10 settembre 1893 L’ECONOMISTA 579 bligo al Direttore Generale di riferire al Consiglio Superiore soltanto sulle deliberazioni prese intorno ad attribuzioni straordinarie conferitegli dal Consiglio stesso. Evidentemente l’obbligo, almeno tacilo, deve essere di riferire su tutto I’ andamento defl’azienda. Crediamo poi che debbano essere meglio chiariti gli articoli 70 e 71,che riguardano l’accertamento degli utili e la loro ripartizione. Infine crediamo incompatibile col Codice di Commercio l’articolo 91 che designa nello Statuto il nomo dei Consiglieri a tutto il 1894. L’ITALIA E L’UNIONE LATINA Verso la metà del corrente mese si raduna a Parigi una Conferenza, in cui sono rappresentati tutti gli Stali della Unione monetaria latina, per discutere intorno ad alcune richieste mosse dall’Italia, causa la particolare condizione in cui si trova, circa le sue difficoltà monetarie. Como il solito in Italia il Governo nulla fa sapere sugli argomenti che saranno discussi dalla Conferenza ; in Italia il Governo parlamentare per le questioni economiche non esiste; si risolvono per decreto reale anche gli aumenti d’imposte e la opinione pubblica non viene mai interrogata prima che i fatti sieno compiuti. Così, malgrado qualche comunicato ufficioso, siamo ancora incerti se la Conferenza sia chiamata ad esaminare la domanda di nazionalizzazione degli spezzati d’argento, o semplicemente se si sia trovato necessario un voto degli Stali della Unione, perchè I’ Italia possa emettere i biglietti da una lira contro altrettanta riserva di spezzati d’ argento. Il fatto che non sieno stati ancora emessi tali biglietti, sebbene da un mese sia stato pubblicato il decreto che li crea e sebbene le difficoltà dei traffici minori sieno andate aumentando, lascia credere che veramente gli altri Stati della Unione abbiano posto una specie di veto alla deliberazione presa dal Governo italiano. Non si potrebbe spiegare altrimenti il ritardo frapposto nel fornire al paese il medio circolante di cui ha urgente bisogno, subi-lochè si è stabilito che questo medio circolante abbia ad essere la carta. Non crediamo che veramente nella lettera e nello spirito della Convenzione vigente vi sia una proibizione ad emettere biglietti di piccolo taglio contro altrettanta riserva metallica, ma la Unione latina è proceduta fino a qui, nei rapporti tra Stato e Stalo, con una buona fede sui generis, così che non dobbiamo nè possiamo meravigliarci di nulla. Chi non ricorda che la clausola della liquidazione degli scudi fu respinta con orrore dalla Francia e dall’Italia nel 1878, quando il Belgio la richiedeva; e chi non ricorda che nel 1885 la stessa clausola fu chiesta dalla Francia ed appoggiata dall’Italia quando il Belgio la respingeva? Chi non rammenta che quella clausola sancisce il più assurdo dei diritti, quello di restituire la moneta che si è ricevuta per pagamento, quando, senza limite di tempo, quella moneta deprezzi? Ora gli spezzati d’argento che qualche anno fa la Banca di Francia si dichiarava non obbligata a ricevere quando non avessero il conio francese, sembrano diventi la moneta dell’Unione per eccellenza, e Francia e Svizzera fanno molte difficoltà a riconoscerne la nazionalità. Quanto ciò sia assurdo per una Lega che ha accettato la clausola della liquidazione degli scudi, che pur sono coniati a pieno titolo, non occorre dire. Il fatto è che, a quanto pare, della nazionalizzazione degli spezzati nella prossima Conferenza non si parlerebbe, e ci si limiterebbe a discutere se l'Italia possa emettere biglietti da una lira in rappresentanza di spezzati costituiti a riserva. Non valse nemmeno che per tentare di togliere ogni difficoltà il decreto stabilisse che gli spezzati da rinserrarsi nelle casse debbano essere tutti di conio italiano (ed evidentemente questa disposizione fu data per evitare che i nostri buoni alleati monetari gridassero che togliamo loro il medio circolante, non pensando che lasciavamo loro il nostro); la Svizzera, a quanto si afferma, obbietta che si rarefò in qualunque modo la moneta circolante nei diversi Stati della Unione e quindi si porta un danno probabile a lutti. Così resta dimostralo dalle discussioni del 1893 che la lega monetaria latina, ha servito è vero a far sì che alcuni Stati dell’Unione prestassero gratuitamente agli altri delle somme, ma all’infuori di questa operazione finanziaria — estranea affatto agli intendimenti della Unione — essa ha contribuito ad inasprire le difficoltà monetarie di alcuni degli Stali. Si può dire che I’ Unione rappresenta un piano inclinato verso il territorio dove maggiore è la ricchezza e la abbondanza della moneta ; mano a mano ehe in una parte del territorio della Unione le difficoltà aumentarono l’inclinazione del piano si accrebbe e le monete vi ruzzolarono rendendo piu sensibile il vuoto. Nè a questo fatale e dannoso effetto mancò di influire la politica bancaria della Banca di Francia; quivi la Banca quasi senza limite nella sua circolazione che ha già spinto a tre miliardi, è diventata la grande assorbitrice delle monete degli altri Stati. Così, mentre la Banca di Francia ha aumentato la sua circolazione immagazzinando gli scudi e gli spezzati italiani, la Italia non può emettere trenta milioni di biglietti immagazzinando spezzati propri. Così la Svizzera, che notoriamente non ha moneta metallica sufficenle per i suoi bisogni e quindi con la attrazione che deriva dal vuoto usufruisce della moneta degli Stati, coi quali monetariamente è alleata, non pensa già a mettersi essa in condizione normale di parità cogli altri Stati, ma interpreta la Convenzione in modo da sembrarle diritto proprio impedire che le monete estere, che circolano nel suo territorio, ritornino alla nazione, da cui furono coniate. Quando i posteri studieranno la Convenzione monetaria latina nelle sue diverse fasi, la giudicheranno senza dubbio un contratto mostruoso. Nè vale il dire che per l’Italia risultò un prestito vantaggioso; la Convenzione non fu nè studiata, nè discussa, nè stipulata con questo scopo, che è un risultalo di circostanze impreviste. L’effetto monetario della Lega, per I’ Italia fu disastroso. Ed in verità, di fronte allo stato di cose presente, noi ci domandiamo perchè non la si fa finita, non si denuncia la lega, non si decreta il corso forzato, e non si provvede allora liberamente almeno ad avere una buona e razionale circolazione di carta. Ma, come dicevamo da principio, noi discutiamo al buio, perchè in Italia il Governo crede di saper