mi m n lòiku I tb»qc. ir km. Jcden pan na» klada drugic- mu pa- nu pqi1<; zrwbio- m|zc u Uiii k||| dr,„l wcliclowc, itili mówlt „nii|l". i m Pani rzuca si»; do rzcki, kiedy w kov ciclo wesolo spicwai<|5 Pan wbija pani sztylet w se- ree, poczym z rozpaczq rzu- ca sìq na iwloki.,ttiK; Pan wynosi z doma w waliz- ce panii| pokra- jani{ w kuHttlki. Jeden pan drugiemu panu 53 wbija nói w plecy. t quella parte della ricerca universitaria che cerca di dare al proprio lavoro un senso che vada al di là dell'Università (ambedue componenti minoritarie relativamente ai rispettivi contesti di riferimento) per definire comuni proposte progettuali. Ed è in quest'ambito, cioè dopo aver dimensionato l'attuale stato del rapporto operatore pubblico/ricerca e dopo aver cercato di rispondere al perché e al come è opportuno lavorare ad un nuovo assetto di questo rapporto, che ha senso affrontare il problema delle forme che può assumere la ricerca sociale «utile» alle politiche. e con ricerca «clinico- ingegneristica» si intende fare riferimento all'utilizzo di «pezzi» di conoscenze settoriali e consolidate per ricollegarli tra di loro in una analisi unitaria, questa logica, pur auspicabile, trova di fronte a sé alcuni ostacoli. Infatti essa presuppone una replicabilità delle conoscenze acquisite dalle ricerche «conoscitivo- interpretatìve» che non può essere meccanicamente riproposta negli stessi termini in cui l'ingegnere utilizza le conoscenze «fisiche» o «chimiche» o «geologiche». Invece: a) le scienze sociali non producono un accumulo di conoscenze poi spendibili «per sempre». I limiti spazio- temporali, cioè la varietà delle situazioni sociali e dei comportamenti, obbligano ad una continua riverifica dei risultati di ricerca. Tuttavia, è sicuramente possibile utilizzare meglio in senso ingegneristico i risultati delle varie attività di ricerca che si riferiscono ad una stessa formazione sociale e, più o meno, allo stesso periodo temporale. È necessario un apparato conoscitivo che consenta di avere un «quadro» di riferimento delle coordinate sociali fondamentali in cui inserire e dimensionare i contributi forniti dalle ricerche «specifiche». Sfortunatamente, abbiamo a che fare con un sistema informativo gravemente carente che non consente, o consente con difficoltà, lo svolgimento delle analisi di quadro per i livelli regionali e subregionali; b) la ricerca sociale, uscendo dai vincoli dello strutturalismo, comincia a considerare che la validità dei risultati nel tempo cambia a seconda degli aspetti sociali posti sotto osservazione. In questo senso «la lunga durata» può dar modo di considerare quegli aspetti dell'organizzazione sociale che, più di altri, tendono a persistere nel tempo e quindi si prestano a costruire modelli «quasi previsivi». Mi pare perciò, che se è giusto considerare il modello ingegneristico come un riferimento che orienta l'attività di ricerca (volta alla soluzione di problemi) dell'operatore pubblico, ciò va fatto nel senso specifico appena indicato, e considerando come necessaria l'integrazione tra il modello ingegneristico ed il modello conoscitivo-interpretativo. Ciò detto, mi sembra che il tentativo di individuare forme specifiche dell'attività di ricerca dell'operatore pubblico in coerenza con le auspicate trasformazioni organizzative passi anche, e forse principalmente, per altre vie. • n particolare va ^ sviluppato il modello Q/della «ricerca-azione». «Intendiamo con questo termine ricerche che utilizzano le azioni dell'ente pubblico, per ottenere un certo numero di informazioni come risultato secondario delle stesse procedure d'intervento, utilizzando risorse aggiuntive in misura ridotta se non nulla ed ottimizzando per questa via il rapporto tra momento di intervento (con i tempi e le modalità previsti dalla procedura) e momento conoscitivo. In certi casi tali ricerche-azione si configurano come effetti di ritorno e perciò di verifica di interventi per cui, per tale via, si ha la possibilità di correggere ed adeguare le modalità operative dell'intervento e la base analitica, che ne ha fornito, per così dire, l'ispirazione. Ci sembra abbastanza (ma non del tutto) ovvio rilevare l'opportunità di sfruttare questo notevole potenziale conoscitivo, che non si può non prendere in considerazione, poiché la carenza di informazione e quindi la possibilità di analisi è tanto più rilevante, quanto più si passa da livelli territoriali ampi a dimensioni «locali» relativamente circoscritte6». Sebbene il modello della «ricerca-azione» si caratterizzi come fortemente specifico relativamente alle esigenze dell'operatore pubblico di «seguire» il processo operativo e di verificarne l'esito, tuttavia esso non pare sufficiente a rispondere al complesso dei bisogni conoscitivi che l'intervento richiede, soprattutto ex ante. Pertanto va sottolineata l'opportunità di strategie 33