L’ECONOMISTA GAZZETTA SETTIMANALE SCIENZA ECONOMICA. FINANZA, COMMERCIO, BANCHI, FERROVIE, INTERESSI PRIVATI Anno XXVIII ■ Voi, XXXII Domenica 3 Febbraio 1901 N. 1396 GLI ERRORI DEL GOVERNO e le responsabilità della Camera Sotto questo stesso titolo la autorevole Gazzetta del Popolo di Torino pubblica una lettera del deputato on. Carlo Rizzetti e la fa seguire da alcune considerazioni. Dice l’on. Rizzetti, prendendo le mosse da alcune rampogne che il giornale di Torino ha rivolte alla Camera, che « la Camera Italiana è buona tanto quanto qualunque altra di qualsiasi nazione, e ne ha date e dà prove nelle grandi discussioni, come quella sulla riforma universitaria, dell’emigrazione, eco. » Aggiunge poi che « il torto ed il male sta nel Governo, che non sa adoperarla e farla funzionare. La Camera è come un ¡strumento dal quale un valente ricava cose mirabili, e che un inetto sciupa insensatamente ». Nè, secondo l’on. Rizzetti, vale obiettare che il Governo è fatto dalla Camera, perchè, se in teoria dovrebbe essere così, in pratica succede che « da dieci anni o quasi, la Camera non ha mai fatto un Governo, cioè nessun Ministero si è costituito sulla base di un voto della Camera, come vorrebbero le più elementari norme costituzionali; e quindi se alla Camera è tolta la più alta sua prerogativa, quale è quella di appoggiare o licenziare i Ministeri, dando alla Corona la orientazione indispensabile per chiamare al Governo coloro che sono dalla Camera indicati, che colpa ha la Camera ? » « Potrà pertanto, prosegue 1’ on. Rizzetti, sembrare paradossale, ma il vero è che ormai non è più la Camera che fa i Ministeri, ma è il Governo che fa la Camera. « Data questa situazione, invece di denigrare la Camera dei deputati a tutto vantaggio dei sovversivi clericali e socialisti, i giornali autorevoli, come è in prima linea la Gazzetta del Popolo, farebbero opera altamente patriottica se bandissero una crociata per ottenere : Io che si separi la politica dall’ Amministrazione, ciò che avrebbe per primo effetto di condurre ad una maggior continuità di governo: « 2° che si rispettino a rigore le norme costituzionali, e nessun Ministero possa fuggire e sottrarsi ad un voto della Camera nell’ abbandonare il Governo. « Quando la stampa tuonasse fieramente su ciò, non si accetterebbero più le dimissioni di ministri, se prima questi non avessero affron- tato il verdetto della Camera e dal voto fosse scaturito un orienamento per la successione. » Questa costatazione di fatti è espressa molto chiaramente, ma con soverchia sobrietà, perchè si può dire che non da dieci, ma da venti anni furono nominati Governi extraparlamentari ; le numerose incarnazioni Depretis ne sono la prova eloquente. La Gazzetta di Torino, pur riconoscendo esatta la costatazione dell’on. Rizzetti e deplorando il fatto, ritorce l’argomento dicendo: « Da dieci anni, nota l’on. Rizzetti, non è più la Camera che fa i Ministeri, ma il Governo che fa Camera. E perchè la Camera non ha protestato? E sarà una Camera ideale, impeccabile e insindacabile, quella, che per la massa neutra dei temperamenti ministeriali ad ogni costo, accetta qualunque Ministero, si rassegna a qualunque programma, anzi all’essenza di ogni programma, e condanna così sè stessa alla inazione? « L’on. Rizzetti ha troppo senso di equanimità per non convenire che se una colpa grave c’è stata e c’è nel Governo, ogni cittadino può bene rammaricarsi che da parte sua la Camera abbia da qualche tempo perduto le _ occasioni di dimostrare il suo valore, e di distinguere le responsabilità. » E non si può a meno di trovare che dal suo punto di vista anche la Gazzetta di Torino ha ragione nel riversare, almeno in parte, sulla Camera la colpa di questo stato di cose, che ha finito per allarmare seriamente il paese. A noi pare però che il motivo per il quale in questa discussione sembrano aver ragione tutti e due i contendenti, che pur affermano cose diverse, sia perchè ambedue si fermano agli effetti e non osano risalire alle cause di questa lunga impotenza che si manifesta, così nella Camera, come nei Governi che si succedono. E, a nostro avviso, la vera causa sta in ciò che non vi sono nè uomini di Stato, nè partiti che abbiano veri convincimenti sulle diverse questioni che si agitano, o, se ne hanno, sono così languidi nel difenderli che volentieri, in nome di un falso opportunismo, li abbandonano ad ogni momento; e non è raro lo scandalo del Ministro o del capo partito che sconfessa se stesso con una disinvoltura non certo commendevole. Ed a dare il doloroso esempio di tale facilità a mutare programma anche nei punti fonda-