329 tato molto diverso da quello del 1881 ; si doveva infine prevedere che erano illusioni puerili se non colpevoli, quelle di credere che la Francia, in una gara economica coli' Italia, avrebbe, anche indirettamente, riconosciuta la nostra prevalenza ed il suo bisogno di noi. Importava pertanto, di fronte alle enormi difficoltà della situazione, aver chiarissimamente designata una linea di condotta e seguirla con illuminata dignitosa costanza ; — o veramente si abbracciavano i concetti più 0 meno mascherati degli onorevoli Ellena e Luzzatti, 1 quali per' qualsivoglia motivo credevano che l'iute-resse italiano esigesse colla Francia un trattato molto diverso da quello del 1881; noi liberali avremmo potalo dire che tale desiderio era una utopia, che quello del 1881 complessivamente aveva dato linoni risultati e non era il caso di esporsi a non rinnovarlo vagheggiandone uno migliore, ma avremmo compreso che questa linea di condotta giustificava la compilazione e la affrettata approvazione della nuova tariffa, e che si entrava a gonfie vele nel sistema protezionista; lo avremmo combattuto, ma ce Iosa remmo spiegato, dati gli uomini e le loro idee; o veramente si aveva in animo di tentare tutto il possibile, come ripetutamente dichiararono i membri del Governo alle Camere ed ai Ministri francesi, per rinnovare i rapporti commerciali colla Francia ed allora era prova di solenne incapacità domandare al Governo francese quello che si sapeva che non avrebbe potuto dare e quello che le Camere francesi non avrebbero approvalo. Il peggio si è che poi nelle lunghe trattative i negoziatori ed il Governo hanno mostrato di non sapere precisamente quello che volevano ed incerti e perplessi ad assumere la responsabilità di una rottura, hanno fatto il buon giuoco dei protezionisti francesi, i quali, mostrandosi prima, a parole, condiscendenti, lasciarono che l'Italia si compromettesse con esagerate domande per offrirle poi quello che nell'intimo dell'animo avrebbe forse accettato, ma che ormai la dignità le avrebbe imposto di rifiutare. E questo nostro giudizio, che dimostra la inabilità del Governo e di coloro che lo suggerirono, ci apparisce evidente dai documenti ; anzi pare a noi chiarissima dagli stessi documenti una notevole differenza di vedute tra i membri del Ministero italiano e coloro che per ragioni tecniche avevano in mano la questione ; giacché è d'uopo notare che in Italia, per motivi che non investigheremo qui, due soli uomini sono ritenuti capaci di discutere un trattato di commercio, gli on. Luzzatti ed Ellena; gli altri, che si aggiungono ad essi nelle negoziazioni, per lo più non fanno che completare il numero ed i membri del Governo si mostrano nelle discussioni commerciali quasi incompetenti, o schivi di assumere qualunque effettiva responsabilità. Ma è tempo che procediamo nel nostro studio dei fatti ; il primo punto che imporla esaminare è la denunzia da parte dell' Italia del trattato di commercio colla Francia, trattato di commercio il quale, è bene notare, scadeva nel 1892, ma che era in facoltà alle due parti di far scadere prima a partire dal 1° Gennaio 1888, purché la denunzia fosse fatta un anno avanti la scadenza. Molto si è detto intorno all'atto compiuto dal Go-. verno italiano; ed alcuni - l'Economista tra questi -hanno rimproverato al Governo di aver fatto la de- nuncia ; — a questo rimprovero venne sempre risposto che la questione era bizantina, inquantoohè, per dichiarazione dello stesso Ministro degli affari esteri sig. Flourens, la Francia l'avrebbe denunziato essa stesso, ove non fosse stata prevenuta dall'Italia. Sorge quindi un' altro quesito : - l'Italia aveva più interesse a denunciare od a lasciar denunciare il trattato? Nella seduta 10 deeetnhre -188G l'on. Tegas interrogò il Ministro degli esteri sig. Robillant sugli intendimenti del Governo rispello al trattato colla Francia, ed il Ministro rispose che il Governo « dopo maturo studio era venuto nell' intendimento di denunciare entro il mese il trattato colla Francia e quello coli'Austria Ungheria » e soggiungeva che il Governo « non intendeva senz'altro di uscire dal regime contrattualo in materia di dogane, lasciando sussistere in tale materia la sola tariffa generale ed autonoma. Della libertà di azione ridonataci dalla denuncia intendiamo invece di valerci allo scopo di negoziare senza ritardo e stipulare nuove tariffe convenzionali, corrispondenti ai nuovi o meglio accertati bisogni del paese. » - Due giorni dopo lo stesso Ministro incaricava gli ambasciatori a Parigi ed a Vienna a fare la denuncia soggiungendo che « il Governo del Re era perfettamente disposto ad intavolare negoziali per la conclusione di un nuovo trattato che entri in vigore dal 1" gennaio 1888. » La comunieazione della denuncia nei termini anzidetti fu fatta il la Deeembre dal nostro ambasciatore a Parigi e quel Ministro degli affari esteri sig. Floureus accusandone ricevimento soggiungeva : « Je m'empresse de vous donner l'assù-rance que le Gouvernement de la Republique est lout disposò à examiner les propositions que le Gouvernement royal voudrait bien lui adresser en vue de ees negociations. » Da questi preliminari quafe era la situazione delle due parti? 1° L' Italia, denunciando il trattato 1881, mostrava fino da quel momento che nella peggiore ipolesi non avrebbe potuto accettarne la proroga o la rinnovazione pura e semplice e dichiarava fino da allora che non riconosceva quel trattato corrispondente ai nuovi o meglio accertati bisogni del paese. 2° L'Italia si metteva nella convenienza, subi-tochè denunciando il trattato dichiarava però di non avere intendimento di applicare il regime della tariffa autonoma, di fare essa stessa delle nuove proposte, senza conoscere gli intendimenti della Francia dal lato tecnico del trattato, ma solo avendo notizia, per altri fatti, della prevalenza del. sentimento protezionista. Se invece l'Italia avesse lasciato alla Francia compiere l'atto di denuncia avrebbe ottenuto il rovescio; cioè nella peggior ipotesi poteva dignitosamente accettare la rinnovazione del trattato 1881 o di uno simile, ed avrebbe avuto modo di chiedere prima essa di conoscere le proposte della Francia. — Nè vale dire che si correva l'alea che il trattato non fosse denunciato, giacché oggi, a giustificazione della denuncia, si ripete a sazietà che la Francia lo avrebbe denunziato essa stessa. Dunque si otteneva lo stesso risultato lasciando fare, come era conveniente anche per la diversa equivalenza economica, alla Francia la parte meno simpatica e più presuntuosa. E che il pentimento della denuncia sia poi venuto, lo dimostrano due fatti notevolissimi; - il primo