652 L'ECONOMISTA 9 luglio 1916 - N. 2201 c'osa che adesso ci desta meraviglia è il venire a sapere che nemmeno nel Marocco stesso la rinunzia al regime capitolare è riuscita occasione sufficiente a fare risolvere in modo definitivo una questione di non molta entità, che interessa cittadini italiani e che pende insoluto da qualche anno, tra essi e le Autorità francesi. Si tratta di questo. Quattro anni or sono v'era nel Marocco la guerra civile. Un Pretendente, insorto contro il Sultano legittimo, era riuscito a insediarsi a Màrrakesc, e lì, a capo de' suoi, devastava e predava. Alcuni francesi dimoranti in quella città furono suoi prigionieri. I pochi italiani che vi si trovavano fuggirono' in tempo; salvochè strada facendo verso la costa, furono assaliti da una masnada, (li predoni indigeni e "spogliati d'ogni cosa. Altri italiani, che non dimoravano a Màrrakesc, ma vi possedevano campi coltivati e magazzini colmi di granaglie, ebbero le loro proprietà rovinate e svaligiate. Di 11 a poco le truppe francesi entrarono a Mar-rakesc, ristabilirono l'ordine, e la Francia impose di fatto all'Impero Sceriffiano quel suo protettorato", di cui aveva già dato l'annunzio all'Europa. Così gli spogliati, come gli svaligiati sporsero al Consolato italiano di Casablanca i loro reclami quasi subito; (quasi, cioè quanto presto lo consentei un paese privo di rapide vie di comunicazione) e alcuni, in seguito, anche al Ministero degli Affari Esteri E ora sono trascorsi circa quattro anni, e non solo gli interessati non hanno ancora vistò la croce di un quattrino, ma, 1° non sanno affatto quando potranno vederla, 2° hanno motivo di credere che toccherà loro, in confronto a ciò c.he speravano, una vera mi-' seria. Una. lettera privata, di degnissima persona clic vive laggiù, ci viene comunicata da un nostro amico. Le lettera dice che il Lyautey, Residente Generale Francese, ottenne tempo fa dal suo Governo un nuovo prestito, eia servire per lavori pubblici e per pagamento di vecchi debiti, ma osserva che dei due scopi si sta dietro con assiduità soltanto al primo. Malgrado la guerra, dice, o forse appunto a causa della guerra, cioè per tenere occupati i mori e gli europei, si continuano i lavori pubblici, anzi si dà loro maggior sviluppo, il Governo francese sentendosi oggi libero da tutti gli intralci che ogni sua a-zione nel Marocco mettavano il Governo germanico e varie convenzioni con altri Stati. Ottima cosa, ma e il pagamento dei vecchi debiti? Ed aggiunge: Corre voce che ai danneggiati verranno non già corrisposti « indennizzi » pei danni sofferti, ma largiti « soccorsi » in considerazione dei danni stessi. Nel qual caso, alcuni dei danneggiati sono disposti a chinare il capo, a contentarsi di pigliar quei pochi, purché non si prolunghi l'indugio, e a farla finita; altri invece non intendono rassegnarsi a una soluzione che ritengono poco dignitosa nella forma quanto poco equa nella sostanza. In verità, a questi ultimi non sapremmo dar torto. Essi non sono dei nulla tenenti, ai quali si possa, dopo lunga loro insistenza, gettare una elemosina; tanto per farli stare zitti. Sono stimabili negozianti, che hanno saputo col proprio lavoro acquistare una onorata condizione sociale. E ragionano così: Quando si assume la qualità di protettori, bisogna saper proteggere, e dagli assalti dei ribelli e dei predoni l'Autorità 'francese non ci ha saputi proteggere. Chi vuole essere dominatore e ha la forza e intende esercitarla, deve sentirsi responsabile del fatto dei propri sudditi, come nel diritto privato ognuno è responsabile verso i terzi del fatto de' propri dipendenti. Dei danni sofferti abbiamo prodotto prove e documenti. Perchè non riconoscere il nostro diritto a esserne indennizzati? Perchè tenerci a bada colla promessa d'una semplice liberalità, che oltre- a tutto non viene mai, à puro piacimento di chi vuole vestirsi da donatore? Questo a noi sembra un ragionar diritto. Lo ha il nostro Governo secondato ed appoggiato? Può darsi, ma dai risultati, a tutt'oggi, non si direbbe. Adesso però il momento che corre ci pare quanto mai indicato per riuscire nell'intento: magari senza energici reclami, piuttosto anzi con osservaziohi pacate e a-michevoli, ma insistenti. D'altronde non si tratta davvero di questione molto ardua. Si largheggi pure nella valutazione delle circostanze. Nei primi tempi del protettorato la Francia ebbe nel Marocco ben altre e gravi faccende di cui occuparsi! E' vero. Proteste e richieste, anche se non sono campate in aria, devono essere vagliate con cura, esaminate a fondo! E' giusto. In materia di danni, gli interessati qualche volta, son capaci di farli apparire maggiori del vero, e per aver cento, chiedere duecento, trecento e più! E' innegabile. E sotto il rispetto "politico, sino a due anni fa, tra l'Italia allora legata alla triplice alleanza, e la Francia, i malintesi (in politica i veri e propri contrasti d'interessi si sogliono chiamare, per eufemismo, malintesi) non erano forse all'ordine del giorno? Ebbene, anche questo ricordo si ammetta ppre. Ma ora tutto ha un aspetto nuovo: molto tempo è trascorso; gii interessati hanno avuto pazienza; le loro richieste hanno potuto essere esaminate con ogni agio; è giù stato loro dato qualche affidamento; come -stiano le cose deve oramai constare con chiarezza; e d'altra parte le relazioni politiche sono proprio l'opposto di quello che erano. Non solo le due Potenze sono formalmente alleate, ma i due popoli si ricambiano i più caldi sensi- d'amicizia. Nella guerra contro i comuni nemici, i sentimenti sono all'unisono, gli interessi coincidono. E mentre due grandi nazioni hanno bisogno in pari grado una dell'altra, una que-stioncella di così poco momento, priva d'incognite nata in altri tempi fuori d'Europa, su un terreno libero da contrasti, dovrebbe trascinarsi ancora insoluta? E mentre ieri l'Italia, senza visibile compenso (bene o male che abbia fatto) acconsentiva da parte sua all'abolizione delle Capitolazioni nel Marocco... Ma si levi di mezzo una buona volta quest'altra microscopica faccenda! Sia reciproco il buon volere di definirla da amici. Nel liquidare gli indennizzi si venga, se occorre, a transazione; ma, da parte della Francia, senza imporre forme umilianti é con equa e ormai doverosa larghezza.' E. Z. NOTE ECONOMICHE E FINANZIARIE li commercio dell'Impero Ottomano cori l'estero nell'anno fiscale 1327 (1911-12) Il Bollettino del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, serie B, fascicolo 5, pubblica un diligente studio statistico compilato dall'addetto commerciale alla R. Ambasciata di .Costantinopoli. Lo studio contiene gli ultimi ciati che si conoscano sul commercio estero della Turchia, e mette in grado chiunque lo consulti di rendersi ragione delle merci che l'Impero ottomano importa ed esporta in tempi normali. Commercio dell'Impero Ottomano con l'estero nel 1327. — Nell'anno fiscale 1327 (14 marzo 1911-13 marzo 1912) gli scambi dell'Impero Ottomano con l'estero (espressi in milioni e diecine di migliaia di lire italiane) ascesero a milioni 1684.62 di cui mil. 991.60 spettano all'importazione e mi!. 693.02 all'esportazione. L'importazione superò l'esportazione di milioni 298.58. ........ Confrontando il commercio del 1327 con quello elei 1326 si ha che l'importazione aumentò di mil. 52.52, l'esportazione di mil. 134.32 ed il movimento totale di milioni 186.84. Importazioni. — Nell'importazione del 1327 parteciparono principalmente i seguenti Stati: Mil. di L.it, Percent, Gran Bretagna . 218.81 22.07 Austria-Ungheria 150.45 15.37 Germania .... Francia . t 113.59 11.45 86.66 8.74 66.90 6.75 Italia..... 54,06 5.45 Belgio..... 44.54 4.49 India..... 43.47 4.38 Persia..... 32.72 3.30 Bulgaria .... 32.17 3.24 Romania .... 27.03 2.73 Stati Uniti d'America 26.97 2.72 Egitto..... 21.93 2.21 Olanda..... 18.01 1.82