evolutiva assolutamente straor- dinaria, i cui dettagli costitui- scono il fascino del nostro ten- tativo di ricostruzione. rimane da esaminare il motivo per cui lo ste- reotipo della razza sia così difficile da estirpare. Vi è una responsabilità della comu- nità scientifica ormai ampia- mente documentata almeno per quel che riguarda le generazio- ni passate, ma vi è qualcosa di più profondo, forse una con- traddizione non ancora risolta tra l'evoluzione biologica che premia la diversità e l'evoluzio- ne sociale che invece premia l'omogeneità sociale, il non es- sere diversi dagli altri quale ga- ranzia di conservazione della struttura sociale esistente, l'identificarsi in un gruppo di uguali per potersi meglio difen- dere da altri gruppi. Nel 1959 il filologo Gianfranco Contini individuò l'etimologia della parola razza nel francese antico haraz, «allevamento di cavalli, deposito di stalloni» di cui è rimasta anche in italiano l'espressione «cavallo di raz- za». Propongo di riportare il termine alla sua etimologia ori- ginaria: il razzismo esiste ma la razza non si può riferire alla nostra specie. (Da: "Esistono i razzisti, non le razze", in "La Stampa. Tuttoscien- ze", n. 557, 17 marzo 1993). Bibliografia AA.VV. La questione razziale nel- la scienza moderna (UNESCO) La Nuova Italia, Firenze, 1953 Cavalli-Sforza L.L., Menozzi. P.. Piazza A., Storia e geografia dei geni umani, Adelphi, Milano, in pubblicazione 1994 Cohen C., Le races humaines en hi- storie des Sciences, in Aux origines d'Homo Sapiens, P.U.F., Paris, 1991, pp. 7-47 Coluccia R., Ancora sulla etimolo- gia di "razza": discussione chiusa o aperta? Studi di Filologia Italiana, XXX, 325-330, 1972 Contini G-, I più antichi esempi di "razza" Studi di Filologia Italiana, XVII, 319-327, 1959 Gliozzi G., Le teorie delta razza nell'età moderna, Loescher, Tori- no, 1986 Gould S., Intelligenza e pregiudi- zio. Ed. Riuniti, Roma, 1985 Huxley I. S. e Haddon A. 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Mondadori, Milano, 1993 LA DEMOCRAZIA DEI PREGIUDIZI di Delia Frigessi e Nicola Negri J«Idea od opinione errata, anteriore alla diretta co- noscenza di determinati fatti o persone, fondata su con- vincimenti tradizionali e comu- ni ai più, atta a impedire un giudizio retto e spassionato»: questa definizione del pregiudi- zio, tratta dallo Zingarelli (1970), nella sua concisione e apparente semplicità dice già alcune cose importanti. Ne sot- tolineiamo due: l'accenno «ai più», da intendere quale riferi- mento a una maggioranza, a un gruppo dominante e quello al carattere eminentemente «ideo- logico» del pregiudizio, una credenza che non ha nulla a che fare con l'evidenza e che anzi comporta una caduta di razio- nalità. Tecnicamente il pregiu- dizio può essere configurato come un «errore», consistente in un giudizio arbitrario che co- struisce l'«altro» — ciò che è a «noi» estraneo — in maniera predeterminata, utilizzando ste- reotipi. E il pregiudizio l'e- spressione di un atteggiamento intollerante, che attinge sempre alla sfera del patologico? Molte incomprensioni e diffi- coltà derivano oggi da una ri- sposta affrettata e positiva a questa domanda. Ci sembra uti- le perciò proporre una riflessio- ne sulla varietà dei modi e delle ragioni del pregiudizio, che sia altrettanto attenta al come e al perché della sua riproduzione. Questo discorso riflessivo può incominciare ricordando che il pregiudizio può assumere sva- riate forme. Può essere etnico, razziale, di classe o di genere ma sempre si esprime attraver- so concezioni superficiali e semplificate, che implicano una presa di distanza sociale. Chi formula un pregiudizio si per- cepisce sempre esterno, distan- te dai gruppi o dagli indvidui pregiudicati. A parte questo elemento comu- ne le diverse categorie di pre- giudizio sono assai differenzia- te, non solo fra di loro ma an- che al proprio interno. E impor- tante rendersene conto soprat- tutto nel caso del pregiudizio razziale, per cercare di oltre- passare le concezioni stereoti- pate che paradossalmente si sviluppano sul razzismo stesso. A chi sia ansioso o frettoloso nel prendere le distanze dal pregiudizio razziale, tutto può apparire razzista: ogni atteggia- mento di estraneità, rifiuto, emarginazione o non rispetto dell'altro. E di più: chiunque abbia simili atteggiamenti sa- rebbe potenzialmente pronto a ricorrere al genocidio. Si per- viene così ad un allargamento indebito del concetto di razzi- smo e delle conseguenze dei pregiudizi, fonte di confusione. Pregiudizi e stereotipi sull'altro