408 L' E C O N O MIS T A 30 giugno 1889 bitato si è che coll’unire alla questione operaia quella politica, si vincola la libertà degli aderenti, si esercita una coazione morale, o si fa dell’esclusivismo che mal s’addice alla democrazia operaia. Sulla questione dell’organizzazione nazionale e internazionale dei lavoratori, è stato approvato un ordine del giorno con cui si è affidato alle Commissioni locali, regionali e nazionali delie società affratellate, la efficace difesa degli interessi dei lavoratori italiani, e venne deliberato che un Comitato speciale, capace di studiare a fondo il problema di una legislazione internazionale sul lavoro, faccia un ampia e ponderata relazione. Sul tema delle opere pie venne approvato quest’ordine del giorno : « Il Congresso, richiamandosi alle decisioni prese a Firenze nell’86, considerando (die gl’ istituti di beneficenza nel presente ordine di cose sono necessarii — che debbono avere carattere nazionale :— che loro fine esclusivo debba essere l’aiuto a coloro che non possono sviluppare e conservare la propria esistenza fisica e morale — che si raggiunge questo scopo con la scuola e l’ospizio — che riguardo àli’ammi-nistrazione — a) il capitale degli istituti deve essere costituito di rendite e quindi indispensabile la conversione dei beni stabili, tranne quelli necessari per l’applicazione della scuola e dell’ospizio -— b) che le funzioni debbano essere affidate ad un collegio comunale di amministratori nominato per suffragio diretto dagli elettori del comune — che la vigilanza si esplichi mediante la responsabilità degli amministratori retribuiti sotto la sindacazione della sola Giunta amministrativa composta in parti eguali di membri designati dai poteri giudiziario, esecutivo e dei comuni, con ricorso in caso di conflitto all’autorità giudiziaria — che la fondazione di nuovi istituti o la trasformazione degli esistenti debba farsi dal governo se è di accordo col collegio di amministrazione, e dalla Giunta di sindacazione e dal potere legislativo per apposita legge in caso di dissenso. — Ritenuto che la legge vigente e il disegno di modifica contradicano a questi principii, fa voti che il legislatore italiano si ispiri ad essi nel dettare le norme che debbono costituire la legge sugli istituti di beneficenza ». Dopo aver discussa la questione ferroviaria « nei rapporti del diritto nel personale di servizio alla partecipazione agli utili, e a un trattamento conforme all’equità sociale e alla dignità personale » il Congresso Ita preso a trattare 1’ importante tema del diritto di proprietà, e dell’ istituto dell’eredità. Le lettere di Aurelio Saffi e di Ernesto Nalhan avevano già fatto palese il profondo dissidio che si era prodotto in seno al partito, relativamente a quella questione. I collettivisti come gli individualisti, invocando egualmente dottrine mazziniane, sostennero prima ancora della riunione di Napoli in vari scritti e giornali, la nazionalizzazione del suolo e la proprietà individuale. Le due correnti si formarono nella stessa Commissione direttiva del Congresso, e si manifestarono anche nella riunione di Napoli. Noi crediamo che chiunque studi serenamente e senza infesti preconcetti le dottrine economiche di G. Mazzini debba convincersi non essere egli stato fautore del collettivismo. Il pensatore insigne che i repubblicani socialisti vogliono sia con loro, voleva la diffusione della proprietà, e non la sua abolizione, sicché non vi sono sofismi che riescano a tramutarlo in un collettivista alla George. Aurelio Saffi lo ha splendidamente dimostrato nella sua lettera a E. Nathan. Al Congresso di Napoli gli oratori individualisti si sono alternati con quelli collettivisti. Notevole fu tra gli altri il discorso dell’ avv. Mirabelli pel vigore con cui confulò gli avversari collettivisti. Dopo aver dimostrato che i suoi convincimenti derivano da studi, e non sono figli dell’opportunitá parlò del concetto dell’evoluzione e della rivoluzione di Las-salle e Marx e affermò che la rivoluzione è un episodio nel ritmo generale della umanità. Esaminò poscia tre punti : se la rivoluzione francese, che è la grande tradizione della democrazia nel mondo moderno, abbia stabilito il principio della proprietà individuale — la dottrina economica di Mazzini — e se l’ideale di Herbert Spencer sia, come si è affermato, collettivista. Dimostrò che la rivoluzione francese glorificò il principio della proprietà individuale, abolendo i diritti feudali con le leggi di successione e alienando i beni ecclesiastici e ricordò la dichiarazione dell’Assemblea costituente sul regime feudale e sul diritto di proprietà. Insistette a dimostrare che il principio della proprietà individuale è il progresso della energia e della civiltà umana, mentre le forme primitive della evoluzione economica sono state collettiviste come hanno dimostrato Lub-bock, Laveleye, Mac Lennan e altri. Quanto alla dottrina di Mazzini la dichiarò assolutamente individualista, ne diede le prove, e disse avere Mazzini precorso Lassalle, propugnando il principio della cooperazione sociale. Dimostrò finalmente che la scienza non tende al collettivismo. H. Spencer non ha un ideale colletti-vista. Vaticina con un forse il collettivismo; ma è una concezione soggettiva. I processi sociologici non possono essere divinati. Il vaticinio è antiscientifico. Osservò che lo Spencer tien d’ occhio più special-mente l’Inghilterra ; ma ad ogni modo la sua profezia non è confondibile col suo ideale. Enunciò la vera dottrina spenceriana. Ogni forma di socialismo per lui è una schiavitù — la schiavitù futura. Couchiuse che il problema sociale è refrattario alle soluzioni definitive. Il progresso umano è indefinito. Propugnò il diritto di proprietà, ma dev’essere limitata e dev’ essere ereditaria, perchè è uno de’fondamenli della famiglia, eh’ è la molecola del mondo sociale. Voleva limitata la proprietà anche Cavour. La proprietà non è una specie stabile, ed è soggetta all’ evoluzione storica. È una categoria naturale e storica, come dimostra il Treitschke. Ma non ci lanciamo in utopie impossibili, egli concluse, non indeboliamo con costruzioni ideali le cause più giuste. Al Mirabelli risposero parecchi collettivisti, ma il Congresso chiuse la discussione approvando un ordine del giorno individualista. E di questo risultato conviene prender nota, perchè dimostra che il socialismo non è accolto alla leggiera, ma è studiato con criteri scientifici o col sussidio della esperienza. La lotta è stata combattuta con buone armi, ed ha prevalso il concetto individualista. Questo del resto non farà mutare al gruppo repubblicano che parteggiava per la nazionalizzazione della terra le sue idee ; varrà però a mettere ciascuno al proprio posto, e a distinguere quelli che nelle riforme sociali vogliono portare la rivoluzione, dagli altri che accettano il concetto evolutivo. Le altre deliberazioni del Congresso si riferiscono