26 maggio 1889 331 completo della situazione. La nostra impressione — continuavano - è che non sarebbe difficile conchiudere un trattato leggermente migliore dell'ultimo, ma noi ci siamo accorti che le disposizioni, in genere del Governo francese sono mòno buone ora che nei primi giorni » — Quest'ultimo inciso alludeva all'effetto prodotto in Francia dalla visita che l'on. Crispi fece al conte di Bismarck a Friederichsruhe durante la permanenza dei delegati italiani a Parigi. Intanto però il viaggio dei delegati italiani a Parigi comincia a dare buoni frutti e il 2 Novembre l'incaricato d'affari della Repubblica francese a Roma comunicava all'un.Crispi la risposta del Governo francese alle domande formulate a Parigi dai nostri delegati ; ed il Governo francese dichiarava, che non troverebbe alcuna obbiezione mantenere senza cangiamento il testo del trattato di commercio 1881 ; osserva che intorno alla clausola della nazione più favorita le condizioni dei due paesi non sono analoghe, stantechò I' Italia dopo quello della Francia deve stipulare i trattati coll'Austria-Ungheria e colla Svizzera; e risponde poi con altre proposte alle proposte italiane sulle singole voci di ogni categoria. Che sorte ebbero le proposte francesi del 2 Novembre? I documenti non ce lo dicono, ma lasciano una lacuna di silenzio fino al 10 Decembre, quando l'on. Crispi propose all'ambasciatore francese la stipulazione di un trattato provvisorio che comprendesse tutti gli articoli sui quali si era già d'accordo e quanto agli altri si applicasse il regime della nazione la più favorita. L'Italia poi accorderebbe ulteriori vantaggi ai tessuti francesi se la Francia riducesse i diritti d'entrata sul bestiame italiano. — Mentre si trattava da questo nuovo punlo di vista, le Camere francesi approvarono un progetto di legge che autorizzava il Governo a prorogare per sei mesi il trattato italo-francese 1881, ed il Governo inviava i sigg. Teisserenc de Bort e Marie a continuare i negoziati a Roma. Il Governo italiano il 29 Decembre stipulò col-l'ambasciatore di Francia a Roma la proroga del trattato di commercio fino al 1° Marzo. Non esitiamo a giudicare un nuovo errore questo termine cosi ristretto; prima di tutto l'esperienza doveva aver dimostrato quante fossero le difficoltà e quanto gravi di venire ad uu accordo e come fosse quindi opportuno avere dinanzi a sè un tempo abbastanza largo per venire ad una conclusione ; l'errore poi del termine così ristretto era aggravato dalle dichiarazioni dirette ed indirette del Governo italiano che questo termine era perentorio, imprescindibile; dichiarazioni queste da una parte oziose, dall'altra così esplicite da impedire quella sana resipiscenza che in simili complicate faccende spesso si impone anche agli uomini più illuminati. E diciamo che erano oziose queste dichiarazioni perchè, a vero dire, il Governo francese nell'accordare più larga del triplo la proroga, non ne aveva usate di analoghe, e perchè in una questione di tanta importanza, sulla quale li animi dei protezionisti dei due paesi si erano tanto eccitali, l'assegnare un termine per la soluzione di 60 giorni e non più, era affatto inconveniente. Ripetiamo, sebbene meno pretenziosa, vigeva ancora la opinione dei compilatori della tariffa che la Francia avrebbe finito per assoggettarsi alle domande nostre, e questa opinione suggeriva provvedimenti che lasciavano sfuggire la possibilità di ottenere la sola soluzione possibile e, come abbiamo dimostrato, non era affatto dannosa all' Italia, cioè la rinnovazione di un trattato simile a quello del 1881 e forse leggermente migliorato. Non intendiamo qui di fare un riassunto delle discussioni avvenute a Roma tra i negoziatori francesi e gli italiani; sarebbe bene che il popolo italiano le conoscesse testualmente per formarsi una chiara idea dell'indole ili quelle discussioni e della valentia e condotta dei nostri delegati. Se un giudizio dobbiamo dare in proposito quale ci siamo formati dalla lettura di quei processi verbali, diremo clic emerge chiarissimamente la supremazia tecnica e la dottrina dei nostri delegati in confronto dei francesi ; non vi è industria, non vi è lavoro, non vi è cifra dei quali i nostri delegati non conoscano l'origine, il modo, la entità e non ne parlino con una erudizione internazionale che sbalordisce e contro la quale, a vero dire, i delegati francesi non opposero altrettanta cognizione di causa. Ma all' infuori di questo, quando cerchiamo chi dei due abbia saputo con più abilità difendere il proprio punto di vista ed avvicinare di più la discussione ad una conclusione, vediamo i nostri che si perdono in distinzioni, e suddistinzioni, i francesi che hanno sempre di mira un concetto generale pratico e concludente. Ed infatti il sig. Teisserenc de Bort osserva che il trattato 1881 fu in definitiva più favorevole all' Italia che alla Francia, domanda quindi che sia modificato quello e che ad ogni vantaggio che I' Italia ottenesse sia concesso un corrispondente vantaggio alla Francia. « Le Gouverne-ment italien doit comprendre — egli dire — que si nous retournions en Franca npportant un traile qui contieni de nouveaux sacrifìces, saus compensations pour la France , nous n' aurions aucune chance d'aboutir ». E par di leggere tra le righe che ai delegali francesi poco importasse questa o quella concessione; stretti come sono di non allontanarsi da un trattato simile a quello, del 1881, ciò che domandano è che sia mutato il meno possibile. — Ma i delegati italiani che tanto avevano affaticalo intorno alla nuova tariffa generale, vogliono esperimentare l'efficacia di questa arma di fronte all'avversario e spingono il loro zelo a dimostrare due cose : la prima, i motivi che hanno indotto l'Italia agli enormi aumenti della tariffa, la seconda, che in molti casi la Francia a torto si spaventa di questi aumenti. Mai abbiamo incontralo un saggio di discussione in cui da una parte vi sono uomini, non dotti forse, ma molto pratici, che mirano solo al modo di concludere, e dall'altra uomini che per diritto o per rovescio vogliono sfoggiare la loro erudizione e la loro sapienza, senza tener conto che gli avversari che hanno dinanzi, possono anche essere convinti della bontà delle ragioni, ma sanno di avere al di sopra dì loro altri giudici che iiou le ascoltano. E tanta a noi sembra la cecità .dei delegati italiani nel giudicare della situazione, che siamo inclinati, per far onore al loro ingegno, a ritenere che la condotta che hanno tenuto fosse da loro giudicata la sola capace a condurli alla soluzione che si è raggiunta. E tutti sanno quale fu la conclusione; — il trionfo del protezionismo italiano e francese; forse noli'intimo dell'animo e nella generalità della popolazione, più di quello francese che dell'italiano. Il sig. Teisserenc de Bort partì da Roma senza aver nulla concluso. Ed ecco che il primo errore commesso dall' Italia quello di armare di punte la sua tariffa generale nel momento in cui recava all'avversario il ramoscello