712 L’ ECONOMISTA 10 novembre 1889 finsi prudente, tanfo è v"ro che una somma importante di questi utili straordinari è riservata agli esercizi futuri. A dir vero di questa somma importante riservata a profitto degli anni venturi non si trova trancia nel bilancio, a meno che non sì debba ritenere che essa sia rappresentata dalla somma di L. 660,000 costituente la riserva straordinaria, cifra che non è per nulla così rilevante, tenuto conto specialmente dell’ importanza del capitale sociale e della proporzione relativamente assai piccola della riserva ordinaria, da meritare le designazioni amplificative adoperate dal Consiglio. Si tratterebbe di parecchi utili riservati a vari esercizi futuri. Ma è nelle consuetudini delle aziende veramente fiorenti che una parte ingente degli utili rimanga celala nelle cifre del bilancio, mediante una valutazione molto modesta di alcuni cespiti che costituiscono le attività. Se non è una pratica molto corretta dal punto di vista contabile è certo per altro che in vari casi essa si rende opportuna, allo scopo di non dare soverchio stimolo alla speculazione all’aumento. Volendo adottare questo sistema sarebbe stato preferibile il tacere di questi utili cospicui, giacché una volta accennato ad essi, logica e buona amministrazione avrebbero dovuto consigliare a non creare illusioni e ad indicare esattamente la cifra a cui questi utili si valutavano. Ma se questa somma veramente sussiste è adesso il vero momento di portarla alla luce; se gli amministratori non se ne valgono in questo momento in cui potrebbe servire efficacemente a rassicurare gli azionisti ed a migliorare sensibilmente le condizioni del mercato, vuol dire che questa somma non c’ è ed in questo caso nessun biasimo potrebbe essere risparmiato agli amministratori che si sono valsi di frasi ampollose per creare delle illusioni nel pubblico. Eppure in questi ultimi giorni si è fatta corretela voce che quest’anno ogni dividendo sarebbe mancato alle azioni della Società e se si tien conto delle vendite che hanno avuto luogo, specialmente nella Borsa di Roma, non sarebbe difficile il mettere in chiaro da qual luogo è partita questa voce, che ha provocato i più recenti notevolissimi ribassi. La cosa potrebbe sembrare davvero stranissima ; parrebbe quasi.che con inqualificabile spensieratezza si volesse sfidare il pericolo. Se, ad onta delle solenni positive assicurazioni intorno alla grandissima cautela con cui le operazioni sono state condotte, ed alla somma importante di utili riservati agli esercizi futuri, la società non fosse in grado di distribuire nessun dividendo, quest’anno in cui esso si rende manifestamente necessario allo scopo di rafforzarne il credito vacillante, gli azionisti avrebbero ragione di dire: che furono mistificati. Ma questo non vogliamo nè possiamo credere tanto ci sembra enorme. Ripetiamolo adunque ancora una volta. Pensino gli amministratori ad eliminare ogni cagione d’incertezza, a dissipare per tempo ogni equivoco affinchè la loro condotta non sia severamente giudicata dal pubblico e dagli azionisti il giorno in cui Ottesti aprissero gli occhi alla verità, alla cui ricerca l’Economista dovrebbe proporsi di servir loro di guida come tanto opportunamente ed efficacemente ha fatto in altra occasione a mezzo di un competente collaboratore, il signor M....di cui ha pubblicato le idee. A. L’UNIONE MONETARIA LATINA Credevamo di aver risposto in modo esauriente all’egregio scrittore del quale l'Economista d’Italia pubblica gli articoli sulla questione monetaria, ma vediamo che egli insiste nelle sue affermazioni e tenta, sebbene con non buone ragioni, di ribattere quanto noi gli abbiamo opposto. La discussione si aggira ancora intorno a tre punti: 1° la quantità di scudi italiani che può esistere in Francia; 2° sul vantaggio die avrebbe la Francia cambiando gli scudi nostri in oro; 3° sull’interesse'che può avere la Francia a mantenere l’Unione. intorno al 1° punto lo scrittore deli ’Economista d'Italia ci ha domandato dove avessimo trovata la cifra di 400 milioni di lire in ¡scudi italiani che si troverebbero in Francia; e noi abbiamo risposto citando l’on. Maglioni che nel 1883 asseriva alla Camera, che probabilmente la Francia avrebbe avuti 430 milioni di lire in ¡scudi italiani. — Ora il nostro avversario ci risponde che l’on. Maglioni può aver detto nel 1883 quella cifra, ma che oggi essa non ha valore perchè solamente alla riserva francese sono stati tolti gli scudi coi quali si rinforzarono le scorte monetarie italiane. Preghiamo l’egregio nostro contradditore di voler tener conto che nel 1883 col prestito per l’abolizione del corso forzato di 640 milioni; si rimborsavano lire 44,534,975.22 in oro del mutuo verso la Ranca Nazionale nel regno, e pure in oro 50 milioni di lire di biglietti consorziali, e lire 6,783,875 pure in oro per cambio dei biglietti logori dà 50 contesimi. Le rimanenti lire 543,216,125 furono versate al Tesoro nelle seguenti specie : Oro.................L. 460,438,355 Scudi ._............» 7,527,300 Spezzati d’argento . . » 75,250,470 Totale. . . L. 543,216,125 _Col prestito per la abolizione del corso forzato non si è adunque gran che diminuito lo stock di 450 milioni di lire in ¡scudi italiani che l’on. Magliani asseriva proprio allora esistenti in Francia. D’ altra parte il nostro egregio contradditore tenga conto che nel 1883 lo stock d’argento delle Banche di emissione italiane era di L. 80,762,9^0.15 al 1° gennaio e di L. 99,303,065 al 31 dicembre, e che attualmente, cioè nell’ultima situazione pubblicata esso è così annunciato : Banca Nazionale nel Regno. . L. 28,420,300 Banco di Napoli............» 14,930,522 Banca Nazionale Toscana . . » 11,833,409 Banca Romana...............» 5,073,417 Banco di Sicilia...........» 2,765,450 Banca Toscana di Credito . . » 569,350 Totale . . . L. 63,592,448 Vedrà da queste cifre lo scrittore (\e\VEconomista d’Italia che la sua osservazione sulla cifra di 400 milioni di lire in iscuili da noi ammessa, era una osservazione sbagliata, e che il tentativo di giustificarla è ancora più sbagliato, perchè i fatti porterebbero ad una conclusione diametralmente opposta a quella a cui I’ egregio nostro contradditore voleva venire. E veniamo al secondo punto rispetto al quale ci