10 novembre 1889 L’ECONOMISTA 715 espose due stanze completamente arredate con mobili intagliati e dorati. In genere, deve riconoscersi chp, in questo genere di fabbricazioni, i francesi sono arrivati ad un affo grado di perfezione. Essi sanno deviare dalle forme rettilinee, quasi costantemente seguite dai nostri ebanisti e, così facendo, aprono maggiore spazio alla loro fantasia ; come intarsio, però, fanno assai poco, e sono inferiori ai nostri artisti. Non così negli intagli ove non ci sembrano inferiori, me ¡tre poi sono molto superiori nella magnificenza delle stoffe seriche. Ciò premesso, faremo una rapilla corsa, menzionando alcuni fra di loro. Abbiamo ammirato un bel contorno d’orologio, in legno tiglio, di Guillot, contenente fiorami bene eseguiti. Pérol ha messa in mostra una camera da desinare ; i suoi mobili sono assai semplici, ma i panneggiamenti sono ricchissimi. Ficbet Chevalier fa eccezione ai suoi competitori, nel senso che intarsia con avorio (a somiglianza dei fabbricanti Lombardi) una console. Viardot ha esposto un armadio a vetri, di legno pero, con begli intagli e Verol un buffet di noce con molte pregevoli sculture. Baur-Gass è, fra questi espositori, il più novatore, colle sue forme tondeggianti, coi suoi dipinti e le sue dorature. Roll ha fatto vedere una bella e solida sala da pranzo di noce; e di noce sono pure i grandi mobili, ben eseguiti, di Huguet. Zweener è un valente fabbricante sullo stile stesso di Baur-Gass. Abbiamo poi rimarcate le belle seterie dei mobili dorati di Jan-sen e, in un genere e con un materiale diametralmente opposto, trovammo dei tavoli di marmo con intarsi, quasi fossimo stati in Italia, fatti da Loìch-moll, che ha inoltre esposto dei camminetti di marmo bianco di Algeria e di Carrara. Prima di terminare questa breve rassegna accenniamo I’ esposizione dei grandi magazzini del Louvres. Qui primeggia il lusso più che l’arte, poiché questi mobili sono adorni di stoffe magnifiche, di dorature, ec.; non mancano però dei sofà con dei begli intagli ; e del pari osservammo delle graziose statuette. E poiché abbiamo, fra i mobili, inclusi i Piano-forti, non dimenticheremo i giusti elogi a quelli rinomati di Pleyol, dei quali, se non udimmo il suono, almeno notammo Postema magnificenza. Gli altri paesi dell’ Europa nulla, o quasi nulla, hanno invialo di rimarchevole in questo genere di produzione. A che difatti far menzione di quelle seggiole di legno bianco incurvato a vapore, che sono di fabbricazione austriaca, se in Italia le incontriamo da per tutto ? Noi pure abbiamo le seggiole bianche di Chiavari, meno robuste di quelle, ma più eleganti e leggiere, che esportiamo in Spagna e che sarebbero gradite forse anche in Francia, almeno pel tenue prezzo; queste, all’esposizione, non le vedemmo. Preferiamo di far cenno dei mobili di legno dorato del Siam, coi loro bizzarri dipinti. Trovammo dei bellissimi paraventi con stoffe magnificamente ricamate, nonché delle statuette di avorio e lavori di lacca nell’esposizione Giapponese. In quella del Ca-shimir si videro molli oggetti di avorio e scatole di legno con intarsi puro di avorio. Altrettanto dicasi della Cocincina, del Tonkino e della China, i quali paesi fabbricano inoltre dei mobili intagliati con intarsi di madreperla. Quanto all’ America , uopo è dire che essa è giunta bensì a una grande ricchezza, ma che, fino ad ora, non è arrivata all’ elegauza. Quindi è che non crediamo di dover fare menzione dei pochi mobili che inviò all’esposizione. (Rivista (Economica / precursori dei George e del Marx —- Una prima applicazione dell’elettricità alla trasmissione della forza in Italia — Il traffico dei principali porti del mondo nei 1832 e 1887. A proposito di plagi e di origi nalità negli scrittori di cose economiche potrà interessare qualche lettore il conoscere la risposta data di recente da Enrico George a un giornale che lo aveva qualificato di plagiario. All’ autore dell’opera « Progresso e Povertà » in sostanza era stato fatto l’appunto che le idee essenziali da lui esposte in quel libro vennero pubblicate nel 1850 in un opera scritta da Patrick Edward Dove intitolata « The Theory of Human Progression » Il George risponde che so'o tre anni dopo la pubblicazione del proprio libro vide l’opera del Dove, che i due libri differiscono nell’indole e nello scopo, che la prima opera di Spencer « Social Statics » ha una rassomiglianza col libro del Dove ben maggiore di quella che può presentare il suo proprio volume, ma che la Statica sociale di Herbert Spencer venne pubblicala in parti staccate prima che venisse il libro del Dove. Inoltre tntti e tre furono preceduti da un opera del Prof. William Ogilvie del King’s College di Aberdeen pubblicata nel 1782, nella quale opera la tassa unica sulla terra era sostenuta fondandosi sul diritto di ogni essere umano a una eguale porzione della proprietà fondiaria. Ma anche Ogilvie fu preceduto da Thomas Spence che espose, pubblicò e difese la medesima dottrina nel 1775. La sostanza della difesa del George è che questa idea da secoli più o meno nettamente e radicalmente è stata esposta ed è divenuta proprietà comune, sicché nessuno che la riprenda e la presenti sotto una forma nuova può essere accusato di plagio. Ci pare che il George abbia in ciò perfettamente ragione ; ma non v’ ha dubbio che per molti seguaci del George debba essere una novità questa origine remota di una idea che ha sollevato tanto rumore e con sì scarsa o nessuna ragione Del resto come l’idea della tassa unica sulla terra risale a Dove, o a Ogilvie o a Spence, così le altre dottrine del socialismo non possono certo vantare una grande originalità. Per citare solo l’esempio del Marx, che è il pontefice del collettivismo ecco ciò che delle sue dottrine scrisse il Loria, un’ autorità che non può essere sospettata di volere sminuire il merito del Marx.- « Certo non sarebbe diffìcile mostrare come di molte fra le dottrine del Marx già si trovassero i germi presso scrittori che lo precorsero e che egli del resto rammenta con scentifica imparzialità. La teoria del Marx, che la evoluzione economica abbia la sua base in quella dello strumento tecnico trovasi, allo stato frammentario in Fouriér; la teoria del valore presso una pleiade di economisti inglesi; quello della moneta in Fullarlon e Tooke. La distinzione fondamentale fra capitale costante e variabile era stata accennata da Ramsay; la teoria che, ridotto il valore a solo lavoro, il profitto non sia che lavoro non pagato, da Bernhard! ; la teoria del salario da Hodgskin e Bray, quella delle macchine da Barton, Ricardo e Sismondi; infine la teoria della aecumulazione primitiva da Thornton, Rogers e da una infinita schiera di scrittori britannici». Marx