710 L’ ECONOMISTA 10 novembre 1889 Certo che la rottura dell’Unione non sarebbe un fatto irrimediabile, ma noi sosteniamo che sarebbe un’altra e gravissima causa di disagio e malessere che si aggiungerebbe a quelle già molte che da qualche anno ci tormentano. La seconda eventualità è quella del mantenimento e della correzione della Unione vagheggiati dal-l’on. Magliani. « Nè bimetallismo illimitato, nè monometallismo assoluto — egli dice — ma coesistenza dei due metalli. » E per sostenere questo temperamento medio, che è la continuazione dell’errore sul quale è stata fondata l’Unione latina, l’on. Magliaia propone i seguenti provvedimenti: aumentare la somma degli spezzati d’argento e portarne il titolo da 835 a 900 millesimi; togliere agli spezzati stessi ogni carattere internazionale; limitare la facoltà liberatoria degli scudi. A queste proposte dell’ on. Magliani la Perseveranza, la quale sino ad ora ha sostenuto la rottura delia Lega e la proclamazione del monometallismo d’oro, senza saper dire come e dove l’Italia troverebbe l’oro che le sarebbe necessario, la Perseveranza si afferra come ad inaspettata tavola di salvezza ed afferma, molto tardivamente, che era appunto quello il suo concetto propugnando il monometallismo d’oro, quello cioè di accrescere la facoltà liberatrice e quindi la quantità degli scudi e spezzati d’argento in circolazione. Ma l’on. Luzzatti, che molto più della Perseveranza mostra di conoscere le difficoltà della situazione e che se ha commessi degli errori ne vede le conseguenze e vigila per ripararli, l’on. Luzzatti nella Opinione giudica con mclta giustezza la conseguenza delle proposte dell’ on. Magliani e dice che « l’ufficio della Unione si risolverebbe in una circolazione interstatale, e garantita in oro, degli scudi d’argento, a parità legale e reale co l’oro in quanto fungono come moneta. » — In altri termini la Lega latina proclamerebbe il monometallismo con una larga provvista per ogni Stato di moneta d’appunto d’argento. È naturale quindi che I’ on. Luzzatti, veramente convinto della utilità della Unione ed ancora speranzoso nella riabilitazione deli’ argento « o per accordi artificiali o per ragioni naturali », si ribelli a questo sistema di difesa della Unione la quale diventerebbe effettivamente una lega monometallica, e sconfesserebbe tutto il passato. A noi però sembra oziosa la questione ; già nell’ Economista abbiamo affermato che conveniva agli Stati mantenere lo stata quo; oggi aggiungiamo, perchè particolari informazioni da Parigi e da Bruxelles ce ne fanno persuasi, che la Lega latina non può essere trasformata ; è già molto se potrà per qualche anno prolungarsi tacitamente perchè da nessuno denunciata; ma se ci si attentasse di modificarla, l’edificio, che si sostiene per miracolo di equilibrio, cadrebbe irrevocabilmente. Le proposte quindi dell’on. Magliani, a parte il fatto che snaturerebbero il concetto stesso della Unione, non possono essere prese in considerazione, perchè condurrebbero, se mai fornissero tema di discussione tra gli Stati, alla rottura della Unione stessa. La proposta dell’on. Magliani poteva utilmente essere fatta nel 1885, quando l’Italia ed il Belgio in cambio delia clausola di liquidazione avessero domandato la limitazione della facoltà liberatrice degli scudi ed il prolungamento della Unione per un lunghissimo periodo, od almeno fino a tanto che l’argento avesse raggiunto un determinato prezzo da rendere possibile senza molta perdita la demonetizzazione della esuberanza ; ma oggi queste proposte, le quali tendono a salvar noi dalle conseguenze del bimetallismo a rapporto fisso, ci trovano disarmati, e la Francia non potrà mai accettarle, appunto perchè il suo ingente stock d’ argento la induce a mantenere gli altri nell’imbarazzo e non a cercare di trarneli a proprie spese. Siamo adunque e sempre allo stesso punto : — che cosa si deve fare ? Noi persistiamo nel nostro concetto : cercare di mantenere lo stata quo più a lungo che sia possibile, per apparecchiarci intanto ad una razionale riforma del nostro sistema monetario, ma non illuderci in pari tempo sulle facilità di prolungare per molto tempo lo stato attuale delle cose. Non vi è alcuno che non sappia quali sono i provvedimenti necessari per ottenere una riforma razionale nella circolazione ; occorrono tre fattori soprattutto : 1. ° Finanza forte ed ordinata; 2. " Industria e commercio assicurati su' le tendenze del Governo in fatto di imposte e di dazi; 3. ° Ordinamento bancario robusto e compatto. IL RIBASSO DEI TITOLI BANCARI In un passato articolo *) abbiamo dimostrato come ci sia nelle Borse una legge costante per la quale dopo un eccesso di speculazione all’aumento sono spinte con altrettanto vigore ad un eccesso di speculazione al ribasso, e ne abbiamo accennato le ragioni. Dacché scrivemmo, le condizioni del mercato dei valori bancari, lungi dal migliorare, sono andate aggravandosi e l’anarchia che vi regna,oltreché di irà mensi danni al capitalista, è fonte di sempre maggiore discredito all’estero e di pericoli gravi, specie'nell’epoca sempre difficile della fin d’anno. Il capitale italiano si allontana impaurito dagli impieghi che servirebbero ad alimentare le intraprese commerciali ed industriali, il capitale straniero diffida di ogni titolo di credito che abbia impronta italiana e nega il risconto al nostro portafogli. Ma questa situazione, che può esser causa di forti disastri e può far crollare gli organismi meglio costituiti, non ha più oramai nessuna corrispondenza con le cagioni che l’hanno prodotta. Si prenda ad esempio la crisi edilizia, crisi intensa e profonda da cui hanno preso origine principalmente i presenti disturbi, e sarà d’uopo riconoscere che la perdita subita in poco più di un anno dai titoli edilizi , che in complesso non può calcolarsi a meno dell’80 0/o del loro valore, non è più affatto in rapporto con la diminuzione del prezzo delle costruzioni dall’ epoca in cui [a speculazione alzava più arditamente il suo volo. E facile quindi scorgere a prima vista che a produrre l’attuale perturbamento nei corsi di questi valori influiscono assai più le inquietudini e le incertezze messe in giuoco da chi allontanando il pubblico vuol rimanere padrone del mercato, che non gli apprezzamenti che possono farsi sulla intrinseca bontà dei valori medesimi. ') Vedi l'Economista n. 808.