GAZZETTA SETTIMANALE SCIENZA ECONOMICA, FINANZA, COMMERCIO, BANCHI, FERROVIE, INTERESSI PRIVATI Anno XVI - Voi. XV Domenica 30 Giugno 1839 N. 791 LA LEGGE BANCARIA Come avevamo già annunziato il Ministero si è messo d’accordo sulla questione bancaria, il nuovo progetto venne presentato alla Camera e l’altro giorno fu distribuito. I lettori ne troveranno più innanzi il testo, e comprenderanno come in argomento di tanta importanza ci sentiamo costretti a rimettere ad altro momento l’esame accurato delle disposizioni contenute in quel progetto, e della relazione che le accompagna. I lettori, che hanno seguito le discussioni (die intorno all’arduo problema abbiamo replicatamente sostenute, potranno forse trovar motivo di credersi soddisfatti leggendo gli articoli irosi, che, appena conosciute le principali linee del progetto di legge, hanno pubblicati alcuni giornali, che nel periodo della preparazione si erano mostrati affatto avversi alle nostre conclusioni. Dobbiamo però ritenere che la grande ira sollevatasi così repentina contro il progetto sia un’arte di guerra, più o meno abile, dappoiché noi non troviamo in verità nel disegno di legge concetti generali che possano, appagando i nostri desideri, scontentare i nostri avversari. La Nazione, ad esempio, per abitudine così calma, così equanime nei suoi giudizi, in questa questione bancaria ha addirittura perduta la bussola, e con essa la tramontana. Nel suo numero del 24 corr. quando del progetto di legge erano note, e solo officiosamente alcune disposizioni, si scagliò con tanta ira e con forma così insolita contro gli onorevoli Ministri delle Finanze e dell’ Agricoltura, verso i quali aveva prima manifestate tante speranze, da farci persuasi, noi che ignoravamo il contenuto del progetto, che il Ministero avesse finalmente compresa la necessità di risolvere la questione secondo che i bisogni del paese domandano, ed avesse effettivamente mirato se non alla costituzione della Banca Unica, almeno al riconoscimento di una decisa supremazia di uno degli Istituti verso tutti gli altri. Soltanto un fatto simile pareva a noi potesse giustificare la violei za — ripetiamo inusitata — di linguaggio che la Nazione adoperava in tale occasione. "E ben vero che lo scrittore degli articoli sulle Banche pubblicati dalla Nazione (t quali articoli hanno un carattere così diverso da quelli calmi, prudenti, ma sottilmente logici che il giornale pubblica su altri argomenti), ci aveva abituati a certe sorprese nel ragionamento che usava intorno alla queslio: e bancaria, e qualche volta anche a certe teorie dove manca \’ubi consistami ; ma non potevamo credere che la Nazione si prestasse a gri- dare così vivacemente contro i nuovi Ministri, soltanto per mettere le mani innanzi, e con mossa strategica fingere il malcontento per proposte che favoriscono assai più il concetto della pluralità delle banche di emissione, che non sia quello della Unità del a emissione. Facciamo questa considerazione non già per provocare una polemica colla Nazione, ma per mostrare di quante sorprese possa essere fattore il problema bancario. E infatti i lettori leggendo più innanzi il testo del progetto di legge potranno capacitarsi che la sola mira di quel disegno è quella di favorire gli Istituti minori contro il maggiore. Il Ministero cede alla teoria degli espansionisti ed accorda l’aumento della circolazione cartacea ; da 775 milioni la spinge a 1050, cioè concede un aumento di 275 milioni. È un primo strappo che il Ministero fa alle sane teorie economiche, le quali avvertono che se con 775 milioni ci troviamo già in grandi difficoltà a proteggere la esile nostra riserva metallica, tali difficoltà aumenteranno quando aumenti di un terzo circa la circolazione cartacea. Ma gli economisti hanno anche avvertito che se nelle presenti condizioni economiche e monetarie dell’Italia qualche cosa vi era da fare — non potendosi o non volendosi concedere la libertà della emissione — era di rinforzare I’ Istituto maggiore così che lo Stato avesse sottomano uno stromento potente di cui potesse con tutta libertà, ed efficacia servirsi in caso di bisogno. E riconoscendo la difficoltà di ottenere la Banca Unica, i più propugnavano almeno la decisa prevalenza di uno degli Istituti. Or bene il progetto di legge propone che i 275 milioni vadano ripartiti in modo che la parte minore tocchi all’Istituto maggiore. Infatti la Banca Nazionale d’Italia aumenterebbe la circolazione del 35 per cento, il Banco di Napoli del 40 per cento, la Banca Nazionale Toscana del 42 per cento, la Banca Romana del 77 per cento, il Banco di Sicilia del 53 per cento. Tutti gli Istituti adunque ottengono una parte maggiore di qui In che è fatta alla Banca Nazionale d’Italia. Se passiamo alla riscontrata troviamo accolta nel disegno di legge un’altra disposizione che mette in condizione inferiore l’Istituto maggiore, giacché il cambio dei biglietti degli altri istituti noti può farlo che per un decimo dei biglietti dell’Istituto debitore. Così chè, ad esempio, la Banca Romana, la quale non sa tenere in circolazione gli attuali 45 milioni a cui è autorizzata, tanto che nei momenti critici solleva gli incidenti notissimi, quando gli vennero presen-