24 Giugno 1917 — N. 2251 L’ECONOMISTA 505 nuovi ed in una paralisi sempre crescente della vita nazionale. Lo stato d’anemia dolorosa da cui e alletto il paese, l’arresto progressivo degli affari, l'impressione di angoscia e di crisi che va ogni giorno^ aumentando, hanno ragioni più profonde ■e più tristi. Bisogna ricercarle in noi stessi, ossia nei nostri dirigenti, nella nostra amministrazione, nei nostri servizi militari che da tre anni non si sono resi conto, del compito loro affidato, nel nostro spirito' pubblico che ha vissuto nelle illusioni ed ha lasciato fare. Giacché, in fondo, il principio animatore delle restrizioni, delle limitazioni, delle proibizioni, è ancora la disastrosa concezione dei primi giorni, e cioè della guerra fatta soltanto dai combattenti, dello sforzo nazionale che sospende per un certo periodo di tempo l’attività normale della nazione, di un ordine di cose temporaneo e passeggero che mette nelle mani dei militari tutte le risorse del paese per usarne sen-z’altra considerazione all’infuori di quella del risultato che si deve ottenere sul campo di battaglia». E l'autore continua polemizzando e mettendo in evidenza tutti i pericoli che potrebbero derivare da questa mentalità che considera il paese come una riserva sulla quale appoggiarsi secondo le circostanze, pronti ad invocare la necessità della difesa nazionale per giustificare ogni restrizione, ritenendo che tutto ciò che non si riconnette immediatamente alla guerra sia da considerare come attività superflua. « Il problema — continua l’Humbert — nella terribile prova che noi attraversiamo non è di consumare, ma di produrre. L’ultima realtà della guerra non consiste soltanto nello sforzo magnifico' dei fronti nel quale l’eroismo dei combattenti mette in valore i mezzi forniti delle retrovie, ma anche nell’oscuro lavoro interno che si sforza a mettere insieme questi mezzi, ad alimentare l’esercito, a far vivere il corpo sociale, di cui esso è oggi il membro più pulsante. « Da questo punto di' vista si vede quanto siano superficiali e precarie le distinzioni tra le industrie ed i commerci, che sono indispensabili alla difesa nazionale, perchè tutto ha attinenza con l’att'Vità economica ¡del paese ed ogni attentato alla sua vitalità ne diminuisce la forza di resistenza. Ad ogni restrizione nuova corrisponde un profondo indebolimento dei nostri mezzi di resistenza. Se le limitazioni sono divenute necessarie è per l’incuria o l’imprevidenza del governo. Bisogna accettarle, ma nello stesso tempo paralizzarle compiendo il massimo sforzo nella produzione. • « La guerra non è più un rapido duello tra due' eserciti: è una prova di resistenza, della quale riesce vincitore chi resiste meglio e più a lungo ». Ma anche di un altro lato del problema si occupa la stampa francese, esaminando le ripercussioni cheli blocco sottomarino può avere■ sull’approvvigionamento della Francia. L’on. Lancion, deputato del Finistère, nel Matin del 3 maggio, scrive : « Guerra d’usura, guerra di materiale, guerra di alimentazione! Si sente ripetere da tutte le parti con una certezza ed un’evidenza che ecclissano la forza e l’importanza di queste parole. Nella guerra di produzione gli alleati hanno l’immehsa superiorità di opporre >ai nemici le loro risorse, molto bene utilizzate nel loro insieme, alle quali si aggiungono o dovrebbero potersi aggiungere la quasi totalità delle ricchezze mondiali che una libertà dei mari meglio assicurata ed un impiego' più razionale dpi nostri mezzi di trasporto, — dovrebbero fornirci. La produzione francese agricola, mineraria ed industriale, con ì deboli mezzi di cui disponiamo, raggiunge una cifra, che sarà difficilmente sorpassata. Per aumentare le nostre provviste, il mezzo più semplice e più immediato che ci si offre è l’importazione dei prodotti strettamente indispensabili, impiegando il massimo del tonnellaggio disponibile e riducendo al minimo le perdite risultanti da una spietata guerra sottomarina. Che cosa si e fatto fino ad ora per tentare di risolvere le due principali questioni, del problema : guerra sottomarina ied utilizzazione del tonnellaggio ? « Un mezzo che l’on. Lancien suggerisce al ministro Violette, nel momento in cui il problema dell’ap-provvigionamento e del razionamento si prospetta così angoscioso, per aumentare il tonnellagg'ô disponibile sarebbe quello di utilizzare la flotta commerciale della marina da guerra, che rappresenta parecchie centinaia di migliaia di tonnellate, impiegate esclusivamente per l’approvvigionamento del nostro esercito e della nostra flotta d’Oriente, e della quale una parte importante resta per 'lo, più inutilizzata. Anche Clemenceau si occupa, il 3 maggio, nelle Homme Enchaîné » della puerra sottomarina e deH’approvvigionamento, e dopo una vivace cricca dèlia politica della, Francia verso' la Grecia e della spedizione in Oriente, viene a parlare della flotta inglese, di gran lunga superiore a quella tedesca per numero e per equipaggiamento, che si è trovata nella necessità di essere immobilizzata per fronteggiare le insidie tedesche. «. Al principio della guerra, egli scrive, noi a-vevamo la libertà dei mari, oggi non l’abbiamo più. E, 'mentre le corazzate tedesche se ne stanno chiuse nei loro porti, saldamente protetti dalle mine, i sottomarini si slanciano per raggiungere lontani raggi d’azione, donde ritornano indisturbati per nuovamente rifornirsi. I .nostri traffici, se non sono così aboliti del tutto, troppo spesso si vedono tagliate le vie». Tratteggiata la situazione, egli conclude, esortando, a prendere le dovute ed energiche misure atte a por .fine ad uno, stato di cose le cui conseguenze possono essere eccessivamente gravi, prospettando, il bivio che si proietta ai poteri responsabili o di persistere in una difesa dimostratasi inefficace, o di tentare piuttosto, nonostante i numerosi1 rischi, di svincolarsi violentemente dalla stringente offensiva. Il « Journal des Débats », 'parlando in quello stesso giorno del blocco sottomarino in un articolo di A. G., scrive che l’intervento degli Stati Uniti, secondo questo scrittore, avrebbe trasformate le condizioni del blocco della Germania, togliendo di mezzo tutte le difficoltà provenienti dai riguardi che i belligeranti dovevano usare nei confronti degli armatori, degli esportatori e de’ fabbricanti americani. Dopo essersi intrattenuto sul sistema adottato dagli Stati Uniti per l’approv-vigionamento dei neutri, A. G. osserva che per rendere effettivo, il’ controllo esercitato dagli alleati sulle ,riesportazioni dai paesi neutrali verso gli imperi centrali, esso dovrebbe estendersi anche ai prodotti nazionali dei singoli paesi neutrali. Infatti se i neutri, cedono ai nemici prodotti, dei quali non hanno soverchia disponibilità per importarne a loro volta dall’estero, si hanno le stesse conseguenze che si avrebbero se i neutri riesportassero ì nostri .prodotti. Di qui la necessità che gli -stati belligeranti subordinino le loro esportazioni nei paesi neutrali, alla condizione che i prodotti esportati non siano rivenduti ai paesi nemici. Per quei prodotti invece che i neutri possono esportare senza nuocere al consumo nazionale, si dovrebbe ricorrere ad altri mezzi per arrestare e diminuire la loro esportazione in Germania, sia acquistandone in grande quantità, sia^ Subordinando l’esportazione dei nostri prodotti alla restrizione nelle vendite di, altri che i paesi neutrali potrebbero fare ai nemici. Gl’Inglesi, per esempio, sempre secondo il «Journal desi Débats» si sarebbero accaparrati tutta la produzione norvegese di piriti, che servono alla fabbricazione dell’acido solforico, le riser-