30 giugno 1889 L’ECONOMISTA 407 verso I’od. Maglioni, e non vien tenuto conto delle intenzioni che lo animano nel muovere censura al-1’ attuale Ministro. Noi che abbiamo tante volto combattuto in queste colonne la condotta passata dell'oc. Luzzatti come Presidente della Giunta generale del Bilancio, siamo convinti che oggi, vedendo gli avvenimenti e meditando su essi, si convincerà che censurandolo, eravamo tra i migliori suoi amici. Cosi egli ed i suoi compagni nella lotta ci ascoltassero, e comprendessero che l’unico modo per obbligare il Governo ad avere chiare e precise idee sull’ indirizzo finanziario, è (die la opposizione ne abbia essa di chiare e precise, e le svolga e ^mantenga e vi faccia intorno propaganda attiva ed efficace. Siamo però sicuri di parlare al vento ; lo lotte tra i gruppi parlamentari consumano qualunque buona intenzione, ed a novembre ci troveremo di fronte a nuovi espedienti escogitati da! Governo, ed alle solite vacuità degli oppositori. Abbiamo seguito con qualche interesse la discussione del XVII Congresso operaio che si è radunato a Napoli dal 21 al 28 corrente. Una polemica, se cosi possiamo chiamarla, intorno alla nazionalizzazione del suolo e al partito mazziniano aveva richiamato in precedenza la nostra attenzione sopra il congresso di Napoli, imperocché era in noi una certa curiosità di conoscere da quale parte si portava il grosso della schiera mazziniana, se cioè accettava o meno, il collettivismo agrario. E non ci eravamo ingannati ritenendo sin dal principio che tutta l’importanza del congresso avrebbe consistito nella sua condotta rimpetto al socialismo ; la discussione fatta a questo proposito è stata invero la sola che per più aspetti rivesti un certo interesse, le altre essendo o di natura assolutamente politica, o di scarsa importanza. 11 lettore se ne potrà convincere dal breve resoconto che ora faremo delle discussioni del Congresso. Ma anzitutto ci sia permessa ui:a osservazione preliminare. Soltanto per intenderci subito noi abbiamo posto a questo articolo il titolo : « Il congresso operaio di Napoli »; ma in verità a noi è parso leggendo il resoconto, che si trattasse principalmente di un Congresso repubblicano il quale in via accessoria soltanto, si occupasse di questioni sociali ed economiche. Come chiamare « operaio » un congresso del quale l’on. Bovio è presidente e sono principali oratori l’avv. Fratti, l’ing. De Andreis, 1’ avv. Mi -rabelli e altri simili veri' operai ? Come accettare le sue deliberazioni quali espressioni di voti, di desideri, di tendenze, eec., della classe operaia, se si tratta di una minoranza ascritta ad un partito politico — a quello repubblicano — mazziniano — dei cui principi è naturalmente più sollecita e appassionata divulgalrice, che non indagatrice serena degli intricati problemi economici ? Il Congresso di Napoli non ci pare che possa intitolarsi con esattezza « operaio » per quanto vi abbiano preso parte le società operaie affratellate e altre società operaie abbiano pure aderite. Tuttavia, soliti come siamo a seguire i fatti e a tener conto delle idee, anziché discutere sull’epiteto proprio, o improprio di operaio, esaminiamo senz’altro gli argomenti proposti per le discussioni. Essi erano 9 e cioè: Io Proprietà ed eredità — Nazionalizzazione della terra. 2° Questione operaia. 3° Legge comunale e provinciale. 4° Opere pie. 8° Codice penale. 6° Questione ferroviaria. 7° Contabilità dello Stato. 8° Progetto tipo scuola popolare. 9° Proposta della fratellanza Carlo Bini. La parte economica pare preponderante ; ma in realtà i congressisti dirigenti e gli oratori avevano più spesso la mente rivolta ai principi repubblicani e a quelli del grande apostolo dell’ unità italiana, del Mazzini, che non a quelle varie questioni, affatto pratiche e comtemporanee. Nè con questa osservazione intendiamo fare una censura al Congresso; solo ci pare utile e leale di ben determinare l’indole e gli intenti più o meno palesi di esso, affinché non si creda che la riunione di Napoli possa andar confusa con altri veri congressi operai tenuti, sia pure raramente in Italia, e più spesso, in altri paesi, tra i quali meritano di essere ricordati i congressi delle trades-unions inglesi. Il prof. Bovio ha inauguralo i lavori del congresso con un discorso nel quale Ita rammentato che nei suoi scritti lungamente si è affaticato a rimuovere il presupposto malthusiano delle due progressioni, che, sebbene in gran parte suffragato dal Darwin, gli parve non razionale nè sperimentato. Ritiene anzi che senza rimuovere quel presupposto, nessuna soluzione finale in senso favorevole alle classi diseredate sia possibile. E qualunque sia la soluzione, o in senso individualista o in quello collettivista, importa sempre, disse il prof. Bovio, aver chiarito falso un presupposto che impartiva alla natura un vizio sociale. Temiamo che l’on. Bovio corra troppo nelle sue negazioni e che specialmente non intenda il significato economico del presupposto malthusiano nel mondo economico, quale realmente è, non quale potrebbe essere secondo gli ideali, o le utopie che ciascuno accarezza. Sta il fatto che il presupposto malthusiano è ammesso anche da scrittori socialisti, e quando sia interpetrato razionalmente, non vi è aleun dubbio che di esso bisogna tener conto. Venendo alle discussioni, sorvoliamo, come è naturale, su quelle d’indole strettamente politica. Il Congresso ha seguito il consiglio del Costaguta di avere cioè maggiormente a cuore il quesito politico, e si è occupato a lungo sull’indirizzo generale dei lavori del Palto, sotto il duplice aspetto di organizzazione operaia e di partito politico, e sopra una eventuale separazione dei due lavori. In sostanza si trattava di decidere so la questione operaia doveva tenersi separata o unita con quella politica, e il Congresso votò un ordine del giorno con cui « mentre riafferma la indiseindibilità della questione politica dalla economica, ritenendo die l’un termine non debba essere di nocumento all' altro, afferma pure la necessità dell’unità di lavoro » Così si confondono cose ohe tutto, ma specialmente la libertà e il rispetto delle opinioni politiche, consiglierebbe di tener ben distinte. I capi delle società affratellate sono ascritti al partito repubblicano, dei cui interessi, essi non operai, sono indotti a occuparsi; sicché i veri operai non sono altro che strumenti in mano a uomini, che hanno più o meno legittime ambizioni politiche e nuli’ altro. Quale vantaggio ne possano trarre gli operai non vediamo ; ma quello che ci pare indù-