9 luglio 1916 - N. 2201 L'ECONOMISTA 657 Ne rimasero in circolazione a' 31 dicembre u. s. contro .... alla line del 1914, con una diminuzione di . e con aumento di t^ 25.854 p / L. » 25.855 » » 22.820.158,70 14.450.353,57 N. 1 titolo L. 8.369.805,13 Il movimento dei vaglia si presta a osservazioni non diverse da quelle già fatte a pi-oposito dei titoli apodissari. La loro" rimanenza a principio dell'anno era di L. 14.685.277,15 che si elevarono a fine dicembre a L. 22.820.158,70, massimo importo dell'intero -esercizio. La circolazione media annuale fu di L. 18.825.860,81 a fronte di L. 11.934.267 nel 1914- con un aumento del 57,74 per cento. La durata media dei vaglia risultò di giorni 26; il loro impòrto medio di L. 1.774,43. Le corrispondenti cifre nel 1914 furono giorni 22 e L. 1.472,50. Segue il consueto prospetto recante il montare dei titoli nominativi rimasti in circolazione al termine di ciascuno degli ultimi dieci anni Anni Titoli apodissari Vaglia cambiari Totale 1906 . 17.432.280,87 8.356.099,09 25.788.379,96 1907 . 18.936.257,57 . 10.451.040,94 29.387.328,51 1908 . 18.574.255,26 9.639.006,11 28.213.261,37 1909 . 15,968.469,01 9.638.010,30 25.606.509,31 1910 . 19.617.510,34 11.912 692,22 31.530.202,56 1911 . 23.087.558,79 14.090.721,81 37.178.280,60 1912 . 18.533.227,10 14.673.585,49 33.206.812,59 1913 . 15.617.868,82 11.577.956,60 27.195.825,42 1914 . 21.851.875,91 14.450.353,57 36.302.229,48 1915 . 30.090.173,75 22.820.158,70 52.910.332,45 Come vedesi, i debiti a vista segnarono nel decorso esercizio un notevole incremento che non ha precedenti negli anni anteriori e che non è stato senza favorevoli conseguenze sull'entità della circolazione per conto del commercio. Conti correnti infruttiferi. — Durante lo scorso e-sercizio to'rnò ad accentuarsi nel movimento dei conti correnti infruttiferi il. regresso segnato, invece, in tenue misura mei 1914. I versamenti ascesero a . L. 3.437.615,44 e i prelevamenti a contro, nel 1914,rispettivamente ... » 3.639.477,13 e..... L. 3.533.101,68 » 3.640.644,96 L. 107.543,28 con una diminuzione in ciascuna delle categorie, di ... L. 201.861,69 e di ... La rimanenza di firn d'anno che fu di L. 385.669,75 nel 1914, discese nel decorso esercizio, a L. 290.183,51. Sono già note le cause di questo continuo regresso che si riflette chiaramente nelle cifre seguenti relative al movimento e alle rimanenze annuali di al- quanti esercizi. Movimento Rimanenza al 31 dicem. 1907 . 16.373.011,35 485.833,07 1908 . 15.206.703,14 387.373,47 1909 13.775.300,57 395.086,86 1910 .' • . 10.875.453,98 345.832,14 1911 . 10.269.107,84 334.360,10 1912 . 9.314.359,20 373.791,94 1913 . 7.597.449,44 386.837,58 1914 . 7.280.122,09 385.669,75 1915 . 6.970.717,12 290.183,51 fContinua) Per abbonamenti, richiesta di jascicoìi ed inserzioni, rivolgersi all'Amministrazione ; Via della Pergola, 31, Firenze. EFFETTI ECONOMICI DELLA GUERRA Le ripercussioni della guerra sul commercio italo-francese Il bollettino della Lega Franco-Italiana pubblica il seguente interessante articolo di Gino Borgatta che studia gli effetti della guerra sul commercio italo-francese. L'esperienza commerciale di questa grande crisi può essere utile assai ai fini della più stretta solidarietà commerciale ed economica tra l'Italia e la Francia di cui si sono rinnovati in questi ultimi tempi i più fervidi auspici e che è uno degli scopi precipui della nostra Lega raggiungere. La guerra ha rotto bruscamente le abitudinarie correnti commerciali formatesi nei due mercati coi mercati oggi nemici: crea impossibilità di continuare i rapporti già consolidatisi tra i due mercati latini ed i mercati tedeschi negli ultimi 15-20 anni, obbligando i primi a cercare di sostituire con scambi con altri mercati — e quindi in parte con scambi reciproci — quelli prima attuati coi tedeschi. A questo modo, la. guerra riesce ad eliminare le condizioni artificiose, in parte direi psicologiche, degli scambi commerciali tra mercati latini e mercati tedeschi, in quanto costituite non da precise convenienze economiche per la bontà delle merci e pei prezzi, ma favorite dai rapporti politici, dallo stato di sudditanza economica creato dai metodi di penetrazione commerciale, consentite dalla freddezza intervenuta tra i due* mercati latini dopo la crisi del 1888 e — fino all'attuale crisi — mai totalmente dileguatasi. E' vero che la guerra induce condizioni affatto eccezionali che possono favorire ed Intensificare gruppi di scambi la cui convenienza e. ragion d'essere verrà meno col cessare della guerra. Ma una parte degli scambi che l'attuale stato di cose facilita, costituisce invece un'esperienza, quasi direi una rivelazione preziosa pei due mercati e di cui si dovrà far tesoro per intensificare, nei futuri periodi normali, con opportuni reciproci racldolci-menti nelle tariffe doganali, gli scambi tra l'Italia e la Francia. Non si possono ancora trarre conclusioni definitive, perchè l'esperimento va tuttora svolgendosi; ma si possono già rilevare alcuni dati interessanti che riassumerò dalle statistiche testé uscite. Alla vigilia della guerra, com'è noto, la Francia teneva il quarto posto nei complessivi nostri scambi commerciali: nella media del quinquennio 1908-12 le importazioni dalla Francia salirono a 311,2 milioni (il 9,5 % delle totali nostre importazioni); le esportazioni in Francia 209,9 milioni (il 10,2 % del totale). Nel 1913 le importazioni salirono a 283,3 milioni, 1-e esportazioni a 231,4. Nel 1914 le prime sono discese a 205,5; le seconde a 174,1 milioni. Nel 1915 infine, secondo le cifre provvisorie, la Francia è salita al terzo posto nei nostri scambi commerciali con l'estero, il totale essendo salito a 547,4 milioni, di cui 177,9 importazioni dalla Francia; 369,4 esportazioni in Francia. Quali movimenti di merci hanno costituito questa variazione? Confrontiamo brevemente i maggióri gruppi di scambi della vigilia, con quelli emergenti nell'anno della nostra entrata in guerra e rottura coi mercati tedeschi. Nel 1913, tra le importazioni in Italia, più cospicue erano quelle delle categorie: lana: cascami e greggia (33.186,5 mila); pelo (3.602.3), manufatti (9.060,7); sete: tratta e cascami (10.058.5 mila), tessuti e nastri (6.737,9), altri manufatti (9.874,9); pelli: crude (6.668,4 mila), conciate e lavorate (15.652,1 mila); prodotti chimici, profumerie (20.905,6); metalli e lavorati: rottami ferro, greggi, semi-lavorati (8.684,5 mila), lavorati di ferro e acciaio (9.240,01), altri metalli lavorati (11.194,6), macchine (5.047,6), strumenti scientifici (6.904,3), argento greggio e lavorato (7.699.3), oro id. (2.241,1); pietre preziose lavorate (18.570,3 lire); lavori di gomma e guttaperca (7.315,5); mercerie (6.57^,4); pesci e crostacei (6.022,1); olii fissi, esclusi d'oliva (6.086,6), ecc. Tra le esportazioni italiane in Francia prevalsero le sete: tratta e cascami (60.574,006), tessuti, nastri e altri manufatti (6.027,7 mila); pelli crude (17.264.127 lire), canapa greggia e pettinata <10.231,3 mila); vini 8.611,3 mila); pollame e uova (lire 7.822.685); mine-