13 gennaio 1889 L' E CON OMIST A 23 moti: ce ne appelliamo anzi a chiunque abbia pratica di cose commerciali. Non si vede d' altronde perchè il Demanio non dovrebbe avere speciali riguardi e considerare separatamente dagli altri quegli atti giuridici fra privati che sì compiono in forma epistolare, mentre è certo che il loro numero considerevolissimo ne forma quasi una speciale categoria nel movimento dei rapporti sociali odierni, tanto è vero che T espressione delle volontà e la riunione dei consensi in forma epistolare, ed anche telegrafica, è contemplata dal Codice Civile e da quello di Commercio. I desideri adunque espressi dai privati, specie dai negozianti, sono ragionevoli ed equi, e meriterebbero che una disposizione legislativa s'intende, intervenisse a soddisfarli. Noi opiniamo che il Governo, cui spetta, deva farsene promotore e provocarla dal Parlamento. Non è verosimile sieno per risentirsene, in questo ramo, i proventi dell'Erario, giacché sta in fatto che oggi la più parte delle contravvenzioni che si commettono sfuggono alla vigilanza degli agenti demaniali, ed è certo d'altro canto che i pochi soldi che di quando in quando si percepiscono in seguito a qualche contravvenzione accertata, non compensano i danni che dagli intoppi che gli si frappongono soffra il commercio, e, di rimbalzo indirettamente anche l'erario stesso. Non è neppure una riforma che venga a scombussolare l'euritmia, la chiarezza della legge sul bollo e la cognizione che i cittadini ne hanno. Essa legge, come quella sul Registro, è stata pur troppe volte rimaneggiata e alterata, ma sempre col risultato di nuove complicazioni, di cui proprio non aveva bisogno, o d'un aggravamento nella misura delle tasse. Qui invece si tratterebbe di semplicizzare e di agevolare, di toglier di mezzo una sorgente di contestazioni e di liberare ì privati da una spesa che, se è legittima oggi, come è senza dubbio, a diritto costituito, risulta mal consigliata, a diritto costituendo, per le considerazioni esposte più sopra. Repuliamo dunque opportuna siffatta riforma e ci associamo a coloro che la invocano. I BILANCI DEI COMUNI La Gazzetta Ufficiale pubblica i risultati generali della statistica dei bilanci comunali per 1' anno 1886, confrontati con quelli degli anni precedenti. Diamo un breve sguardo a questo importante documento, il quale però ha sempre il grave difetto di essere compilato sui preventivi mentre sarebbe tanto più utile, come abbiamo altra volta dimostrato, se fosse compilato sui consuntivi, od almeno se fosse seguito da uno studio anche sui consuntivi. È dal 1879 che le cifre totali delle entrate si bilanciano con quelle delle spese ed in milioni di lire lo sviluppo di quelle cifre fu il seguente negli otto anni : 1879 1880 1881 1882 L. 502. 5 513.4 505. 9 506.0 1883 1884 1885 1886 L. 528.4 547.4 561.8 583. 7 negli ultimi quattro anni, cioè di circa il decimo del totale Dei 8200 Comuni del Regno è notevole la importanza dei 69 capoluoghi di provincia i quali importano essi soli 245. 4 milioni, cioè quasi la metà"della cifra complessiva. Le entrate dei comuni si ripartiscono nel seguente modo : 1886 diff. col 1885 Meno pertanto un lieve indietreggiamento nel 1881 e 1882 vi fu un aumento costante che salì a 55 milioni Entrate ord. effettitve . 347,933,755 + 12,689,731 Entrate straord. effettive 25,653,136 — 261,279 Movimento di capitali . 90,903,454 + 9,867,322 Le entrate ordinarie effettive sono costituite come segue : — per 44.3 milioni dalle rendite patrimoniali con aumento di quasi un milione nell' anno precedente; in questi 44.3 milioni vi sono 12 milioni di fitti di terreni ; 5. 7 milioni di fitti di fabbricati ; 3 milioni di fitti diversi ; 8. 4 milioni di censi canoni e livelli ; 3. 7 milioni di prestazioni per godimento in natura di beni comunali; 3.6 milioni di tagli ordinari di boschi; 3.5 milioni di interessi di mutui attivi, e meno di un milione di interessi su titoli diversi ; — per 8. 7 milioni di proventi diversi che sono formati da ritenute per pensioni, per corredo e casermaggio, da indennità dello Stato per strade nazionali e delle provincie per strade provinciali ; il servizio funebre rende 2.5 milioni, altri 2 milioni i rimborsi e concorsi, e 2. 2 milioni altri proventi diversi; — per 122.7 milioni dal dazio consumo il quale ha dato circa 10.2 milioni più del 1885; — per 52.7 milioni dalle altre tasse e diritti tra cui figurano 18 milioni la tassa di famiglia o fuocatico, 10 milioni la tassa sul bestiame agricolo, 4.3 milioni la tassa di esercizio e indennità, 3.4 milioni il decimo sull'esazione dei redditi mobiliari, 2.6 milioni la tassa sulle bestie da tiro e da sella, 2. 5 milioni la tassa di occupazione di aree pubbliche, 2.3 milioni i diritti diversi, e pure 2.3 milioni la tassa di macellazione ; il rimanente è dato dalle altre innumerevoli tasse,quali sono: sulle vetture pubbliche, sulle vetture private, sui domestici, sul valore locativo, sui cani, sulle fotografie ed insegne, le tasse scolastiche, il diritto di peso e misura pubblica, 1' affitto di banchi per fiere e mercati, la tassa di licenze per alberghi, caffè ecc. Dopo le tasse ed i diritti formano entrata ordinaria effettiva dei Comuni la sovrimposta che dà 119.4 milioni di cui 79.6 sui terreni e 39.8 sui fabbricati. Le entrate straordinarie effettive ammontano come si è visto a L. 25,633,136 di cui : — 8.1 milioni per sussidi dello Stato, cioè 6. 6 milioni per opere pubbliche, ed 1. 5 milioni per l'istruzione pubblica ; — 2.6 milioni sono sussidi delle provincie di cui 2 milioni per opere pubbliche e 0.6 milioni per l'istruzione pubblica ; — finalmente le entrate straordinarie effettive ve ne sono altri 14.8 milioni di diverse e sono : tasse sui principali utenti, equivalenti della prestazione d' opera degli abitanti e pedaggi per le strade comunali obbligatorie in totale circa 7 milioni e mezzo ; concorsi nella costruzione di ripari ad argini contro torrenti e fiumi, sussidi diversi per opere pubbliche e per l'istruzione pubbliche, pene pecuniarie, rimborsi e concorsi diversi ecc.