550 L’ ECONOMISTA 1° settembre 1889 L’aveste voi la charitas quando vi consigliavamo di non fare dello Stalo uu banchiere e vi dimostravamo i pericoli a cui andavano incontro le Casse ili risparmio, e le Banche popolari, pure vostre creature ? — Allora ci chiamaste nemici del progresso, nemici delle classi povere e del loro miglioramento ed adoratori delle teorie. L’aveste voi la charitas quando richiamammo la vostra responsabilità perchè non aiutavate in tempo l’on. Maglioni ad essere più energico e più risoluto nella resistenza alle spese? — Allora ci chiamaste incontentabili. Oggi volete che noi usiamo quella serenità di giudizio e quel profondo rispetto per la opimo: e altrui, che voi, lottando contro di noi, non avete mai usate. Ebbene ; noi possiamo assicurarvi che nessun rancore personale ci divide da voi, nessun sentimento ostile offusca la calma del nostro spirito quando vi giudichiamo. Ma condanniamo i vostri errori, assistiamo con do'ore ai fatali risultati che la vostra opera produce, rileviamo con rammarico lutto il danno che le false vostre teorie hanno procurato al paese, e non è colpa nostra invero se gli errori, i danni e lo contraddizioni si accumulano ed ogni giorno più va sfasciandosi quell’ edilìzio che avete preteso di erigere osando metterlo a riscontro della scienza. Nei rapporti sociali può essere santa la massima in omnibus charitas, ma nei rapporti scientifici noi sostituiamo volentieri in omnibus veritas. IL COMMERCIO ITALIANO durante i sette primi mesi del 1889 Si cominciano a fare i conti sugli effetti della nuova politica doganale, e le meraviglie pei risultali si fanno sempre maggiori. Nel primo tempo della applicazione della tariffa generale i protezionisti ci mostravano la decrescente importazione; infatti nei primi sette mesi del 1888 era diminuita a paragone del 1887 di 142 milioni e di questi 159 nei cinque mesi dal marzo al luglio inclusivi. Vedete, dicevano a noi non persuasi di quei primi effetti ; vedete, la importazione, diminuisce a vista d’occhio e questa diminuzione vuol dire aumento della industria nazionale, la quale, protetta dai dazi, si sostituisce alla straniera. Per contro vedete quanto poco male ci hanno fatto le rappresaglie della Francia; la nostra esportazione è diminuita appena di 57 milioni e mezzo. Ed infatti il commercio internazionale alla fine dei sette mesi del 1888 si chiudeva così in milioni : importazione.. esportazione .. 1888 1887 differenza .. 692.5 834.4 — 141. 9 .. 553.1 590. 9 — 37. 7 1245.6 1425.3 - 179.6 Noi lamentavamo le cifre totali, parendoci che se vantaggio, Sotto un certo aspetto e per una parte della popolazione poteva trovarsi nella diminuzione della entrata delle merci, nel complesso il paese dovesse aver perduto per la minóre quantità di scambi ef- fettivamente compiuti, la quale minore quantità significava diminuzione di affari di ogni genere e quindi impoverimento. Ma per i nostri contraddittori queste osservazioni erano dottrinarismo. E per qualche mese il diminuire della importazione rappresentò la prova migliore della bontà della nuova tariffa e della abilità di coloro che la compilarono. Oggi però quella prova è abbandonata come fallace ; oggi si ripete che i compilatori della tariffa non hanno avuto in mente di impedire la importazione, ma soltanto di aiutare l’erario che era esausto; e l’aumento dei dazi avrebbe avuto soltanto uno scopo fiscale. Perchè questo mutamento nel designare il fine a cui tendevano le tariffe nuove, e le tendenze di coloro che le avevano fabbricate? Perché, come doveva avvenire e come necessariamente avverrà sempre più, il commercio, dopo la forte perturbazione cbe ha subito in causa del mutamento dei dazi e della susseguente incerta politica del Governo, il commercio tende di nuovo ad equilibrarsi, non già secondo le fantasticherie arbitrarie di chi crede possibile la trasformazione della economia di un paese col mezzo di qualche legge o di qualche decreto, ma tende ad equilibrarsi secondo le condizioni di fatto, nelle quali si trovano i paesi che sono in rapporti commerciali. Terminate le provviste che erano state fatte in abbondanza presentendo la rottura del trattato colla Francia, cercato invano se la industria nazionale poteva servire alle nuove condizioni, la merce di cui altre volte il paese si provvedeva all’estero, ripresero a mano a mano le correnti ordinarie, e la importazione tende e crescere sempre più. Durante i sette mesi del 1889 è già aumentata di 52 milioni e mezzo, e se si tolgono i due primi mesi, durante i quali ne! 1888 la tariffa non era stata applicata, si ha un aumento di importazione in cinque mesi di oltre 100 milioni. Basti osservare questo specchio che dà, nei mesi dal marzo al luglio la importazione nei due anni 1887 e 1889 in milioni : 1887 1889 differenze Marzo....... 137.8 111.0 --- 26.8 Aprile....... 138.7 119. 7 - 19.0 Maggio...... 115.4 112.5 --- 2.9 Giugno...... 114.1 113.0 --- 1.1 Luglio...... 102.5 115. 6 -h 13.1 608.5 571.8 - 36.7 Come si vede adunque quella tariffa, la quale doveva allontanare od almeno ostacolare la entrala della merce straniera per ammorzare la concorrenza, è già quasi esausta di potere, perchè siamo per ritornare nelle stesse cifre del passato. Ci diranno che aumentarono i prodotti doganali, ed infatti nei primi sette mesi del 1887 avevano riscossi dai dazi di importazione 121 milioni e mezzo, nello stesso periodo dell’anno corrente siamo arrivati a 157 milioni e mezzo; un aumento quindi non dispregevole certo di 16 milioni. Ma se anche fosse stato questo lo scopo dei compilatori della tariffa, e basta leggere le loro relazioni per convincersi che non lo era od almeno era soltanto una meta secondaria ed eventuale, se anche a questo avevano, mirato noi domandiamo se valeva la pena di portare tanta perturbazione nella economia del paese e suscitare tante