486 L’ECONOMISTA 4 agosto 1889 esile e gracile circolazione l’avere nelle casse pubbliche, desiderose di emetterla, una scorta di moneta argentea che non potrebbe servire agli scambi internazionali essendo deprezzata, e nello stesso tempo dovrebbe essere messa in circolazione dallo Stato affine di addossare ai cittadini anziché al Tesoro la differenza tra il valore nominale e quello reale degli scudi ? E notisi che l’erario, il quale avrebbe pagalo cinque lire gli scudi che ne valgono 3.50, dovrebbe anche avere tutto il desiderio di liberarne le casse onde svincolarsi dall’onere della differenza facendolo ripercuotere, tale onere sui cittadini, i quali si troverebbero bene impacciati con due o trecento milioni di una moneta incomoda che non avrebbe corso all’estero e colla quale bisognerebbe procurarsi quell’oro che sarà tanto più caro, quanto sarà maggiore la somma mandata in Francia, per riscattare gli scudi. Sotto questo aspetto pertanto senza ricercare quali conseguenze produrrebbe sul movimento economico della penisola tale stock di scudi improvvisamente riversati sull’ Italia — sotto questo aspetto non si può a meno di convenire che lo scioglimento della lega sarebbe dannoso all’ Italia, se essa mantenesse 10 stesso regime bimetallico ora vigente. Però la Perseveranza continua a suggerire come rimedio a tale pericolo la modificazione della legge monetaria nel senso di stabilire il monometallismo aureo.-— A due mani sottoscriveremmo alle proposte della Perseveranza se non le credessimo utopistiche. Quando venne abolito il corso forzato era possibile decretare un nuovo sistema monetario a tipo mono-metallico-oro, da applicarsi lentamente negli anni successivi. Ma oggi è egli possibile immaginare che l’Italia possa vedere senza spavento lo scioglimento della lega monetaria, quando si trova ad avere !a scadenza del privilegio di emissione per le Banche fra cinque mesi, proprio nel momento nel quale dovrebbero aver luogo le discussioni per il rinnovamento o per lo scioglimento della lega ? La Perseveranza domanda il monometallismo d’oro, ma temiamo assai che il giornale milanese non tenga conto sufficentemente delle condizioni che sono necessarie all’ impianto ed al mantenimento del sistema. La Perseveranza non può ignorare quali strettissimi legami passano tra la circolazione fiduciaria e quella metallica, e non può quindi domandare la applicazione dei monometallismo aureo proprio ora che trattasi di esperimentare un nuovo sistema bancario. La preponderanza del mercato francese e la sua azione sui mercati italiani sono ancora fenomeni degni di nota, ma ciò che è più strano si è che mentre di questa preponderanza moltissimi si lagnano, quegli stessi compiono poi atti o contribuiscono a compiere atti i quali aumentano la nostra debolezza. Tutti sanno che la clausola della liquidazione degli scudi fu domandata sopratutto dalla Banca di Francia, la quale voleva aver garanzia di diminuire quan-dochessia il proprio stock metallico l’argento. La vittoria della Banca mostra quanta influenza essa eserciti sul paese e come essa possa ritenersi felice baluardo del credito nazionale e strumento indipendente dalla azione del Governo. A questa Barca potente, che nel 1885 riuscì ad imporci la clausola degli scudi, che cosa opponiamo noi? — Due Istituti la Banca Nazionale d’Italia ed 11 Banco di Napoli abbastanza importanti, ma rivali fra loro ed in continua lotta sullo stesso campo per raggiungere la supremazia ; — oltre i due Istituti vi è il Banco di Sicilia disorganizzato da lotte interne di partiti, la Banca Romana ostinata a rimaner nello strettissimo campo della capitale; — la Banca Nazionale Toscana ancora tutta preoccupala della necessità di reintegrare il proprio capitale, la Banca Toscana di Credito, la sola che sia all’infuori delle lotte, troppo gracile e giustamente offesa dalle idee che il Ministero manifesta nel nuovo progetto che dovrebbe riordinare gii Istituti. Ora è con questi fattori che il Governo ed il paese dovrebbero lottare contro la Banca di Francia? — La cosa è semplice-mente ridicola, e la proposta della Perseveranza di stabilire il monometallismo aureo, se non è una ironica provocazione contro l’insipienza del Governo, è certo una proposta di qualche lustro prematura. Si riordinino prontamente le Banche, si ottenga la effettiva convertibilità dei biglietti e poi parleremo di monometallismo; adesso è necessaria la massima prudenza per non essere costretti a parlare di corso forzato. Da queste stesse considerazioni deve emergere al lettore abbastanza chiara una conclusione ed è che l’economia italiana si trova a tale stremo da essere costretta nel 1889 a considerare come minor danno la continuazione dello stato assurdo che è quello dal regime monetario della lega. Tanto è vero che a commettere gli errori è facilissima la via e sollecito il tempo; le difficoltà sono immense quando debbasi provvedere a ripararli. UN GIUDIZIO STRANIERO SULLA SITUAZIONE ECONOMICA E FINANZIARIA DELL’ ITALIA Non accade spesso di leggere degli studi sereni, imparziali e coscienziosi fatti da stranieri sul nostro paese. Pel maggior numero degli stranieri che scrivono sulle cose italiane si direbbe che l’Italia presenti delle grandi difficoltà ad essere esattamente compresa e serenamente osservata ; la qual cosa deriva forse da un cumulo di idee sbagliate, da pregiudizi, da false opinioni che alimenta ancora sul conto della penisola una letteratura non abbastanza vecchia per essere affatto trascurata e un giornalismo che delle cose italiane è in generale pochissimo studioso. Data la grande e persistente ignoranza delle cose e degli uomini riguardo all’Italia è doveroso, ogni qualvolta si trova una eccezione, di prenderne nota e di segnalarla ai lettori. Tale ci pare sia il caso dell’articolo « La France, Fltalie et la triple alliance » che si legge nella Revue des Deux Mondes del 15 luglio. L’anonimo autore di quell’ articolo analizza minutamente la situazione reciproca della Francia e della Italia e i malintesi che tra i due Stati esistono. Lo scrittore rivela una sufficiente conoscenza della situazione del paese e sopratutto uno spirito d’ osservazione non comune ; mentre è pure giustizia riconoscergli molta equanimità di giudizi e una grande temperanza di forma. Estraneo alla politica, {’Economista non è campo adatto per un esame di tutta la parte politica dello scritto pubblicato nella rivista francese e noi non possiamo far altro, a questo proposito, che consigliare i lettori di meditare quelle pagine dela Revue des Deux Mondes in cui l’ano-