3 febbraio 1901 L’ECONOMISTA 67 in caso di abolizione avrebbe potuto ricorrere il Comune. Accenniamo a questi primi studi per mostrare come la questione del .dazio, consumo sia stata di buon’.ora affrontata a Bergamo ; ma, senza seguire tutte le vicende che attraversarono le ideo è le proposte delle varie amministrazioni comunali di quella città, veniamo addirittura a considerare le ragioni in base alle quali Bergamo preferì, sopra ogni altra cosa, di trasformarsi da Comune chiuso in aperto e con quali provvedimenti raggiunse tale scopo, Bergamo è un centro industriale importante, che per ragioni topografiche mal sopportava la cinta daziaria; agli inconvenienti che essa presenta sempre, si aggiungevano appunto quelli provenienti dalla situazione della città. «La barriera, si legge in una relazione di speciale Commissione, non solo è causa di tante ingiustizie e di tante sperequazioni, ma eziandio serra in intollerabili strette lo svolgimento normale della economia cittadina e concorre a quella dispersione di forze che è una delle deplorate caratteristiche della città. » Vi è infatti la città alta o vecchia e la città bassa o nuova. Nel volume della Terra del compianto prof. Marinelli, dedicato all’Italia, si legge a pag. 684 : la città alta è anche la città vecchia dalle contrade strette, e contorte, dai palazzi e dalle idee aristocratiche e conservatrici. Le stesse grosse e potenti mura, con le quali la munirono, dopo che perdutala nel 1509,. la riebbero nel 1559 i Veneziani, contribuiscono a darle un certo carattere medioevale, che contrasta con 1’ aspetto della città bassa, la città moderna, dalle vie ampie e diritte, percorse da tramvie a cavalli, la città degli affari, del progresso e della vita nuova.... Nel 1871 il comune contava 37,363 abitanti, cresciuti a 39,704 nel 1881, a 44,802 nel 1894 e a oltre 47,000, come si disse, nel 1899. Dei 39,704 abitanti del 1881 soltanto 6,522 abitavano la città alta, 17,297 la media e bassa, il resto dimoravano nei borghi, che, per la maggior parte fan seguito alla parte bassa, d’onde irradiano lungo gli stradali suburbani, a sempre maggior contrasto con la serrata acropoli, da cui sono dominati '). Abbiamo notato tutto ciò, perchè si comprenda che Bergamo si trovava in condizioni affatto speciali e che occorreva provvedere con maggiore urgenza di altre città. Tra l’allargamento della cinta daziaria e il passaggio da comune chiuso *) *) Bergamo, di antichissima origine, sorge bel lamento sul monte S. Vigilio, uno degli sproni più avanzati delle prealpi, fra il Brembo e il Serio, offrendo, dal_ basso, attraente spettacol > di sé e, dal-halto, vastissimo panorama che si estende sulle colline e sui fertili campi lombardi. La stazione ferroviaria è appena a 247 m. sul mare, e la eo5ì detta città Bassa o Piana di poco la supera, ma, percor-correndo la bella strada Vittorio Emanuele o meglio una funicolare (lunga 229 m.) a motore elettrico, si raggiunge la città alta, il cui punto culminante, la chiesa di Santa Maria Maggiore, è ben elevato 380 metri, ed è ancora dominato dal Castello, che supera i 500 in. Cosi Bergamo, dopi Belluno (490 in.) o con essa, ha il vanto di essere il più alto capo-luogo di provincia che contino il Veneto e la Lombardia (La Terra, voi. IV, pag. 684). in aperto, fini per prevalere quest’ultimo concetto e certo fu bene, perchè 1’ allargamento della cinta avrebbe, a Bergamo, richiesto spese veramente enormi, in paragone al reddito finanziario del dazio consumo. Questo nella parte chiusa del comune ha reso circa 555,000 lire e in quella aperta 175,000 lire, in totale Bergamo ricavava 730,000 lire, dalle quali andavano tolte 200,000 pel canone governativo. Per attuare l’accennata abolizione della cinta, la Commissione del 1897 proponeva di convertire ed unificare alcuni prestiti comunali, con-traendone all’uopo uno di due milioni e mezzo, ottenendo così una economia annuale di circa 74,000 lire e di applicare le nuove tasse sulle biciclette, sui cavalli, sul consumo del gas e della luce elettrica e quella di famiglia e di rimaneggiare quella sugli esercizi e sulle rivendite, ottenendo in pari tempo qualche maggiore reddito dalle roggie e dal cimitero. Con questo piano di riforme tributarie la perdita derivante dall’abolizione della cinta e dall’applicazione del dazio forese a tutto il Comune era compensata. E Bergamo poteva pensare a un simile riordinamento tributario appunto perchè, da un lato non era possibile continuare senza gravi inconvenienti nel sistema vigente, dall’altro le imposte dirette già applicate non erano in misura eccessiva. Con le proposte della Commissione del 1897 le imposte e tasse dirette che prima rendevano il 35.78 del-1’ entrata complessiva, avrebbero reso il 53.41 per cento e le imposte indirette sui consumi dalla percentuale del 49.36 sarebbero passate a quella di 23.91. Con deliberazione 19 giugno e 11 settembre 1899 il Consiglio Comunale di Bergamo, dando forma concreta alle aspirazioni della cittadinanza, determinava l’abolizione della cinta daziaria pel 1° gennaio 1901. E i provvedimenti finanziari in massima adottati erano questi ; 1° applicazione del dazio forese a tutto il territorio del Comune con riserva di alcuni ritocchi alla tariffa, somma preventivata L. 450,000 2° riforma della tassa sugli esercizi e rivendite sulla base della elevazione del massimo di lire 200 a lire 250, maggiore introito previsto . » 5,000 3° applicazione di una tassa sulla luce elettrica e sul gas luce, introito previsto.............................» 25,000 4° riforma della tassa sul valore locativo, adottando il sistema della progressività a sensi di legge, maggiore introito previsto..............» 18,000 Sicome la Giunta comunale aveva espresso l’intenzione di escludere dal piano finanziario la tassa di famiglia, qualora si fosse potuto ottenere 450,000 dal dazio consumo forese, così il Consiglio, vista la probabilità sempre maggiore di raggiungere quella cifra, preferì modificare l’assetto della imposta già esistente sul valor locativo rendendola progressiva. Sicché in conclusione, le 530,0001ire occorrenti per fronteggiare il fabbisogno secondo gli ultimi studi venivano coperte con 450,000 lire ottenibili i dal dazio consumo forese, con 7000 lire di