1° settembre 1889 L’ECONOMISTA 557 diversa sia l’ipotesi — raffigurata nell’art. 388 già j citato — che reprime le coalizioni degli operai di campagna per una analogia che può riscontrarsi tra le dette coalizioni e quelle dei lavoratori nelle industrie e manifatture, in quanto al pari di queste co-stituiscono un attentato alla libertà del lavoro e al principio della libera concorrenza, obbligando i proprietari ed i fittabili a subire le esigenze dei gior- | rnalieri anziché seguire nella determinazione dei salari il movimento di rialzo e di ribasso che loro fa | subire la legge dell’offerta e della domanda ». Dopo questi considerando la sentenza ebbe a dichiarare non farsi luogo a procedere quanto alla imputazione di sciopero per inesistenza di reato. E con questa interpretazione, certo razionale, si è esclusa l’applicazione della legge per un genere di fatti che alla coscienza pubblica da molto tempo ripugna ascrivere tra i reati. È spiacevole che una simile interpretazione liberale e logica sia venuta così tardi, e al tramonto del Codice in vigore. — 11 giorno 15 luglio ha avuto luogo a Bruxelles una adunanza convocata a cura del sindacato internazionale dello zucchero in Londra (limited) per pronunziarsi intorno al progetto di istituire una Banca internazionale per il commercio di tale prodotto. Erano presenti i rappresentanti delle Ditte più. importanti fra quelle interessate nel commercio dello zucchero, in tutti gli Stati europei. Sono state all’unanimità adottate le seguenti conclusioni: Compra e vendita al minimo saggio di commissione dello zucchero. Partecipazione dei clienti al guadagno netto della Banca. Esclusione degli intermediari. Fornitura della materia prima ai fabbricanti. Immediata comunicazione di ogni notizia riguardante il commercio degli zuccheri ai partecipanti. Tutti i presenti si dichiararono disposti ad appoggiare, ciascuno nel proprio paese, il progetto. La Banca, che avrebbe 3 milioni di sterline di capitale dovrebbe proporsi di sviluppare la sua attività in modo da servir di intermediaria fra uno Stato e l’altro, dirigendo le quantità di zucchero greggio o raffinato dai paesi dove eccedono il bisogno a quelli che ne mancano. Secondo le idee manifestate nell’ adunanza i produttori di zucchero potrebbero fornirlo a prezzi minori di quelli ottenuti fin qui. È stato deliberato espressamente che la Banca non farebbe mai affari per proprio conto. Viene quindi escluso assolutamente il pericolo che s’intenda dalla Banca costituire un Ring (accaparramento) per far rincarare i prezzi. Si intende anzi di renderne impossibile il tentativo. La Banca si prefigge di fare affari anche colle fabbriche che non credessero di partecipare all’Istituto. L’Amministrazione centrale della Banca risiederebbe in Londra. Essa curerebbe l’istituzione, in tutti i paesi, di succursali, dirette da nazionali, rappresentate, nel modo da stabilirsi, presso l’Amministrazione centrale. LA POPOLARE Associazione di mutila assicurazione sulla vita dell’ uomo Questa nuova società venne costituita in Milano il 21 ottobre 1888 e riconosciuta da quel R. Tribunale Civile e Correzionale con decreto del 25 novembre 1888. Essa ha iniziato ora le sue operazioni con tariffe inferiori a quelle di tutte le altre società che operano in Italia. La Popolare è costituita secondo i principi della cooperazione e sono soci coloro che contraggono, a favore proprio o di terzi, assicurazioni presso l’Associazione. La totalità del risparmio netto viene restituita ai soci in proporzione dei premi da essi pagati e secondo le condizioni generali del contratto da essi stipulato. I premi possono essere pagati a rate mensili, ma si possono fare i versamenti anche per mezzo di libretti senza impegno di rate e di scadenza. Affinchè i lettori possano formarsi un’ idea più esatta dell’ indole e degli scopi di questa nuova Associazione di mutua assicurazione sulla vita dell’ uomo, riproduciamo ciò che si legge nel suo programma. « 'La Popolare sorge sotto il patrocinio e la guida dei principali istituti di credito popolare e di risparmio, i quali le hanno costituito il capitale di garanzia e le forniscono l’aiuto della loro esperienza e della loro autorità in ogni parte d’ Italia. Leggendo i nomi delle casse di risparmio e delle fratellanze mutue di credilo, le quali diedero vita a questa nuova forma di cooperazione, dalla Banca Popolare e dalla Cassa di Risparmio di Milano sino alle banche popolari del mezzodì, si può dire che tutta l’Italia, che lavora e risparmia, vi prenda parte. Si tratta di diffondere l’assicurazione sulla vita fra le masse popolari che ancor ne hanno scarsa notizia, si .tratta d’offrire agli Impiegati di tutte le private aziende di credito e di risparmio la forma più facile di assicurazione al massimo buon mercato condotta dalle loro medesime aziende, quasi in famiglia. Noi incominciamo le nostre operazioni con tariffe dolci, fra le più miti che si conoscano ; ma la previdente cautela che governa il nostro istituto ci ha fatto divieto di scender troppo giù sin da principio ; nè questo nuoce, poiché, per effetto della mutualità cooperativa, non vi sono guadagni da distribuire ad azionisti nè aggi da dividere fra speculatori, ma gli utili ritornano in giusta parte agli assicurati. Noi fondiamo sotto la scorta fedele del grande principio della previdenza pura e disinteressata un istituto che ha il carattere della pubblica utilità, rivestito, diremo quasi, di materna impersonalità, messo alla portata del nostro popolo col tramite delle banche e degli istituti di risparmio aderenti, facile nell’ accogliere le assicurazioni , facile nel liquidare le indennità, con quelle agevolezze semplici che si usano fra gli amici e i vicini di casa. Senza programmi rumorosi di concorrenze ad istituti operanti con altri metodi, non può parer ambizioso il nostro desiderio di applicare anche all’ assicurazione quel metodo con cui abbiamo condotto a prosperità i nostri istituti di risparmio e abbiamo la coscienza, in nome dei risultati ottenuti, di poter fare appello alla fiducia del popolo italiano. Superate le prime prove che mai non mancano negli ardui cimenti della previdenza, nei quali le forze economiche suppongono 1’ alimento continuo di po-