1° settembre 1889 L’ECONOMISTA 555 registro pubblico, il quale farebbe prova piena come quello tenuto dal registratore generale nel sistema Torrens. Una copia di ciascun atto contenuto in quel registro dovrebbe essere inviata d’officio al Conservatore delle ipoteche, il quale entro un certo tempo ne dovrebbe inserire il sunto sul conto di ogni proprietà contemplata dall’ atto stesso. Questo registro del Conservatore delle ipoteche sarebbe egualmente pubblico, ed esso solo avrebbe il carattere di registro fondiario e catastale. Ad ogni proprietario che ne facesse domanda sarebbe consegnata una unica copia certificata di ciascun foglio del registro rife-rentesi a uno dei suoi beni; questa copia verrebbe staccata da un registro a madre-figlia e sul tergo conterrebbe delle formule per le girate. La girata, anche in bianco, varrebbe per la cessione della proprietà e la consegna del titolo , senza girata, costituirebbe il pegno. Con altre proposte l’Autore mira a facilitare il credito fondiario, ma non vi insistiamo perchè ci pare eli’egli esponendole a modo di conclusione nelle ultime pagine, abbia voluto solo soddisfare I’ obbligo morale di fare proposte concrete, anziché svolgere ampiamente la parte pur tanto importante delle riforme. In complesso è un libro che può essere utile per le notizie storiche che offre, ma ci pare assai manchevole nella parte della teoria e assai lontano dal-l’esaurire l’argomento. Il III Congresso dei Cooperatori italiani. — Bologna, settembre-ottobre 1888. — Resoconto officiale per cura del Comitato della Federazione delle Società Cooperative italiane. — Milano 1889, pag. 107 (L. 2). Come pei primi due Congressi delle cooperative, così per I’ u'timo tenuto or fa un anno a Bologna è stato ora pubblicato il Resoconto ufficiale. Gli argomenti all’ordine del giorno erano questi : Dei rapporti dei gruppi regionali o speciali colla federazione — -Della istituzione dei sindacati agricoli — In qual modo le cooperative di credito possono venire in aiuto alle società di consumo e di produzione e ai loro soci — Delle società dei braccianti, loro organizzazione e modo di promuoverle ed estenderle — Delle disposizioni fiscali nei rapporti delle società cooperative.il Resoconto contiene le relazioni fatea sopra questi vari argomenti e le discussioni relative. Precede il rendiconto morale e finanziario del Comitato centrale e la relazione sui progressi della cooperazione nell’ anno decorso. L’avv. Romussi segue con amore lo svolgimento lento ma continuo della cooperazione in Italia e le sue relazioni sono documenti di qualche interesse. Tra gli argomenti discussi al Congresso di Bologna presenta molta importanza quello relativo alle società dei braccianti, sul quale come sugli altri temi rinviamo il lettore a ciò che scrivemmo allorquando ebbe luogo il Congresso di Bologna (vedi il n. 755 de\\'Economista). Chiude il volume l’elenco delle società cooperative che aderirono al terzo congresso con alcuni dati statistici riflettenti le società stesse. Da essi sì rileva che aderirono al congresso 428 società, non molte in verità quando si sappia che le cooperative di consumo erano, secondo i dati raccolti dal dott. Bassi, 405, quelle di produzione 176 ; senza contare 63 società cooperative di costruzioni, 109 di credito, 229 latterie sociali,, ecc. La maggior parte delle cooperative si tiene adunque ancora'estranea ai Congressi e alla Federazione. Rivista (Economica Lo sciopero degli operai dei docks di Londra — La sentenza dei Tribunale di Milano a proposito degli scioperi di Baràggia — Progetto di una banca internazionale pel commercio dello zucchero. Il porto di Londra soffre da parecchi giorni di una paralisi generale repentina. I bacini della grande metropoli sono ingombri di navi che aspettano disposti in file interminabili il carico o lo scarico ; e questo arenamento dell’ industria mnritima deriva dallo sciopero degli operai addetti ai docks. Questi lavoratori fatta eccezione di una piccola frazione non hanno un impiego stabile, ma sono adoperati per alcune ore del giorno secondo i bisogni momentanei delle Compagnie dei Docks e poi rilasciati. La qual cosa rende la loro situazione assai incerta. Sicché essi domandano che sia stabilito un minimum di quattro ore di lavoro e che il salario sia portato da cinque a sei pence per ora. Ma gli amministratori delle Compagnie dei docks. non ostante le proporzioni formidabili elio ha assunto lo sciopero persistono nel non voler cedere. Essi dicono che l’aumento del salario nella misura di un penny all’ora divorerebbe tutti i guadagni della Compagnia. Ma d’altra parte gli operai non sono disposti a capitolare; essi fanno delle collette e ricevono soccorsi da molte parti. L’opinione pubblica, clic in massima ritiene ragionevoli le loro domande, si mostra benevola psr gli scioperanti o la stompa quasi unanime esorta le Compagnie a fare tutte le possibili concessioni. È notevole il fatto che gli operai dei docks non erano ritenuti capaci di coalizzarsi. In un’ opera di economia sociale descrittiva che è una applicazione magistrale del metodo di Le Play, il signor Carlo Booth ha descritta la miseria di quei quartieri di East End, di cui i docks sono la grande risorsa. Si credeva che appunto per la grande miseria non fosse possibile, una seria resistenza da parte degli operai dei docks, i quali non sono organizzati come altre classi di operai in trade union. Invece essi resistono e trovano appoggio in migliaia e migliaia di operai addetti ad altri lavori. I fuochisti della South Metropolitan Company sono i primi che hanno seguito l’esempio degli operai dei docks ; poi sono venuti gli operai di una grande officina metallurgica, poi quelli impiegati nei cantieri dell’ isola di Dogs sul Tamigi, insieme con altri operai ; alcuni dei quali però hanno poco appresso desistito dallo sciopero; ma la cifra degli scioperanti oltrepassa i centomila. Si sono tenute delle riunioni per tentare di giungere a un accordo, ma (inora inutilmente. Il Times deplorando questo insuccesso e pur continuando a manifestare le sue simpatie per gli operai, non nascondeva di nutrire qualche timore circa lo svo'gimento che lo sciopero può prendere. I socialisti o almeno uno molto in vista, il Burns, cercano di trar vantaggio da questo conflitto per mire che non occorre dire perchè ognuno può immaginare. Quanto alle conseguenze di questo sciopero non occorre dire che sono gravi. Il commercio ne soffre assai non potendo ricevere ne spedire le merci. Al presente sono ancorate nel Tamigi circa 550 navigli venuti da ogni parte del mondo, dai più lontani paesi come dai più vicini, con migliaia di tonnellate