504 L’ECONOMISTA 24 Giugno 1917 - N. 2251 questa scienza nelle condizioni attuali, cne nessun uomo ha potuto a può prevedere ( « invece di cercai e nega scritti dei passato la soluzione dei prò-uieim attuali, cne sono problemi nuovi, non salirne meglio — prosegue 1 ti amanite — cne il 1 emps uesse uno sguardo a quanto avviene m Inghilterra, la patria aegn uomini di Manchester, aei padri dei « lasciar lare » r V edrebbe cne « emer-gency-men » dai poteri quasi illimitati sospendono, quando, l'interesse delia difesa lo richiede, tutte le libertà e tutte le abitudini. jNon sentirebbe parlare altro cije di tassazioni, di restrizioni, di requisizioni di tutte le cose, compresi i valori mobiliari, e di i-costrizione. il 2 Maggio, Bònar Law, presentando il bilancio, annunciava che l'imposta sui profitti di guerra era stata elevata dai 00 affiso per cento (il che importa un'entrata di 5 miliardi di franchi), e per giustificare questo provvedimento diceva che questa era L’imposta più e-qua e 1meno nociva all’interesse nazionale, aggiungendo che non si deve pretendere che l’operaio lavori con lena, quando sa che il suo sforzo va a vantaggio d’un particolare ». E su questo punto conclude : « La guerra ha sospeso, le condizioni ordinarie della vita : i mezzi ed i principi di pace non saranno certo, quelli che la condurranno a buon hne ». Nello stesso giorno il Temps ricorda che nel 1793, essendosi verificata, penuria di viveri, la Convenzione aveva pensato di ristabile rapprovvi-gionamento. delle merci ricorrendo alla determinazione dei prezzi. L’n settembre infatti stabiliva con un decreto il prezzo massimo del grano, delle fanne e dei foraggi. Il 29 dello, stesso mese un altro decreto estendeva la stessa misura a tutti 1 prodotti di prima necessità senza eccezione, e stabiliva al tempo stesso un maximum per i guadagni, i salari, la mano d’opera e le giornate d; lavoro. Per facilitare l’esecuzione dei precedenti decreti ne fu emanato un altro il 1. novembre, col quale si minacciava di imprig'ionare, e poi di tradurli davanti ai Tribunali rivoluzionari, tutti quei mercanti 0 fabbricanti che, per non incorrere nella rovina, cessassero i loro commerci- L’applicazione di queste misure mise il Governo in un. dedalo m-strigabile d’imbarazzi di tutti i generi, espose venditori e gli acquirenti a vessazioni, ed a pericoli, ed infine portò, come doveva fatalmente accadere, la crisi industriale e la mancanza di merci al massimo apogeo.. Ed allora un decreto del 24 dicembre 1794 aboliva tutte le precedenti misure, motivando la deliberazione col fatto che « la legge del prezzo massimo annientava- di giorno in giorno il commercio e l’agricoltura; che più questa legge era severa, più diveniva impraticabile». — « Spetta all’industria, sbarazzata da ogni ostacolo, .— aggiungeva il decreto - al commercio rigenerato, moltiplicare le ricchezze ed i mezzi di scambio. Gli approvvigionamenti della Repubblica sono affidati alla concorrenza ed alla libertà ». Dopo essersi appellato all'autorità di un avvenimento storico destinato a comprovare l’inefficacia ed anzi il danno dell’intervento dello Stato, a sostegno della propria tesi l’autore dell’articolo aggiunge queste altre considerazioni : « E’ impossibile al legislatore fissare, anche per un periodo di tempo molto corto, il prezzo delle cose che è per sua natura molto variabile, perchè dipende da un complesso di circostanze che l’autorità pubblica è impotente a regolare. Allorché la legge pretende di regolare il prej^o delle derrate e delle merci possono capitare tre casi o il prezzo massimo è superiore a quello reale, ed allora la legge ha per effetto, dii destare, inquietudini ¡(nellJani.mo dei produttori e dei consumatori, — o. esso è uguale, ed .allora l’inquietudine seminata dalla legge tende a far alzare i prezzi, provocando un aumento nella domanda ed una diminuzione nell’offerta, — oppure, (e questo -è il caso, più comune) u prezzo , fissalo e imeriore ,a quello corrente, ed allora la legge conimene un attentato contro la proprietà, perche essa impone ai produttori di vendere ih perdila... yueiio- cne è disastroso — osserva ancora fi giornale citato. — è ,che da una parte fa produzione si arresta e ¡gli approvvigionamenti commerciali si sospendono, doppio fenomeno che l'autorità piu dispotica non può impedire, mentre d'altra parte il consumo cresce. La produzione diminuisce perchè il produttore teme di non ottenere per i suoi prodotti un, prezzo, sufficientemente rimunerativo; gii ‘approvvigionamenti si, sospendono ed 1 mercati sono, mal torniti perchè i produttori non possono più offrire la merce liberamente, e le minacele della legge fanno temere ai commercianti l’accusa di accaparratori. La diminuzione della produzione e la scarsità delle merci aumentano il distquihbrio tra il prezzo legale e quello corrente, e soltanto coloro che sono- in grado di pagare i prodotti secondo il loro valore vero attuale, possono procurarsi le cose di cui hanno bisogno, acquistando magari anche più del necessario, poiché la loro previdenza è eccitata da quelle stesse misure restrittive che sono state emanate. Cosicché le classi meno agiate ed operaie sono, quelle, che vengono maggiormente a risentire della determinazione dei prezzi, benché tutte queste misure abbiano- in origine la pretesa di favorirle»,.. « Le crisi degli approvvigionamenti non si risolvono — conclude e commenta, il Temps — con le requisizioni, le ingiunzioni, e con tutte le altre disposizioni restrittive, e gli insegnamenti che si possono trarre dall’esperienza del momento, attuale concordano con quelli offertici dalla storia. Il Governo deve trarre profitto da questi ammaestramenti per ritornare, dopo i ripetuti scacchi di questa politica di Stato, alle garanzie che offre la libertà ». L ’ Humanité dice: (« Basta con le capitolazioni » — polemizza ancora il Tem\ps — ma i pretesi arretramenti del Governo non sono che una prova di saggezza ed un. omaggio -all’evidenza dei fatti. Tutto- lo sforzo dello. Stato dovrebbe tendere, dal punto di vista economico, verso lo sviluppo del commercio e della produzione sotto l’influenza delle libere -contrattazioni, della garanzia dei contratti e del perdurare degli scambi ». A queste polemiche critiche del sistema segui-, to e da seguire del governo francese nella politica annonaria, in cui vediamo, l’organo ufficiale della stampa farsi paladino, della vecchia dottrina libe-risti-ca, mentre l’organo, socialista sostiene una politica di Stato sempre più estesa, -ed invadente, può essere ravvicinato- un articolo del Senatore Charles Humbert, il quale, prese le mosse dalle disposizioni emanate per disciplinare i consumi e gli approvvigionamenti, . si slancia in una poderosa critica di tutta la politica economica della Francia in questo periodo di guerra. Charles Humbert, nel Journal del 3 maggio, scrive : « Noi siamo- venuti -tardi al regime del ragionamento... e molteplici sono le forme attraverso ;e quali esso si esplica. Dal semplice calmiere sui cereali e sul burro alla tessera dello zucchero e della benzina, dalla monopolizzazione delle importazioni di farina sino alla chiusura temporanea ed alla sospensione di certi commerci, dal commercio e importazioni, delle esportazioni e dei noli sino al progetto di requisizione e di ripartizione de-,,li stocks di carbone, dalla limitazione del formato dei giornali sino alla diminuzione -del numero dei treni, noi abbiamo conosciuto tutte le forme dell’intervento dello- Stato nell’attività economica dei cittadini, che si traduce in, proibizioni ed impacci