L’ECONOMISTA GAZZETTA SETTIMANALE SCIENZA ECONOMICA, FINANZA, COMMERCIO, BANCHI, FERROVIE, INTERESSI PRIVATI Anno XVI - Voi. l\ Domenica Io Settembre 1889 N. 800 DOTTRINARI ED OPPORTUNISTI Circa diciotto anni fa vennero importate in Italia le idee germaniche del socialismo di Stato e del principio etico e storico agenti nella economia ; le nuovità economico-filosofiche della Germania non vennero solamente trapiantate tra noi, ma convenientemente adattate, al nostro ambiente parlamentare o generarono l’opportunismo economico, il quale nella sua mostruosità non trova riscontro in nessun paese. Da noi i socialisti di Stato non si raccolsero a scuola riformatrice che a viso aperto affermasse certe teorie e mirasse a certi scopi, ma, almeno nella pratica della vita politica, ostentando in ogni occasione un profondo ossequio delle dottrine liberali, — perchè si sapeva che in Italia la scuola d’oltralpe chiaramente professala non avrebbe attecchito — seppe a poco a poco far trionfare, in mezzo alla apatia ed alla ignoranza dei più, le leggi liberticide, apparecchiando la vittoria al protezionismo. Fu nel 1874 che pochi liberali fondarono {’Economista allo scopo di mantenere viva la fede della economia liberale in Italia; e da 16 anni {'Economista vive difendendo sempre e tenacemente gli stessi principi e se non può rallegrarsi di aver sgominati gli avversari, può, senza venir meno alla verità, affermare che alcuni di questi avversari, ed i più autorevoli, cominciano a temere gli effetti della loro stessa vittoria ed a sentire — giacché a tutti non manca nè la dottrina, nè la perspicacia — che invece di condurre e guidare sono trascinati sospinti fin d’ora dove non avrebbero certo voluto giungere. Or bene ! chi non sa che in questi quindici anni di lotta a noi, fedeli alle dottrine che i grandi maestri ci hanno insegnate, non furono risparmiati nè dileggi, nè sarcasmi. Noi dottrinari, noi cristallizzati, noi dogmatici, noi miopi, noi viventi nel mondo della luna; avremmo potuto raccogliere un dizionario di epiteti violenti dei quali gli economisti opportunisti ci hanno per lungo periodo gratificati. E dal 1874 fu tutto un lavorio incessante di questi opportunisti per aumentare la loro influenza e consolidarla ; la vollero esclusiva nel Governo, nel Parlamento, nelle Università e l’ottennero ; nulla più si fece senza di- loro ; e per quanto i partiti si alternassero al potere, loro, sempre loro, furono i consiglieri, i patroni, i negoziatori; e vollero avere della economia italiana il monopolio per applicare senza contrasto le nuove massime. E si costituì una società di mutuo incensamento nella quale la critica agli opportunisti ed alle loro librerie non era che lode j e verso i liberali, quando non prevaleva il silenzio, era il biasimo basato più sulla violenza del linguag- -gio che sulle buone ragioni. E la gioventù si asserragliò sitibonda intorno a questi dispensatori di favori e di onori e talvolta, forse troppo zelante, cercò di ingraziarsi i potenti ! scagliandosi sui loro avversari, i Ed abbiamo veduto con rammarico giovani di molto ingegno, diventati poi provetti nella scienza, cominciare la rapida carriera dileggiando i liberali e non risparmiando nemmeno quel venerando economista Francesco Ferrara, quegli che veramente gli italiani possono chiamare il Maestro. Il magnis cìa-rescere inimicitiìs fu per qualche tempo 1’ aspirazione dei neofiti ; la scuola liberale fu il bersaglio contro cui tiravano i più per essere premiati. Quale fu il risultato che l’Italia ricavò dall’opera degli economisti opportunisti che esclusivamente governano l’Italia nelle cose economiche od ispirarono il Governo ? Oggi possiamo accertarlo con troppa precisione: essi ci hanno dato il disordine monetano, il disordine bancario, il disordine doganale, il disordine finanziario. Questa è l’opera di cui oggi si raccoglie il frutto; e se noi, che abbiamo avuta la fortuna della vista lunga, perchè rimanemmo fedeli ad alcuni principi e non disprezzammo la scienza, se noi vediamo ora maturarsi una ad una le previsioni che da quindici anni andiamo predicando — vox clamantis in deserto — e ne chiamiamo responsabili gli uomini che di questo quadruplice disordine sono autori, noi dobbiamo sentirci ammonire: charitas charitas ! Ma l’aveste voi la charitas quando invocando la scienza vi dicemmo che i vostri sogni di bimetallismo universale erano errori, che non potevano, se applicati, che danneggiare il paese? — Ci chiamaste dogmatici, teorici, dottrinari. ! L’ aveste voi la charitas quando vi dicevamo che j il vostro cenacolo di direttori generali delle Banche, I era un illusione perchè vi mancava Io Spirito Santo? j — Allora, avendo compassione della nostra miopia, j ci offriste le lenti. L’aveste voi la charitas quando vi dimostrammo che la vostra condotta doganale ci conduceva a rompere i rapporti commerciali colla Francia? L Allora ! ci chiamaste cristallizzati. L’aveste voi la charitas quando vi domandammo che ci aiutaste a togliere allo Stato 1’ esercizio ferroviario che ne guastava le finanze ? — Allora non risparmiaste dileggi ai dottrinari e per bocca di un venerando patriotta arrivaste fino a seminare il sospetto contro di noi.