9 luglio 1916 - N. 2201 L'ECONOMISTA 651 che divengono importanti per loro continuità. Se, però, una volta apportato, l'oro non fosse solidamente posto* sotto chiave esso sfuggirebbe. Tutte le* antiche e grandi nazioni dell'Europa, essendo impegnate nella guerra, sono enormemente compratoci di prodotti esteri e vendono limitatamente i prodotti nazionali; esse, dunque, non attirano l'oro. D'altra parte le giovani contrade* o quelle secondarie non essendo impegnate nella guerra, vendono* in grande quantità, a prezzi assai elevati, oggetti nazionali, e* sono compratoci limitate, per la difficoltà di poterseli procurare, di oggetti esteri; esse attirano dunque, l'oro* al punto che talune, come 'lo prova gl'esempio degli Stati Uniti e della Svezia, gudicando-sene sature, cercano finanche di respìngerlo. Le statistiche messe insieme ogni settimana dai giornale inglese «The Statist » sugl'incassi delle grandi banche e dei diversi.paesi, rendono conto di questi spostamenti d'oro fin dall'inizio della guerra. Noi porremo* insieme i paesi, a seconda che essi siano belligeranti, sia dal lato nostro, sia dall'altro, ovvero* che siano neutrali. Si noti che, generalmente, gl'incassi di oro sono aumentati dapertutto; ciò deriva, come lo abbiamo detto, da una parte, dal fatto che l'oro* è divenuto scarso nella circolazione, poi altresì dal fatto che, nei due anni quasi che ha durato la guerra, la produzione dell'oro del mondo è ascesa a quasi 5 miliardi (circa due miliardi e mezzo all'anno), la cui minor parte soltanto è stata assorbita dall'industria. Fatte queste riflessioni, veniamo ai fatti; le cifre sono in* lire sterline,* là sterlina vale, alla pari del franco, 25 fr. 22 ed, -attualmente*, essa è al cambio di 28 fr. 13: Incassi