22 L' E CONOMIST A 13 gennaio 1889 Osservi il lettore che nei primi anni dell'ottennio nei quali si era raggiunta tanta prosperità finanziaria e (amo equilibrio del bilancio da intraprendere la abolizione del corso forzato dei biglietti di banca, la proporzione dei nuovi debiti che si crearono, rimase intorno al IO per cento; occorre appena notare che il 1882 comprende, coli'alla cifra del debito, quello contralto per riscattare la carta a corso forzato. Ma subito dopo compiuta questa operazione, e-quando più importava mantenere alto il credito dello Stato col l'equilibrio quasi rigoroso del bilancio, crebbe invece a dismisura la proporzione dei debiti che a poco a poco arrivarono ad essere poco meno del quarto del totale delle entrate effettivo. Limitandoci pertanto al solo esame delle entrale complessive si può notare questo crescente squilibrio tra la parte che viene domandata ai contribuenti e quella che viene richiesta al credito, e tale squilibrio ha anche l'aggravante di manifestarsi più forte proprio dopo una operazione delicata ed ardita, la quale, perchè ottenesse i risultati che si potevano ripromettersi, aveva bisogno di una finanza, non solamente prudente, ma quasi si direbbe meticolosa. Né, pur troppo, diverso insegnamento ci darà l'esame delle spese, che intraprenderemo in un prossimo numero. LA TASSA DI BOLLO NELLE LETTERE COMMERCIALI Alcune Camere di Commercio hanno fatto istanza al Governo acciocché alle lettere commerciali contenenti dichiarazioni di ricevute o patti contrattuali non sia applicata la multa per contravvenzione alla legge sul bollo, come praticano alcuni agenti demaniali, quando tali documenti sono presentati al bollo per farne uso in giudizio. — Coleste istanze sono stale anche appoggiate dalla pubblica stampa. Osservano taluni giornali essere mollo strana la pretesa che le corrispondenze fra negozianti e industriali, le quali contengono nella maggior parte dei casi dichiarazioni di indole contrattuale, devono sempre, per evitare le multe, esser munite di bollo pel caso se ne debba eventualmente far uso. Tanto varrebbe, dicono, che la legge obbligasse i commercianti a scrivere le proprie corrispondenze in carta bollata, mentre invece essa dispone il contrario e le annovera tra gli atti che si possono scrivere su carta libera. Ed in baso a ciò, invocano dal Governo disposizioni opportune affinchè la legge sul bollo sia più razionalmente applicata. Noi consentiamo in parte, in parte dissentiamo. — Siamo i primi a riconoscere che il sistema oggi praticato è assurdo e dannoso, a riconoscere del tutto ragionevoli i desideri dei commercianti in proposito, e a far voti che vengano soddisfatti. Ma non possiamo ammettere che bastino all'uopo istruzioni da impartirsi dal Ministero agli uffici locali del Demanio e Tasse suoi dipendenti. Ci vuole una disposizione legislativa, ed ecco perchè: La legge vigente assoggetta al bollo fino dalla loro origine tutti gli scritti di natura contrattuale, comunque sieno redatti e su qualunque carta sieno estesi. Distingue soltanto quelli che portano obbligazioni, liberazioni, consensi, descrizioni, constata- j zioni o inventar], ecc. ecc., pei quali è obbligatorio l'uso della carta bollata, da quelli contenenti quietanze e ricevute ordinarie, dichiarazioni di saldo e lettere in qualunque modo inviate per accertare ricevimento (il danaro a estinzione totale o parziale d'un debito, per le quali è facoltativo il pagamento della tassa in modo straordinario, cioè mediante l'impiego della marca da bollo. — Enumera poi moltissimi atti che si possono scrivere su carta libera, ma che devono essere bollati quando ne sia fatto uso; e tra altri (art. 21: N. 22) « Le lettere e le corrispondenze tra negozianti o esercenti professioni, arti e mestieri sopra oggetti di loro commercio ed esercizio ed anche le lettere e le corrispondenze fra altre persone e per oggetti diversi da quelli sopra indicati » . . . . Ma quando? Sempre ? No, « quando non contengano mandati, obbligazioni, quietanze, e altre dichiarazioni d'indole contrattuale. » La legge, pertanto, sarà buona o sarà cattiva, ma è assolutamente chiara e v'è poco da stiracchiarla. Non è esatto dire che altrettanto varrebbe obbligare i commercianti a scrivere le loro corrispondenze in carta bollata. In carta bollata dovranno scrivere quelle soltanto costituenti atti pei quali la legge specificatamente la dichiara necessaria. Per parecchie altro, esprimenti dichiarazioni diverse, anch'esse dalla legge enumerate, cioè ricevute ordinarie, compensazioni, accreditamenti, saldi di conti o fatture, ricevimenti di danaro, discarichi sotto qualunque forma, ecc. basterà I' apposizione della marca da bollo. Finalmente tutte le altfe lettere non comprese nelle due precedenti categorie possono benissimo scriversi su carta semplice ed è in piena regola chi le sottopone al bollo allora soltanto quando abbia bisogno di farne uso. Se il significato della legge vigente è in proposito tanto poco dubbio, a noi non pare che il Ministero delle Finanze abbia facoltà, neanche a fin di bene, di mutarlo e snaturarlo, sia pure nel vero interesse del pubblico. Si capiscono le circolari ministeriali a scopo di interpretazione della legge, non a scopo di contradizione della medesima. Dove si andrebbe se tanta estensione fosse lasciata al potere esecutivo? Che quest' ultimo non si sovrapponga a quello legislativo, è un interesse primario di tutti i cittadini, e ben maggiore di quello ch'essi possono avere in singoli casi concreti di veder temperate talune disposizioni fiscali. Frattanto per altro è certo eh' esse sono molto dure e vessatorie sul punto che stiamo esaminando. E verissimo che il costringere i commercianti ad apporre, sia pure in modo straordinario, ossia colla marca, che è il meno incomodo, il bollo su tutte le lettere che scrivono, quando esse esprimono dichiarazioni o annotazioni del genere di quelle poc'anzi accennate, è cosa ollremodo contraria a quella speditezza che è una delle leve del commercio. Bisogna considerare, tra altre cose, che non sempre chi scrive per faccende urgentissime ha tempo e modo di pensare se la sua lettera sia compresa tra quelle per cui il bollo è necessario; che una stessa lettera tratta non di rado nello stesso tempo parecchi argomenti, tra i quali quello che implica l'obbligo del bollo, può, molte volte, essere secondario, in confronto degli altri, sfuggire all'attenzione, venire aggiunto all'ultimo momento in somma fretta. Non andiamo davvero in cerca di casi eccezionali e re-