Fig. 3 - Grado di attenzione sul tema "Palazzo di Giustizia" nel periodo 1970-1990 Attenzione Alta Media Bassa 1970 1975 1980 1985 1990 di aver pienamente presente i rischi in cui incorrono in caso di non decisione. Ma tutto ciò non è sufficiente a produrre la soluzione attesa: alla fine i finanziamenti andranno regolarmente perduti. In realtà il tipo di emergenza, che il Ministero è in grado di determinare, è palesemente inadeguata rispetto alle difficoltà del processo decisionale. Gli attori locali in fondo si aspettano che gli stanziamenti perduti vengano riproposti e la loro attesa non verrà mai delusa. I residui di stanziamento che si accumulano presso il Ministero sotto la voce «edilizia giudiziaria» costituiscono un'oggettiva controindicazione rispetto alla fissazione di scadenze rigorose per il loro utilizzo. essun altro attore 'Ef^ sembra in grado di » legarsi efficacemente le mani o di legarle agli altri. È curioso che i pianificatori della giunta Novelli che pure hanno in mente un progetto molto ambizioso (e quindi molto difficile) tendano a comportarsi come se avessero davanti a sé un tempo infinito (la prima proposta sul Palazzo di giustizia arriva solo alla fine del loro primo mandato amministrativo) ed evitino di costringere gli altri attori a scadenze precise, quasi temendo un rifiuto irreparabile. Se le scadenze generate all'interno del processo decisionale sono state deboli o inesistenti, che dire delle scadenze esterne, e in particolare di quelle elettorali? In che misura trova riscontro in questa vicenda la teoria dei cicli elettorali, secondo cui le decisioni degli enti elettivi tendono ad affollarsi nei periodi finali del loro mandato? La fig. 3 presenta un diagramma sul grado di attenzione' ottenuto dal tema «palazzo di giustizia» nel periodo considerato (1970-1990). Come era lecito aspettarsi brevi periodi di attenzione molto intensa si alternano a lunghi periodi di ristagno. I più alti picchi del diagramma di situano in corrispondenza delle scadenze elettorali del 1975, del 1980, del 1985 e del 1990. Nel primo caso l'influenza del ciclo elettorale è di tutta evidenza: con una serie di provvedimenti varati tra il 1974 e il 1975 (approvazione definitiva della variante, prima approvazione del piano particolareggiato, avvio delle procedure di espropriazione) la giunta si preoccupa di raccogliere in tempo quanto ha seminato nel corso del quinquennio. Non sembra invece determinante la scadenza elettorale del 1980, da cui la maggioranza si aspetta (fondatamente) una piena riconferma: l'attivizzazione attorno al tema degli uffici giudiziari dipende piuttosto dal grado di maturazione raggiunto dalla maggioranza al suo interno e dalle pressioni del Ministero e tocca il suo acme nel periodo immediatamente successivo alle elezioni. Di nuovo rilevante appare invece la scadenza elettorale del 1975: lo scioglimento dell'annoso problema è anche figlio dei timori della giunta Novelli che, dopo lo scandalo delle tangenti, sa di avere i giorni contati (ed infatti cadrà addirittura qualche mese prima delle elezioni). La pronta attuazione di quella decisione è il frutto del clima attivistico, da «nuovo inizio», di cui la nuova maggioranza di pentapartito deve dar prova alla vigilia della consultazione elettorale. Infine il picco in prossimità del 1990 coincide con le discussioni sulla riconferma della convenzione con l'Edil.Pro che si concludono con le dimissioni di un assessore: l'asprezza del dibattito è sicuramente accentuata dalle rese dei conti che si celebrano nella maggioranza allo scadere del proprio mandato. In conclusione se le scadenze temporali hanno avuto, in generale, un debole effetto, quelle esterne (elettorali) sono state comunque più importanti di quelle interne (legate alla natura del problema). ' L'indagine fa parte di un più am- pio progetto di ricerca, finanziato con i fondi 40% del Ministero del- la Pubblica Istruzione e coordina- to da Massimo Morisi, sui processi decisionali di trasformazione urba- na in quattro aree metropolitane: Torino, Venezia, Firenze e Palermo. La parte torinese della ricerca è coordinata da Silvano Belligni. Per quanto riguarda la specifica ricer- ca sul Palazzo di giustizia di Tori- no, la raccolta dei materiali e le in- dagini di archivio sono state effet- tuate da Angelo Barbaglia, che ha anche intervistato i principali pro- tagonisti della vicenda. 2A.M. Chiesi, L'analisi dei retico- li sociali. Un'introduzione alle tec- niche, in «Rassegna di sociologia», 1981, pp. 577-603. 3 Giovanni Sartori, Elementi di teo- ria politica, Bologna, Il Mulino, 1990, cap. 14. 4Ci riferiamo alla teoria, proposta da F. Scharpf, sugli «stili decisiona- li» e alla sua distinzione tra lo stile «per la risoluzione dei problemi», lo stile «negoziale» e lo stile «impo- sitivo» (F.W. Scharpf, Decisión ru- les, decisión styles and policy choi- ces, in «Journal of Theoretical Po- litics», 1989, pp. 149-76). !P. Chicco e D. Grognardi, Le vi- cende del centro direzionale: il con- testo, le scelte localizzative, il pro- cesso decisionale, Osservatorio delle 26