DIBATTITO RICERCA SOCIALE E CRISI DELL'OPERATORE PUBBLICO di Concetto Maugeri Jln queste note' cerco di affrontare alcune questioni riguardanti l'organizzazione dell'operatore pubblico, tenendo conto soprattutto del fatto che in Italia, dal dopoguerra in avanti, si è affermato un welfare state sui generis che ha risposto in modo ambiguo alle istanze di sicurezza sociale provenientié dalla maggior parte della popolazione. L'ambiguità nasce dal fatto che la realizzazione concreta del welfare, al di là di una nominalistica universalità, è stata fondata su una destinazione discrezionale dei servizi a favore di questo o quel gruppo sociale, se non di questo o quell'individuo, all'interno di un meccanismo di scambio politico, che spesso ha stravolto la stessa struttura tecnica dell'operatore pubblico, che quei servizi dovrebbe fornire. Dal punto di vista di questo specifico modo di intendere le «politiche sociali» è chiaro che la committenza pubblica di attività di ricerca non poteva che risultare accessoria, saltuaria, di fatto estranea alla loro definizione. Questa estraneità (o se si vuole radicale marginalità) della ricerca alla definizione delle politiche mi pare il tratto fondamentale della situazione attuale, anche se in ambiti limitati (ad esempio le politiche del lavoro) sono state proposte strutture di analisi e di ricerca dentro l'amministrazione pubblica, senza, tuttavia, indicarne in modo chiaro le specificazioni organizzative. Questa marginalità dell'attività di ricerca è stata sicuramente funzionale alla politica sociale e redistributiva attuata nell'ultimo mezzo secolo, ma è stata favorita dalla forte tradizione culturale idealistica2 prevalente tra i gruppi dirigenti e da una diversa, ma in questo caso convergente, tradizione del movimento operaio, tutta volta a filtrare la realtà sociale alla luce delle diverse interpretazioni teoriche più o meno marxiste. Il modello di welfare che ha consentito all'operatore pubblico di svilupparsi secondo le modalità di cui si è detto, è oggi in crisi: E questa crisi si manifesta innanzitutto come deficit di bilancio. Il livello del deficit pubblico ha ormai raggiunto proporzioni incredibili. L'ampliamento delle entrate non compensa l'incremento della spesa. I servizi, cosi come sono, appaiono già oggi insufficienti a fornire standard adeguati quantitativamente e qualitativamente. Gli sprechi di risorse appaiono enormi per riconoscimento generale. Siamo al dunque. Occorre tagliare. Ormai si tratta di decidere cosa e come. Qui abbiamo varie alternative, comprese tra l'ipotesi liberista di privatizzare tutti i servizi' ed il mantenimento dello status quo. ra questi due estremi si M. colloca un'ampia gamma di possibilità, a seconda dell'entità della riduzione e delle sue modalità; qui, però, senza entrare nel merito, darei per scontata l'esigenza di ridurre la spesa (o comunque, di cambiare il rapporto spese/entrate), mettendo l'accento sulle implicazioni che le diverse modalità di riduzione avrebbero sul funzionamento dell'operatore pubblico e pertanto sulle politiche. Se si esclude l'ipotesi estrema di azzerare le politiche sociali, per essere strutturale una qualunque riduzione della spesa non può avvenire, come pure è stato fatto in questi anni, in modo superficiale e indiscriminato, ma deve partire da un controllo effettivo della medesima. In altri termini, una logica di reiterate riduzioni puramente quantitative che non agisca sulla specificità dei bisogni sociali e della organizzazione dei servizi, che non entri quindi nel merito del rapporto tra esigenze da soddisfare e qualità dei servizi, è destinata con tutta probabilità a non reggere nel tempo, perché gli elementi strutturali che favoriscono la crescita della spesa e/o la mancanza di controllo su di essa rimangono sostanzialmente attivi e tendono a ripristinare i livelli di deficit precedenti. Se oggi le risorse sono redistribuite in modo ambiguo, la tendenza è a redistribuirle peggio. Ciò allargherà l'area del malcontento sociale, e le tensioni sociali aumenteranno (anche se non necessariamente esploderanno in forme esplicite e organizzate). Per rimuovere o contenere le tensioni sociali legate alla riduzione della spesa e tenerla sotto controllo non è possibile rimanere nell'ambito del modello di operatore pubblico sin qui consolidatosi. Occorre muoversi il più rapidamente possibile nella direzione di un cambiamento strutturale delle modalità di fare politiche sociali. Una proposta radicale con questi intenti dovrebbe trovare larghi consensi, poiché ormai 30