26 maggio 1889 L'ECONOMISTA 327 Certamente la relazione dell'on. Ellena contiene degli inni ai trattati di commercio ed il relatore ne dimostra la utilità sotto tulli gli aspetti, occupando più capitoli delia sua voluminosa relazione e riconosce essere falsa la opinione che la nostra esportazione sia tutta di materie prime; e nelie cifre del 1883 trova su 943 milioni di esportazione che 446 ne rappresenterebbero prodotti lavorati, cioè il 47 per cento, e 499 cioè.il 33 per cento altri prodotti, cioè bevande, sostanze alimentari e materie prime d'ogni natura ; e giunge a compromettersi sino al punto da dichiarare che Vutilità dei trattati esistenti, e sopratutto di quello colla Francia, diventa evidente, guardando ie correnti delle nostre esportazioni. Ma dopo queste dichiarazioni che sembrerebbero esplicite, a ciò non abbia esperienza del modo con cui procedono i moderni protezionisti, — ottenere i dazi dichiarandosi partigiani della libertà economica — dopo queste dichiarazioni le proposte della tariffa generale fatte dall'on. Ellena nelle categorie che più interessano il commercio della Francia (del trattato colla quale sopratutto aveva riconosciuto l'utilità), contengono aumenti di dazi addirittura enormi. Così nella terza categoria che comprende i prodotti chimici, generi medicinali, resine e profumerie, sopra poco più di trenta voci, ne troviamo diciannove aumentate; e in che proporzione ! Una voce aumenta del 23 per cento, due voei del 33 per cento, un'altra voce del 30 per cento, quattro voci dal 60 al 66 per cento, altre quattro aumentano del 100 percento, dne del 150 per cento, una del 300 per cento, un'altra dal 400 per cento, tre del 600 per cento. Nella quinta categoria, canapa, lino e juta, sopra 27 voci l'on. Ellena propose 24 aumenti, cinque voci da 18 al 28 per cento, una del 30 per cento, quattro dal 43 al 66 per cento, quattro del 72 per cento, una del 100 per cento, un'altra del 111, due del 133 per cento, una del 140, ed una del 630 per cento. È nella categoria sesta, cotone, gli aumenti variano per quasi tutti i prodotti lavorati dal 20 al 50 per cento; e nella categoria delle lane gli aumenti si spingono sino al 90 per cento. E nella importante categoria, seta, per proteggere i prodotti italiani dalla scarsa importazione francese la quale arrivava appena a 62 milioni nel 1883, mentre la nostra esportazione arrivava a 147 milioni, l'on. Ellena propone di aumentare del 12 1/2 per cento il dazio sui velluti lisci e del 50 per cento quello sugli operati, del 20 per cento i tessuti di seta o filusella lisci, e dell'80 per cento quegli operati neri, del 16 per cento se colorati lisci, del 62 per cento se operati; e per i graticolati lisci un aumento del 50 per cento e del 100 per cento per gli operati; per i velluti misti se lisci propone un aumento del 133 per cento, se operati del 233 per cento. E poi ai tessuti misti neri lisci propone un aumento del 33 per cento, per gli operati del 130; e per i colorati rispettivamente del 66 e del 106 per cento. E per i nastri e galloni I' aumento proposto varia dal 200 a 300 per cento; e per gli oggetti misti del 30 per cento ecc. ecc. Questi erano i preparativi coi quali l'on. Ellena cooperava a conservare all'Italia il godimento della evidente utilità deg'i esistenti trattati e sopratutto di quello con la Francia. Ma andiamo avanti ad esaminare il lavoro preparatorio. Saltiamo di piè pari l'opera dell'on. Magliani, la quale fu semplicemente di abdicazione nelle mani degli on. Ellena e Luzzatti, in un argomento nel quale il Ministro già ascritto alla scuola Liberale e riconosciuto autorevole in materia economica avrebbe potuto e dovuto intervenire efficacemente. Quando nel 1883 noi combattemmo con tulle le nostre forze, quell' atto che consideriamo ancora come un dissennato gettito di diruti sacrosanti che l'Italia doveva far rispettare, — alludiamo alla clausola della liquidazione degli scudi inclusa nella nuova convenzione monetaria latina — al nostro vivissimo biasimo per la condotta del Ministro e dei negoziatori, ci si rispondeva pubblicamente e privatamente che l'Italia si mostrava arrendevole alle esigenze ingiuste della Francia ed abbandonava solo il Belgìo a sostenere il buon diritto perchè, più che la questione degli scudi, importava assicurarsi di ottenere dalla Francia la rinnovazione del trattato di commercio. Allora noi osservammo, che per lo slesso modo col . quale la Francia esigeva la clausola della liquidazione degli scudi, malgrado avesse altra volta ufficialmente dichiarato che non avrebbe sollevata tale questione, al momento della stipulazione del trattato di commercio poteva benissimo dimenticare le promesse che faceva, stipulando la convenzione monetaria ed obbligando l'Italia a così miserevole condona di fronte agli accorti ed arditi negoziatori Belgi. Allora fummo profeti e ' ce ne dno'e grandemente. L'on. Maghimi allora e più tardi abdicò la propria autorità ed illudendosi di guidare, si lasciò condurre. Le proposte adunque dell'on. Ellena sulla nuova tariffa doganale furono tali e quali presentate al Parlamento con succinta relazione e la illusione sulla efficacia degli aumenti escogitati dall'on. deputato di Fresinone era tale, che il Governo, smanioso di esperimentarne subito gli effetti, domandava al Parlamento l'autorizzazione di applicare in via provvisoria la tariffa, ritenendo che la Francia avrebbe subito accettate quelle condizioni che l'Italia si fosse compiaciuta di dettare. Allora con suprema abilità i protezionisti avevano fatta nascere nel paese la convinzione che la Francia avrebbe dovuto accettare le nostre proposte perchè non avrebbe potuto far a meno del nostro vino, del nostro olio, della nostra seta. Importava quindi che il Governo fosse vestito delle armature fabbricate dall'on. Ellena, fin dal principio dei negoziati cou la Francia-. Ma in questo modo sarebbe stata rimandata la discussione della tariffa da parte delle Camere; ed un tale ritardo avrebbe potuto dare nelle future trattative colla Francia il primo posto di negoziatore all' on. Ellena. L'on. Luzzatti non lo permise ed in 4 mesi dettò un nuovo volume sulla tariffa doganale, esaminò tutte le petizioni presentate, rimaneggiò la tariffa e ne designò lo scopo: — quello di accrescere le entrate dell' Erario, di correggere i dazi in più punti per meglio concordarli togliendo sperequazioni e anomalie di ogni specie, di seguire le nuove industrie sorte dopo le revisioni accurate del 1878 e 1883, di preparare gli elementi di fruttuose negoziazioni con gli Stati esteri coi quali abbiamo consentito di modificare le nostre tariffe, e infine di difendere le esportazioni italiane da tutti quei Governi che per proposito meditato le insidiano, o, senza saperlo e volerlo, le perturbano. Più prudente dell'on. Ellena, l'on. Luzzatti non parlò di difesa nè di protezione alle industrie nazionali, ma solo" di sperequazioni ed anomalìe da togliere, e parve non mirasse ad altro che ad aunieu-