10 novembre 1889 L’ECONOMISTA 717 GLI ITALIANI NEGLI STATI UNITI D’AMERICA Mentre abbondano le notizie sulle colonie italiane del Sud America, scarse ed inoltre inesatte sorto quelle che corrono in Italia, circa le condizioni dei nostri connazionali nella grande Unione dell’America del Nord. Riesciranno pertanto d’interesse generale le seguenti informazioni, che noi desumiamo da un rapporto del conte Thaon di Rovai, r. vice console a Boston. L’emigrazione italiana negli Stati Uniti da dieci anni si sviluppò tanto da doversi oramai considerare, non quale fenomeno momentaneo, ma bensì il corso regolare di una corrente, che potrà scemare e for-s’ anche si potrà contrastare qualche poco, ma non cesserà e non si riuscirà ad impedire, salvo che con misure assolutamente proibitive. Nell’anno 1873 sbarcavano negli Stati Uniti 3,341 emigranti italiani; nel 1888 piò di 43,000; prima del 1873 l'immigrazione italiana annua, ben di rado aveva.superato la predetta cifra; ma fra il 1875 e lo scorso anno si verificò un aumento quasi continuo e talvolta enorme, che nel 1881 sale già a 12,000, a 20,000 nell’anno successivo, a 29,537 nel 1883. Nel 1884 accadde una forte diminuzione prodotta forse in parte dai disinganni provati da molti emigranti e dal ristagno degli affari, specialmente nelle costruzioni ferroviarie dove, fino allora, trovavano da occuparsi molte migliaia di braccianti italiani. Ma fu un periodo di sosta, che cessò nel 1881, dopo di che la progressione dell’aumento riprese senz’altro interruzioni. Nell’anno scorso l’emigrazione italiana occupò il quarto posto nella totale degli Stati Uniti, mentre pochi anni addietro era l’ottava. Dieci anni fa gli italiani negli Stati Uniti trova-vansi sparsi sulla immensa superficie con poche colonie veramente importanti, e la potenzialità- loro di assorbimento era infinitamente minore di ciò che è ora. Quando i braccianti italiani, iti maggioranza delle provincie meridionali, cominciarono a giungere centinaia e migliaia per volta, la loro sorte fu durissima anche se trovarono lavoro: senza amici, senza parenti, senza indirizzo qualsiasi, dovettero lottare contro queste ed altre difficoltà non meno gravi che l’ignoranza della lingua, il disprezzo della gente del paese, la poca stima dei connazionali colà prima stabiliti, e la tristizia di compaesani vi aggiunsero. Furono giorni di estreme miserie, di guai e di vergogne; ma oramai le fondamenta sono gettate solidamente e sopra d’esse giova sperare che si ergerà una delle più notevoli colonie che 1’ Europa avrà mandato attraverso l’oceano, sorgente di prosperità per la madre patria, cui i figli emigranti rimangono quasi sempre legati d’affetto singolare. Tuttavia una parto della stampa americana, in ¡specie da alcuni mesi, innalza accuse contro la immigrazione italiana negli Stati Uniti, ed ai clamori della stampa si aggiunsero le proteste di associazioni operaie e le inchieste ordinate dal Congresso, tanto da far temere, in un prossimo avvenire, qualche disposizione legislativa allo scopo di intralciarla e di diminuirla. Le accnse che si muovono alla nostra emigrazione sono: l.° Di portare un contingente numerosissimo di cosidetto pauper’ s Làbor, lavoro dei poveri, cioè che si offre per scarsa mercede e vien quindi a sta* bilire una concorrenza dannosa sul mercato ameri" cano della mano d’opera, riducendo il salario in molti lavori ad una somma non bastevole per campare mediocremente ; 2.° Di non dare in realtà un contingente per lo aumento della popolazione dell’Unione, molti degli emigranti italiani recandosi negli Stati Uniti col pensiero del ritorno e ritornando effettivamente in patria dopo pochi anni ed anche mesi di soggiorno in America ; 3.° Che gran parte dei loro risparmi la spediscono in Italia e quindi privano gli Stati Uniti di capitali per farli fruttare altrove; 4.° Finalmente che la massa degli emigranti italiani è composta di gente rozza, ignorante, superstiziosa senza educazione morale e materiale, senza idea di pulizia e di igiene ; quindi oltre il danno di una concorrenza rovinosa per le classi meno abbienti della popolazione americana, creano il pericolo, più grave a misura che aumentano, di un abbassamento del livello morale, intellettuale e materiale della nazione. Prima di rispondere a queste accuse, il nostro console, osserva che la lotta attuale contro la immigrazione italiana è la ripetizione dell’ opposizione sistematica dell’elemento indigeno, contro l’arrivo di nuove masse d’immigranti e specialmente di nuove razze. Questa opposizione l’hanno sostenuta per turno gli irlandesi, i tedeschi, i norvegiani, gli svedesi ec., ma tutti finirono per imporsi con vantaggio degli indigeni a cui recarono nuovi e potenti elementi di forza e di progresso. Passando poi alle accuse contro gli italiani, si può rispondere alla prima: non essere in realtà tanto grande come la si vuol fare apparire la differenza per identico lavoro, fra la mercede data agli operai prima che giungessero gli italiani e quella pagata a costoro dopo il loro ar. ivo. Se prima un bracciante guadagnava da un dollaro e mezzo ad un dollaro e ottanta cents, (lire italiane 9,-40), ora colla concorrenza italiana si può guadagnare quasi la -stessa paga, gli italiani ricevendo essi stessi da un dollaro e trentacinque cents., a un dollaro e mezzo (lire italiane 7,85) e talvolta ancora più; anche tenendo conto del maggior costo di molti oggetti di prima necessità negli Stati Uniti in confronto dell’Europa, un tal salario non è tanto misero da non permettere all’operaio di campare. Ammesso tuttavia un qualche danno per gli operai di prima, devesi pur tenere conto della enorme ricchezza accumulata che rappresenta il prodotto del lavoro di quelle migliaia di braccianti italiani e forse non si sarebbero compiute tanto rapidamente le colossali costruzioni ferroviarie, che nell’ ultimo decennio aprirono tanta estensione di territorio alla civiltà, se gli appaltatori non avessero avuto a loro disposizione quell’esercito di braccianti italiani. È poi uno strano errore affermare che la nostra emigrazione si componga unicamente di braccianti-, del pauper's labor, poiché e prima e durante l’ultimo decennio, colla massa dei braccianti giunsero agli Stati Uniti migliaia di operai in ogni ramo industriale, che stanno a pari di quelli di qualsiasi nazionalità. Alla seconda ed alla terza accusa non si può contestare con fondamento di verità, stando il fatto dal ritorno in patria di un certo numero di emigrati e dell’invio in Italia di ingenti somme di danaro, frutti dei loro risparmi : però si può osservare