25 agosto 1889 L’ECONOMISTA 535 la stessa cupola del vestibolo delle esposizioni varie, che ha 60 metri d’altezza, sembra un pigmeo. Osserviamo incidentalmente che quei due grandi edifizi saranno, a ciò che credesi, preservati dalla demolizione. Non è difatti probabile che il palazzo delle macchine, colla sua grande galleria centrale di 420 metri di lunghezza e 115 di apertura, nella quale più d’un reggimento potrebbe, in qualunque stagione, manovrare, debba essere adeguato al suolo. Quanto alla torre Eiffel, niuno suppone che possa essere disfatta ; si è piuttosto propensi a trasportarla forse in luogo più elevato, ove produrrà un effetto anche più sorprendente. Impresa questa non impossibile alla meccanica odierna. Infine il concorso di persone era, dopo tre mesi, di 10 milioni d’individui e sarà forse doppio alla chiusura dell’esposizione. Queste cifre giustificano 1’ opinione poc’anzi qui espresssa. Da un altro lato può dirsi che 1’ esposizione non è come la si voleva. Che il paese che bandisce uno di questi grandi convegni vi abbia la preminenza, è cosa del tutto naturale e che si è sempre verificata. Ma ora la differenza è troppo forte. LTnghilterra, a cagion d’ esempio, che ha la più colossale industria del globo, non occupa che 25,000 metri q. I suoi fabbricanti di macchine agricole decisero di non presentarle; difatti non ve n’hanno che pochissime. In quanto al materiale mobile ferroviario, si osserva la stessa deficienza. In compenso sono largamente rappresentati i suoi pittori ; ma non è in belle arti che essa emerge. La nostra Italia si stende in complesso, su di 5630 metri q., colla meschina sua esposizione ; e cioè 3190 nella mostra Italiana, propriamente detta ; 500 pel materiale ferroviario ; 1200 nelle belle arti ; 350 nella vetreria Veneziana ; ancora 350 nelle due case Etrusca e Pompeiana ; e 40 sono occupati per l’invio della più colossale fra le botti che sono all’esposizione, che è dell’Anglade di Barletta e contiene 80,000 litri. L’accennata esiguità non deve del resto sorprendere, quando si rifletta che il costo di ogni metro q. occupato è di 70 lire; alle quali bisogna aggiungere le spese pei banchi, vetrine, paneggiamenti, pel personale e pei viaggi di andata e di ritorno degli oggetti invenduti. Quanto alle ahre nazioni Europee, ove si eccettuino il Belgio e la Svizzera che, come notammo, sono bene rappresentati, può dirsi che esse fanno una debole mostra della loro bravura. Se si voleva dunque che tutti i popoli si recassero al centenario del 1789 per fare omaggio alla Francia, lo scopo non fu raggiunto che molto incompletamente. E quando si riflette che le astensioni furono risolute, la più parte, non già despóticamente nelle aule delle reggie, ma parlamentarmente nelle assemblee nazionali, può dirsi che la pretesa francese ha fallito. La Francia ha difatti chiesto che si riconosca che, or fanno 100 anni, essa rinnovò il mondo e l’amor proprio delle nazioni Europee vi si è rifiutato. Ha preteso d’avere allora create istitu-tuzioni nuove, d’ aver promulgato principi nuovi, diritti nuovi, e invece tutto ciò esisteva da secoli. Cosa difatti di più vetusto delle assemblee nazionali periodiche, dei governi limitati dall’ intromissione della democrazia, della libertà regolata dalle leggi? La stessa abolizione della servitù della gleba che si pretende che dati dal 1789, fu .invece promulgata in Italia 500 anni prima, e cioè nell’anno 1289, dalla . Signoria del comune’ di Bologna ; a cui fecero seguito nel 1296 quella della repubblica Fiorentina e dipoi i governi di tutte le altre repubbliche Italiane. Ciò risulta da documenti irrefragabili. È bensì vero che avendo il braccio della Francia fortuitamente incontrata la spada di Napoleone, l’Europa feudale fu sventrata e che, col sangue di 2 milioni d’uomini, forse un secolo fu soppresso. Ma è appunto questo sventramento che le monarchie non le hanno perdonato. Ed ecco le cagioni per cui l’esposizione del corrente anno deve definirsi piuttosto come una esposizione francese, fiancheggiata da magre mostre di altre nazioni, che come una gara internazionale. Ciononostante, questo convegno di Parigi è un fatto economico così grandioso, che il nostro giornale non ha creduto di poterlo lasciare in disparte ; e perciò ha inviato un suo speciale corrispondente in quella capitale onde darne ragguaglio nelle colonne dell’ Economista. Niuno però potrà credere che sia possibile di far qui un esame completo e tanto meno dettagliato di ciò che vi si vede. Il solo catalogo degli oggetti esposti si compone di oltre IO grossi volumi. Per esaminare e spiegare tutta I’ esposizione sarebbero occorsi 50 uomini che avrebbero dovuto scrivere 500 volumi. Noi dunque non possiamo che sfiorare, per così dire, l’esposizione di Parigi, menzionando, con maggior cura delle altre, la nostra mostra, e soffermandoci precipuamente a quelle classi di produzione che maggiormente concernono gli interessi economici del nostro paese. Questo scopo lo adempiremo in alcuni numeri successivi. IL NUOTO (OTTO GENIALI ITALIANO1’ II. I catasti esteri e quello modenese Piuttosto che discorrere partitamente sui singoli catasti stranieri si è compilato il seguente quadro il quale con poche e brevi note può servire di chiara guida al lettore. 1 dati ci furono offerti dalle relazioni parlamentari. ( Vedi il prospetto nella pagina seguente) Esaminando il quadro anzidetto, quantunque incompleto, si possono tuttavia fare sul medesimo talune considerazioni e dedurne alcune conclusioni in ordine specialmente ai lati del problema che risguar-dano la misura e gli scopi, a cui può essere rivolto un catasto, oggetti precipui del presente scritto. — Quasi tutti i catasti stranieri sono di natura geometrica particellare fondati sulla misura e sulla stima. — La maggior parte dei medesimi sono informati al concetto di coltura o destinazione, ossia preordinati a scopo puramente fiscale. Q’Vedi il numero precedente dell’Economista