lu settembre 1889 L’ ECONOMISTA 551 illusioni e tante speranze, per tale risultato che poteva essere raggiunto colla modificazione di pochissimi dazi su alcune voci. D’altra parte che cosa avvenne nella esportazione? Eccone le cifre in milioni di lire: 18 7 1889 differenza Marzo........ 87.7 81. 8 — 5. 9 Aprile....... 92.‘2 76.9 — 15.3 Maggio....... 82.5 79.9 — 2.6 Giugno....... 86.5 78.4 — 8.1 Luglio ...... 77. 7 65. 5 — 12. 2 426. 6 382. 5 — 44.1 Abbiamo adunque perduto 44 milioni di esportazione. Ed aspettando che l’Industria spieghi altrimenti e trovi soddisfacenti questi risultati, terminiamo, non colla speranza, ma coll’ augurio che i peccatori si convertano. L! ESPOSIZIONE UNIVERSALE DI PARIGI ^ ii. Macchine in genere e Locomotive È da credere che se un uomo dell’ antichità rivivesse oggidì e si recasse all’esposizione universale, si strapperebbe i capelli e direbbe che, all’ epoca sua, la razza umana era sprovvista di ingegno. Ebbene, questo giudizio sarebbe erroneo. Se con estrema prontezza ora si cammina col vapore, si paria coll’elettricità, si dipinge colla luce, si seminano le idee colla stampa, si l'ila, si tesse, si fabbrica tutto ciò che ne occorre in enorme quantità e col massimo buon mercato, è perchè trenta generazioni hanno validamente studiato e lavorato approfittando ciascuna delle fatiche delle precedenti. Tutto ciò invece chè è il risultato della intellettività disgiunta dal-l’obbiettivo fisico e scientifico,non si accumula e nulla ci dice infatti che, nella letteratura, nelle arti, nella politica, nella filosofia, gli uomini del presente superino quelli del passato. Forse il contrario sarebbe anzi vero. Comunque sia di ciò, si debbono ora ammirare i grandiosi risultati che gli sforzi indefessi di migliaia di inventori hanno messo in evidenza nell’attuale esposizione. Questi risultati traggono la loro precipua origine dalle macchine di fabbricazione e di trasporto che, di più in più, sostituiscono alle déboli forze muscolari d’uomini e di bestie i poderosi agenti che ci olire natura. Ciò vuol dire che le macchine non creano In forza, stando il fatto che, al contrario, ne consumano ; ma pure assorbendo una parte di quella die ricevono, ce ne trasmettono un’ altra parte, la quale, senza di esse non potremmo afferrare. Nè ciò solo, perchè giungono a realizzare degli effetti potentissimi, congiunti ad una ammirabile precisione, i quali, nemmeno lontanamente, si otterrebbero col lavoro muscolare. Le macchine formano la .parte maggiore dell’esposizione perchè, oltre all’amplissimo palazzo che da *) Vedi il numero precedente Ao\VEconomista. loro prende il nome, se ne scorgono molte nelle sue esterne appendici in prossimità dei tre viali, La Bourdonnay, Lamothe Piquet e Suffren nonché nel quay d'Orsay, nella spianata degli Invalidi, e perfino, come apparati di giardinaggio e di orticoltura, nei giardini del Trocadero. La più parte dei meccanismi esposti viene mossa col mezzo del vapore, che i motori di questo genere ricevono da i dei grandi generatori situati principalmente a contatto del viale Lamothe Piquet. Però nel quay d'Orsay, e precisamente nel locale delle macchine agricole, non è il vapore che fornisce direttamente il moto. Lo somministra invece indirettamente, mediante una motrice di 60 cavalli di forza, posta nel locale delle macchine, che aziona una dinamo ivi situala ; questa, alla sua volta, trasmette, colla corrente elettrica ed a 2 kilometri di distanza, il moto ad altra dinamo ricevitrice che agisce sui meccanismi qui sopra indicati. Così pure sono mossi da una corrente elettrica i ponti mobili che percorrono, nella sua lunghezza, il palazzo accennato. È dalle 1 alle 6 poni, che le macchine sono azionate ; tranne evidentemente le locomotive, idrauliche, eco. Giunta la sera, le macchine a vapore ed a gaz fanno girare le dinamo che creano la luce, la quale giunge fino in cima alla torre Eiffel, produce i begli effetti delle fontane luminose vario-colorate e rischiara gli edilìzi, i giardini, le strade, in una parola tutta l’esposizione. Una estrema varietà necessariamente si appalesa nei congegni esposti ; alcuni dei quali hanno dimensioni colossali, come è della macchina a vapore del Cookerill, di Seraing nel Belgio, che ha la forza di 1200 cavalli ed è fatta per estrarre il carbón fossile dalla profondità di 1000 metri; in opposizione alla quale si ravvisa la piccolezza delle macchine da cucire, ricamare, e simili. Varie sono ancora le forze agenti ; perchè, oltre al vapore acqueo, si vedono le macchine a gaz, a petrolio, a nafta, ad aria calda, compressa, rarefatta, ad acqua, a corrente elettrica, a forza d’uomini, di cavalli. Sembrerà dunque necessario che, onde porre un poco d’ordine nella succinta descrizione che stiamo per fare, veniamo a classificare, in qualche modo, questa grandissima favaggine di meccanismi. Distingueremo dunque le macchine : Io in motrici : 2° macchine utensili : 3° macchine produttrici. Le prime sono quelle che ricevono direttamente la forza fisica e la trasmettono a svariati meccanismi. Le seconde preparano gli organi costitutivi delle altre due classi di macchine e forniscono materiali per costruzioni. Le terze producono direttamente gli effetti utili, nel senso commerciale della parola. Del resto questa divisione nonj può essere che molto elastica. A cagion d’ e-sempio, le locomotive sono ad un tempo motrici e produttrici. Le dinamo possono essere motrici, produttrici, quando ad esempio, fanno la luce o muo-vuono dei convogli, ed anche semplicemente trasformatrici della forza ricevuta, por mandarla a distanza. Vi sono delle macchine utensili da lavorare i legnami, i metalli, i cuoi, e simili, che possono riguardarsi come produttrici, se i legnami e metalli e cuoi lavorati, ecc. sono posti in commercio. Cominciamo ora dalle motrici. Occupano fra esse il primo posto, come al solito, le macchine a vapore. Queste sono locomotive, locomobili, semi-fisse, fisse. Diamo alle locomotive il primo posto e menzioniamo la più antica e la più celebre, perchè fu