10 settembre 1893 L’ECONOMISTA 583 l’imprenditore e l’operaio ; quest’ultimo dovendo accettare o respingere le condizioni che gli son fatte dal primo. Nella pratica la cosa procede così: i funzionari preparano un preventivo del costo totale del bastimento, e quindi della spesa per la mano d’opera; il lavoro fatto ogni settimana viene misurato e confrontato colla quantità totale del lavoro che dev’essere compiuto per quella data nave. Stabilito così un rapporto tra il fatto e il da farsi, una parte più o meno esattamente proporzionale dell’ammontare totale della spesa per mano d’opera è divisa fra gli uomini del gruppo. In nessun caso però essi ricevono meno del salario giornaliero calcolato in precedenza. Ma è dalla cifra prevista per mano d’opera che dipende l’altezza del compenso che verrà a percepire l’operaio ed è di non poter concorrere a determinare quella cifra che si lagnano i lavoranti. Lasciando altre minori obbiezioni, può osservarsi che quando il gruppo è numeroso vi sono tutte le probabilità che si perdano i vantaggi del cottimo. Pochi operai uniti insieme possono sorvegliarsi a vicenda facilmente, così che il lavoro proceda con la maggiore speditezza ; i meno zelanti trovano uno stimolo costante nell’attività spiegata dai compagni più alacri e diligenti. Ma quanto più diventa compatto il gruppo tanto minore è lo stimolo a una attività uniformemente intensa. Il vincolo della solidarietà appunto perchè dovrebbe tener stretti centinaia di uomini, è meno efficace e ciascuno crede che sia indifferente se lavora intensamente o no, dacché i suoi sforzi particolari possono produrre sul resultato totale soltanto un effetto insignificante. È necessario insistere sopra il carattere fonda-mentale del salario collettivo, e ciò allo scopo di non confonderlo con altri melodi di remunerazione del lavoro, di cui ci occuperemo in seguito. Nel salario collettivo è l’intrnpreuditore che distribuisce tra gli operai la somma totale fissata quale compenso per il lavoro che il gruppo degli operai ha da compiere. L’intraprenditore assegna un dato compenso, come si è veduto nell’ esercizio della fabbricazione dei bicchieri, a ciascuno dei componenti il gruppo, il quale, lavorando a cottimo, percepisce un salario collettivo corrispondente alla quantità di prodotto ottenuto, salario che viene diviso in base agli assegnamenti individuali fatti in precedenza. Che l’imprenditore debba stabilire quale sarà il compenso dei singoli lavoranti per unità di prodotto è evidente, perchè diversamente verrebbe a mancare qualsiasi criterio di ripartizione del salario che il gruppo di operai si è guadagnato. Se invece un gruppo qualsiasi assume di compiere un dato lavoro a un certo prezzo e l’imprenditore non si occupa menomamente 'Mella divisione di quel prezzo, abbiamo il lavoro cooperativo, che non va confuso col lavoro a cottimo retribuito con salario collettivo. L’effetto principale di quest’ ultimo metodo di retribuzione - il quale ha naturalmente i pregi e i difetti del salario a cottimo - è di promuovere il reciproco sindacato degli operai tra loro, ciascun membro del grappo avendo un interesse diretto non solo a fare bene il proprio dovere, cioè la parte del lavoro che gli incombe, ma ad incoraggiare lo zelo e la diligenza di tutti i suoi compagni. Il pericolo eli’ esso presenta è che se la remunerazione del capo del grappo dipende in gran parte dalla speditezza nel lavoro dei suoi operai subordinati, e specialmente se gli è concessa una certa libertà d’ azione circa il numero, la scelta e il licenziamento dei lavoranti, egli è probabilmente indotto a sfruttarli il più possibile, a cercare cioè di ottenere il massimo prodotto, anche al prezzo di un deplorevole surmenage fisico. Il pericolo è in ragione diretta dello interesse e del potere che ha il capo del gruppo, ed è a questo riguardo che I’ intraprenditore (leve impedire qualsiasi eccesso, regolando egli stesso, con equità, i rapporti tra i membri del gruppo. Ma come il salario individuale a cottimo può essere perfezionalo eoi premi,•cosi può farsi pel salario collettivo, ed è ciò che dobbiamo vedere. Rivista Bibliografica E. Nlasè-Dari. — L. A. Muratori come economista. — Bologna, tip. Fava e Garagnani, 1893, pag. 114. Il Muratori, considerato come economista, è stato può dirsi, totalmente dimenticato, perche sebbene qualche autore abbia citato I’ uno o l’altro scritto dello storico modenese, in cui sono trattate questioni economiche, nessuno ne ha discorso con qualche larghezza e ha ricavato dalle suo opere le idee sui fatti economici, per coordinarle e sottoporle alla critica. Il Masè-Dari ha quindi fatto opera utile ed opportuna colmando quella lacuna, o se anche non ha potuto mostrare un economista di valore, originale, e profondo, dal diesiamo certo assai lontani, interessa, tuttavia, conoscere i pensieri economici di un uomo dottissimo nelle discipline storiche. Tre opere del Muratori esamina il Masè-Dari e cioè il trattalo Della Carità cristiana, quello sulla Pubblica felicità oggetto dei buoni principi e l’altro sul Governo individuale e sul Governo politico, scritte tulle nella prima metà del secolo XVIII. E dopo avere esposto analiticamente il contenuto di quelle opere e riassunto con una sintesi generale tutta la trama dello idee economiche del Muratori così conclude il Masè-Dari : « Con I' attento esame delle opere di lui, desidereremmo d’ aver mostrato, che nessuno, meglio del Muratori ha compreso lo spirito dei suoi tempi, che nessuno più di lui ha intraveduto la singolare importanza del problema economico, e la tenacità dei legami che avvincono la vita economica alla vita politica di uno Stato; che nessuno può vantare una più precisa e sicura cognizione dell’ampiezza del fatto economico non solo nella società, ma anche nella natura; e nessuno ha fondato più sicuramente di lui la sua dottrina sull’immarcescibile granito della indagine storica e sulla cognizione completa e profonda della relatività della evoluzione organica sociale e del progresso dell’individuo. Se molte volle, i pregiudizi dell’ epoca, hanno offuscato la serenità della concezione, e gli hanno impedito di scorgere la precisa foratola del perfezionamento economico della società, e le apparenze esteriori lo hanno sviato dalla constatazione sostanziale del fenomeno, ciò nulla meno dobbiamo considerare il Muratori come il meno pregiudizioso, il più sintetico fra gli economisti italiani del secolo XVIII. » Il lettore che voglia conoscere quanto questo giudizio possa dirsi giustificato, non ha che da leggere la monografia dell’avvocato Masè-Dari, al quale in ogni caso spetta il merito di avere tolto dall' oblio opere storicamente degno di esame.