328 jy econ OMIST A 26 maggio 1889 tare i dazi fiscali e ad ottenere dagli altri Stali migliore trattamento alle nostre esportazioni. Il proposito era lodevolissimo. Ma quanto i fatti furono diversi dalle intenzioni ! Per difendere le esportazioni italiane l'on. Luzzatti cominciò ad accrescere la offesa alle esportazioni estere già gravemente ferite, come si è visto, dalle tariffe compilate dall'on. Ellena. Ed infatti la tariffa proposta dall'on. Luzzatti aumenta LIO voci, circa un terzo della tariffa dell'on. Ellena e gli aumenti non sono sempre di poca entità. Un paziente confronto ci mostra che l'on. Luzzatti aumentò undici voci dal 2 al 5 per cento, sedici voci dal 5 al 9 per cento, dieciotto voci del IO per cento, otto voci del 12 per cento, altre otto voci del 16 per cento, sette voci del 20 per cento. Ed a questi minori aumenti aggiunse i seguenti : numero per cento numero per cento delle voci dell'au- delle voci dell'au- aumentate mento aumentato mento 8~.......... 25 0|0 %..........110 OjO 9........... 38 » 2...........120 a 5...-........ 40 a 1...........150 a 14........... 50 a 2...........166 a 4........... 60 a 1..........200 a 5........... 66 a 1...........300 a 2........... 70 a . 1...........320 a 4........... 90 » 1...........800 a' 9...........100 a Questi aumenti già enormi che subirono le nostre tariffe furono, consenziente il Governo e la Commissione parlamentare, aumentati ancora una volta dalla Camera e poscia approvati dal Senato; la nuova tariffa diventò legge dello Stato. Gli organi dei veri protezionisti approvarono questo nuovo indirizzo doganale, quelli dei protezionisti mascherali dissero che la tariffa non era che un' arma per piegare la Francia ad accettare un nuovo trattato migliore di quello che stava per iscadere ; dei due compilatori della tariffa, l'on. Ellena dichiarava di essere convinto della necessità di una moderata difesa ed accusava l'on. Luzzatti di aver proposti od accettati aumenti che rendevano troppo aspra la tariffa; l'on. Luzzatti si mostrava quasi scandalezzato del protezionismo dell'on. Ellena e si dichiarava liberale, deplorava che ci si allontanasse sempre più dalle pacifiche dottrine del libero scambio; — il Governo e la Camera di fronte ai due uomini competentissimi, dai discorsi dai quali appariva più liberale quello ebe proponeva ed accettava più alti dazi, mostravano di non capir nulla e si lasciavano condurre quasi senza discutere; — il paese sempre pronto ad applaudire chi promette di più, aspettava la prosperità e la fortuna che dalle tariffe così compilate dovevano scaturire. Con questi preparativi i' Italia si apprestava ad aprire negoziati per la rinnovazione di tre trattati commerciali colla Francia, colla Svizzera e coll'Au-stria Ungheria. È appena superfluo ricordare che i nostri scambi coi tre paesi presentavano nel triennio 1883-1885 le seguenti proporzioni: dalla Francia il 25 O/o della nostra importazione dall'Austria Ungheria il 16 O/o » » dalla Svizzera il 5 O/o » » E mandavamo : in Francia il 45 O/o della nostra esportazione in Austria Ungheria l'11 O/o » » in Svizzera il 12 O/o » » E giova notare inoltre che nel!' ultimo decennio la importazione era aumentata da tutti e tre i paesi nelle seguenti proporzioni : dalla Francia del 12 per cento dall' Austria Ungheria dell' 8 per cento dalla Svizzera del 56 » Mentre la nostra esportazione era diminuita : per l'Austria Ungheria del 54 per cento per la Svizzera del 30 » per la Francia invece era aumentata del 15 O/o- La entità adunque del nostro commercio e l'indirizzo che aveva assunto, dovevano consigliare la massima circospezione nelle trattative verso la Francia, affine di non turbare questa ingente massa di traffico, e soprattutto per non chiuderci un mercato al quale vendevamo molto più di quello che non si comperasse da esso. Era abilità di negoziatori, interessati a trovare una pacifica soluzione, quella di affilare le armi proprio pochi giorni prima di invitare l'avversario alle trattative ? Ma, lo ripetiamo, i protezionisti avevano benissimo compreso che la nuova tariffa avrebbe avuto per conseguenza la non rinnovazione del trattato di commercio colla Francia ; i compilatori della tariffa, i quali non Osavano dividere pubblicamente questa speranza dei protezionisti, cercavano di assicurare il Governo, o indifferente o fiacco o impotente, che la nuova altissima tariffa non era che un arme diretta ad agevolare le trattative colla Francia, la quale, bisognosa come era della nostra materia prima, (vino e seta specialmente) e dei nostri prodotti agricoli, avrebbe dovuto concederci condizioni migliori di quelle contemplate nel trattato 1881. L'on. Luzzatti però era più guardingo e del bisogno della nuova tariffa come arme di guerra con frasi circospette voleva lasciare responsabile il Governo ; e dichiarava di essersi sobbarcato all'enorme lavoro di revisione della tariffa in cosi breve tempo poiché il Governo « sostenne di fronte alla Commissione la necessità di ottenere I' equivalente, avendo dichiarato eh' esso non sentiva tutelati a sufficienza gli interessi del paese, se entro il giugno, e prima di aprire negoziati commerciali con la Francia e con l'Austria-Ungheria, non fosse approvata la nuova la-riffa.... ; da una parte — continuava l'on. deputato di Padova — conviene mostrare la punta irta delle tariffe generali, dall' altro il ramoscello di olivo delle convenzioni. » Tal e quale come se si fosse trattato di negoziare con un paese, al quale la ragione politica imponesse di convenire sugli scambi, od al quale la produzione italiana fosse effettivamente indispensabile, o che infine fosse in tale condizione di povertà da non poter sopportare una perturbazione economica che lo colpisse. Una prima colpa adunque del Governo italiano o di chi per esso agiva in questa delicata bisogna, fu il non aver comprese le difficoltà della situazione e la necessità di trattare con sagace abilitala Francia, per non lasciarle alcun appiglio nel quale trovasse motivo di negarci la rinnovazione di un trattato. Era notissima in tutti la prevalenza nella vicina nazione di influenze protezioniste; si conosceva che il Governo, pressato da questioni interne, non poteva avere forza sufficiente per imporre alle Camere, e specialmente al Senato più protezionista che mai, un trai-