in cui sostiene che « bisogna riformare seriamente » e tutta la riforma eh’ egli domanda consisterebbe nell’adot-tare la scrittura doppia tal quale ne dettava i prin-cipii secoli sono fra Luca Paciolo. Dopo le esperienze che sono state fatte della partita doppia applicata all’ azienda dello Stato e dopo i risultati ottenuti dall’applicazione della logismografia, ci pare che sarebbe stato necessario qualche cosa di ben diverso degli articoli del Diritto per dimostrare i vantaggi della prima sulla seconda. Non possiamo fare qui un confronto tra i due sistemi di scrittura ; ma ci pare di poter dire che dacché si è introdotta la logismografia, nella presentazione e compilazione dei bilanci e dei rendiconti si sono raggiunti progressi tali da farla di gran lunga preferire a qualsiasi altri sistemi ; senza dire che si è portato l’ordine e la regolarità nell’amministrazione e si è reso efficace il controllo. In tutto questo non conviene lo scrittore del Diritto, che messosi a scrivere col proposito di demolire gli altri per inalzare se stesso, non si è accorto che invece di buone ragioni forniva la prova migliore della sua assoluta parzialità, incompetenza e grettezza di idee. A noi spiace dover dare simile giudizio a proposito d’uno scritto apparso sul Diritto, ma siamo persuasi che nella guerra sciocca che si vuol fare alla Contabilità dello Stato si è abusato della buona fede del reputato giornale di Roma, E se lo scrittore del Diritto scenderà in campo con argomenti seri, inspirati all’ interesse pel bene pubblico, e non con delle chiacchiere e dei vani sproloqui, che non fanno fare un passo alle questioni, non saremo certo noi che ci rifiuteremo di discutere. Ma in caso diverso ci guarderemo bene dal fare la rè-clame a una infelice campagna, il cui scopo, anche troppo palese, è quello di denigrare uno dei migliori uffici dell’amminisirazione centrale, per farvi posto a una vanità che non ha alcun titolo serio che la designi all'alta carica. Vi è tanto da correggere e da semplicizzare nell’ amministrazione dello Stato che sarebbe opera insana di rovinare quei pochi uffici che, come la Direzione Generale della Statistica o la Ragioneria Generale, fanno onore al paese. Rivista (Economica La produzione mondiale del grano — Le deliberazioni del Congresso dei Consorzi Agrari cooperativi italiani — Il prossimo congresso di Milano per le tramvie. A quale cifra ammonta la produzione dei cereali nel mondo intero? A quale quantità corrisponde, per abitante, la produzione indigena dei vari paesi? Se è difficile dì rispondere a queste due domande in modo rigoroso, è tuttavia possibile, mercè i calcoli