400 L’ ECONOMISTA 30 giugno 1889 tati al baratto quasi due diecine di milioni; ora potrà emettere SS milioni che la Banca Nazionale non potrà presentarle al cambio per più di un decimo, cioè S milioni e mezzo e dovrà tenere il di più nelle proprie casse. Con tali disposizioni della legge che ci occorse rilevare di primo acchito e che mantengono, aggravano anzi gli errori così funesti della legge 1874, può essere giudicata se non arte di guerra, non abile però perchè troppo inesperta, l’indignazione inusitata della Nazione che quasi accusa di tradimento gli on. Doda e Miceli ? Avremo agio di esaminare il progetto e rilevarne i difetti, intanto non possiamo a meno di notare che e la ripartizione della maggior circolazione e le disposizioni sulla riscontrata ci sembrano un atto di ingiustizia solenne ed un non lieve peggioramento a paragone della legge 1874. Chi semina vento.... « Finanza allegra »abbiamo intitolato l’ultimo nostro articolo ispirandoci al modo col quale la Camera aveva accolto l’eroico sacrifizio dei 17 dimissionari della Giunta generale del bilancio. La Camera che aveva rovesciato l’on. Magliani per amore del pareggio, che non aveva accettato l’on. Perazzi per odio contro le tasse, aveva avuto il coraggio di rafforzare la posizione degli on. Giolitti e Doda, che avevano promesse economie e non avendole poi trovate avevano per conseguenza domandato tempo per riflettere sulla situazione. «Finanza allegra» abbiamo intitolato l’articolo in cui esaminavamo questa nuova fase della situazione parlamentare, perchè la Camera mostrava di accettare il piano del Governo, quello di approvare il bilancio con un disavanzo di 50 milioni (per ora) senza i provvedimenti per colmarlo, mentre e la legge di contabilità e le consuetudini parlamentari, e la retta coscienza finanziaria dovevano impedire, che si stabilisse un così pericoloso precedente. E dicevamo: — per la centesima volta — adunque, come ai tempi dell’on. Magliani, si rimanda a novembre l’esame della situazione finanziaria e probabilmente a novembre si rimanderà a marzo per portarla poi a giugno e così xia. Ci siamo però ingannati, perchè all’ ultimo momento è sorto l’on. Luzzatli per tentare di dare un indirizzo tragico alla situazione che per il Ministero e per la Camera si presentava così allegra. E nella seduta del 22 corrente l’on. Luzzatli spiegò tutta la sua eloquenza e tutta la pratica acquistata nello studio dei bilanci, per invitare Fon. Giolitti a fare una esposizione dei suoi intendimenti sul bilancio. Non abbiamo ancora sottocchio il resoconto dettagliato del discorso pronunciato dall'ex-Presidente della Giunta generale del bilancio, ma i sunti che ce ne fornirono i giornali e le nostre particolari informazioni ci danno abbastanza notizie in proposito, per convincerci che l’on. deputato di Padova continua impenitente nella via che ha seguita fino ad ora, cioè quella di limitarsi alla diagnosi del male senza mai entrare in ciò che veramente interessa la Camera ed il paese, cioè la profilassi. Abbiamo un disavanzo che supera i 50 milioni e che certo supererà il doppio di questa cifra, quando il Parlamento avrà approvati tutti i progetti di nuove spese, che gli saranno sottoposti, e che saranno tanto più abbondanti in quanto ci avviciniamo a gran passi alle elezioni generali. Questo stato del bilancio dura già da tre o quattro anni, ed ormai parecchie volle la parola dell’on. Luzzatli si è levata in Parlamento per rilevare ed illustrare tutto il pericolo di una simile situazione. Ebbene! come si ripara? Tre vie sono aperte : — economie sull’esercito e la marina ; — imposizione di nuovi balzelli ; — appello al credito. Ognuno di questi sistemi ha i suoi lati buoni o cattivi ; l’on. Magliani proponeva il credito e fu combattuto ; l’on. Perazzi proponeva i balzelli e fu combattuto;- è lecito quindi chiedere all’on. Luzzatti quale sia il sistema che preferisce. Ma siccome l’on. deputato di Padova e, salva qualche eccezione, tutto il gruppo che oggi forma la opposizione finanziaria, si sono sino ad ora ben guardati dal dichiarare quale sia il vero concetto, e quale il sistema che vagheggiano, il meno indicato a muover censura all’on. Giolitti, che dichiara di non sapere ancora che cosa farà e come provvederà all’equilibrio del bilancio, era l’on. Luzzatti. E veramente nella risposta che al suo attacco fece il Ministro del Tesoro, non poteva aspettarsi Fon. Luzzatti miglior trattamento di quello che ha avuto, poiché l’on. Giolitti ebbe facile vittoria davanti alla Camera, quando ricordò che la attuale situazione era il frutto di errori commessi durante parecchi anni, e che l’on. Luzzatti, il quale con tanto affanno lamentava la situazione e domandava rimedi, era stato magna pars dei fatti che F avevano prodotta, ed aveva quasi sino all’ultimo difesa la condotta dell’on. Magliani. Noi non ci crediamo ancora in caso di giudicare l’on. Giolitti ; troppe volte abbiamo insistito sulla necessità che coloro i quali conducono la pubblica finanza abbiano un chiaro e preciso programma a cui tendere,- troppe volte abbiamo fatto notare che il pareggio del bilancio non è meta sufficiente per un Ministro delle finanze, ma solo mezzo indispensabile e punto di partenza al conseguimento di riforme urgentissime nel sistema tributario richieste dal paese ; — saremmo quindi in contraddizione se oggi rivolgessimo rimprovero all’ on. Giolitti quando domanda qualche mese di tempo per concretare un programma completo. Potremmo dirgli tutto al più; oportet studuisse, ma egli potrebbe risponderci che l’onore del portafoglio gli è stalo un onere inaspettato. Ma quello di cui non possiamo a meno di meravigliarci si è di vedere gli oppositori, valenti e tenaci come F on. Luzzatti, mantenersi così fidi alla vecchia scuola, che stimava sufficente il lamento e la manifestazione dei timori per costituire qualche cosa di organico. L’ on. Luzzatti da molti anni ha seminata la incertezza, prima difendendo gli errori dell’ on. Magliani, poi mostrandosi malcontento della situazione, ma votando però a favore di chi la creava, e finalmente schierandosi fieramente oppositore tenace, con un programma però negativo, che poteva essere accettato dalla Camera come mezzo indiretto, ma non come fine di restaurazione della finanza. -- Oggi raccoglie il frutto della sua incertezza e del suo negativo lavoro ; gli vengono rinfacciati gli atti di debolezza