682 L' ECONOMISTA 28 ottobre 1906 Nel 1904 il numero delle liti che le amministrazioni delle opere pie dovettero subire, non fu molto elevato: è notevole però che la maggior parte delie liti traggono origine da vertenze patrimoniali. Ciò dimostra sefmpre più evidente la opportunità di studiare se convenga vendere il patrimonio stabile per investire in rendita pubblica le attività tutte delle istituzioni pubbliche di beneficenza. E' assodato in fatto, dice la relazione, che il patrimonio immobiliare genera spese di gestione eccessive in confronto delle analoghe aziende private ed ó fonte di liti verso i terzi per devoluzioni, pagamenti di canoni, contestazioni circa diritti reali ecc. Il danno è ancora maggiore quando si ricordi che, spesso, il patrimonio delle istituzioni è costituito da canoni, censi, i cui titoli risalgono a tempo antico sicché frequentemente avviene che si prescrivono o co inunque diventano irrealizzabili per trascuratezza degli amministratori nel chiedere il pagamento o la rinnovazione in tempo utile dei titoli e delle iscrizioni ipotecarie. I! Consiglio superiore di assistenza e beneficenza pubblica nelle due prime sessioni finora tenute si pronunziò su ben 398 affari, fra proposte di riforme e ricorsi. Ad agevolare l'esercizio delle attribuzioni di carattere generale ha molto contribuito l'istituzione di due commissioni incaricate di concretare gli studi e le proposte da presentarsi al Consiglio. Presso le spe ciali Commissioni si trovano ora importanti proposte di carattere generale fra cui quelle di due schemi di regolamenti-tipo pei manicomi e per le case di salute. Premesso ciò la relazione passa ad esaminare paratamente l'opera di concentramento, raggruppamento, di trasformazione e revisione di statuti delle istituzioni pubbliche di beneficenza. Al momento dell'andata in vigore della legge 17 luglio 1890, il numero di tutte le opere pie soggetta a concentramento avrebbe potuto stabilirsi in 6,091 con una rendita di L. 4,527,519.97. Ora sottraendo da queste lo istituzioni già concentrate a tutto il 31 diceni bre 1905, comprese quelle per le quali fu annullato il decreto di riforma, cioè 5,793 con una rendita di lire 3,482,208, resterebbero ancora da concentrare opere pie 898 con una rendita di L.l,015,311.97. Nel biennio 19M-905 figurano fra gli enti concentrati per una rendita rilevante le opere pie di culto e le confraternite e precisamente per L. 185,723.55. Ciò è dovuto principalmente all'avvenuto concentramento delle confraternite di Parma e di Cassano Burge, aventi una rendita di oltre 109,000 lire le prime e di 21,559 le seconde. La categoria che dopo le confraternite figura anche nel detto biennio con una maggiore rendita, e cioè di L. 139,427.01 è quella delle istituzioni elemosiniere nelle sue molteplici forme, poiché per esse il concentramento è obbligatorio. Fra queste forme il maggior contributo è dato dalla categoria delle elemosine per i poveri in genere, la quale figura per ben L. 102,377.89. Seguono poi, con una rendita di L. 79,121.03 le opere pie dotali. Il numero delle opeie pie raggruppate (e fuse) dall'attuazione della legge al 31 dicembre 19Ò5 è di 346 enti con 6,509,676.75 di rendita. Sottraendo da tali cifre il numero e la rendita delle istituzioni per le quali è stato annullato il decreto di concentramento in seguito a ricorso, si ha che furono raggruppate fino al 31 dicembre 1905, 310 opere pie con una rendita di L. 6,234,118.19: rimangono quindi ancora da raggruppare 134 enti con una rendita di L. 1,153,383.41. La categoria che ha dato maggior contributo di raggruppamenti o meglio di fusioni è quella delle confraternite : segue poi quella degli Istituti per la istruzione e P educazione dell'infanzia. Il numero delle opere pie effettivamente trasformate dalla attuazione della legge 17 luglio 1890 al 31 dicembre 1905 fu di 1434 con una rendita di lire 1,169,213.89: resterebbero ancora da trasformare 2644 enti con una rendita di L. 2,249,531.93. Il compartimento che ha dato, nel periodo in esame, il maggior numero di enti trasformati è quello dell'Umbra e delle Marche, il quale figura con 107 enti, * prevalentemente Confraternite, aventi una rendita di L. 71,582.79: seguono poi l'Emilia, il Lazio, la Sicilia e la Campania. Di minore importanza quanto al numero degli istituti ed all'entità della rendita, sono le riforme eseguite nel Piemonte, nelle Puglie, nella Lombardia, negli Abru zzi e Molise e nella Basilicata: Ultimi sono ì compartimenti del Veneto e della Liguria. Nessuna trasformazione si è verificata in Sardegna. Era le rendite trasformate figurano in cifra più rilevante quelle delle confraternite che ascendono a L. 165,181 78; e se a queste si aggiungono anche le rendite delle Opere Pie di culto per L. 26,135.85 si ha un totale di L. 191,317.63. Seguono poi per una rendita di L. 14,784.85 i Monti frumentari. La relazione osserva poi che la forma di beneficenza a favore della quale è stata devoluta la maggior parte della rendita delle istituzioni trasformate è quella per gli inabili al lavoro, a cui vantaggio vennero destinate ben lire 69,507.01. Seguono i sussidi a favore dell'infanzia abbandonata per lire 63,228.43. A favore della beneficenza ospitaliere lire 59,187.39. Si scende poi ad una cifra di L. 16,066.60 a favore degli orfanotrofi, e di lire 13,896.74 a favore delle casse di prestanze agrarie, e di L 10,880.75 per soccorsi ad ammalati poveri a domicilio. Nel biennio 1904-905 furono sciolte 103 amministrazioni, distinte in 45 congregazioni di carità e iu 58 istituzioni autonome. Per 66 istituzioni il provvedimento di scioglimento dipese da disordini ed irregolarità amministrative; per 10 istituzioni da dimissioni e per 27 da impossibilità di funzionamento. Venendo infine a trattare dell'ammontare dei lasciti e del patrimonio lordo delle nuove fondazioni di beneficenza, la relazione rileva che mentre nei tre anni 1900-901-902 il patrimonio della beneficenza ebbe nel Regno un incremento complessivo di L. 46,362,919, con una media annuale di L. 15,451,316, negli anni 1903-904-905 l'incremento complessivo è stato di ben lire 56.295,490, coti una media annuale di !.. 18,765,163. I compartimenti che hanno dato maggior contributo all'aumento del pàjarimonio della beneficenza nel triennio 1903-965, sono - la Lombardia con L. 14.648,991; il Piemonte con L. 12,666,226; la Campania con lire 5.428,541; il Veneto con L. 5,179,730; l'Emilia con lire 3,748,493; la Liguria con L. 3,422,701, la Toscana con L. 3,211,254; la Sicilia con L. 2,375,726. LE FERROVIE DEL MONDO Da statistiche recentissime si rileva che, alla fine del 1904, la lunghézz - totale delle ferrovie di tutti i paesi del mondo era di 886,313 chilometri, di cui 26,958 costruiti durante il 1994 contro 21,139 del 1903 e 21,461 del 1902. L'aumento del 19J4 proviene specialmente dagli Stati Uniti dove esso fu di 9,358 chilometri. Era anche particolarmente forte nel Messico (2,769 chilometri), nell'Argentina (2,594 chilometri) e al Brasile (1,671 chilometri). Il capitale degli Stati Uniti ha partecipalo largamente alle costruzioni delle ferrovie in questi tre Stati, ma specialmente al Messico. La parte europea si è allungata di un poco meno di 5,000 chilometri, dei quali la Russia, l'Europa e l'Impero germanico hanno la parte più larga. Ili Asia non vi sono che le Indie orientali inglesi, il Giappone e la China che hanno contribuito al progresso della costruzione. L'attività della Russia in Asia ha cessato completamente sotto 1' influenza della guerra contro il Giappone. In Africa bisogna segnalare i progressi della costruzione nelle colonie germaniche; si rimarca un completo arresto nelle colonie inglesi e quasi completo in Australia, dove la situazione economica e politica sembra esserne la causa. La parte americana ha una lunghezza di 459,574 chilometri di cui 314,672 per gli Stati Uniti che sono cosi in avanzo di circa 40,000 chilometri sull'insieme della ferrovia europea che conta 305,407 chilometri. Ecco, a maggior chiarezza, la repartizione chilometrica a seconda dei continenti: America Europa Asia Australia Africa Chilometri 450,571 305,407 77,206 27,052 26,074 I differenti Stati tengono il seguente rango, secondo la lunghezza della linea: