30 luglio 1916 - N. 2204 735 mediati della nostra economia e nulla possono avere di comune colle necessità della difesa, quando gli scambi debbano avvenire coi paesi alleati o con unzioni neutrali d'oltremare. Si è detto fin dal principio' della guerra che in questo periodo le industrie avrebbero dovuto prepararsi alla ripresa dopo la guerra per non essere sopraffatte nella gara che la pace riaprirà più forte, sui mercati nuovamente liberi. Ma non basta spronare elle parole gl'industria li; conviene dare loro un ambiente entrò il quale le possibilità di riuscita non debbano essere frustrate da uno svolgimento insicuro, aleatorio, lento ed eccessivamente oneroso degli scambi che noli e cambi rendono già così difficili. Ci viene segnalato un esempio che ci sembra dimostrativo. L'industria del sughero che conta a Genova ed a Milano parecchi stabilimenti, potrebbe, in questo momento, tentare i mercati esteri finora rimasti in assoluto dominio della Spagna, utilizzando materie prime che — non adatte al consumo interno — venivano, prima della guerra, esportate allo stato greggio da industriali esteri, specie tedeschi, che ora naturalmente non comprano. Ma quantunque siano accordate deroghe al divieto, le difficoltà e le lungaggini delle pratiche allontanano gl'industriali dal tentare esportazioni che presentano, anche se libere, molte difficoltà in questi momenti anormali e debbono affrontare la concorrenza della più antica industria spagnuola. La Francia infatti — che ha una industria del sughero — lascia liberi completamente gii scambi coi paesi alleati. Non si comprende poi come, mentre le deroghe all'esportazione, ad esempio, dei' turaccioli, siano sottoposte alla trafila delle Camere di Commercio, de! Ministero e delle Commissioni, il cascame di sughero, unico prodotto che. possa essere utilizzato pei ■bisogni della guerra servendo come materia prima alle industrie dei frigoriferi e degli isolanti possa uscire colla semplice _ autorizzazione della Dogana. Se 'il reginie dell'esportazione può risolversi in danno dell'industria, quello di importazione le reca il tracollo. Si vieta infatti l'importazione del sughc ro greggio e si lascia libera quella del lavorato. Ne consegue che, mentre le nostre industrie non potranno dare al mercato ie merci di grosso spessore richieste dalla industria enologica, questa si vedrà costretta ad importare la merce lavorata dall'estero che è lasciato completamente libero di farlo. Certamente l'abolizione del divieto di esportazione per merci dirette in paesi alleati o neutrali d'oltremare, avvantaggerebbe con l'industria anche lo Stato per I aumentato scambio ed i produttori che non potendo vendere le materie di basso calibro all'estero ie vedono ora deprezzare. I na limitazione al divieto d'importazione impedirebbe una concorrenza, già fiaccata prima della guerra, che potrebbe risorgere quando, in mancanza di tale limitazione, non venga proibita, con l'introduzione delle materie prime, anche quella delle merci lavorate. Nelle condizioni di questo ramo di industria, altre ve ne sono e, ripetiamo, una revisione delie voci esperita col concorso delle Camere di Commercio e degli industriali, potrebbe togliere lacune e difeti i rese inevitabili dai primi e necessariamente affrettati provvedimenti. Il nuovo raccolto del grano. — Col nuovo raccolto quasi ultimato, la complessa questione degli approvvigionamenti granari torna ad occupare da una pai-te gli studiósi di cose agrarie, e dall'altra parte, sotto vario aspetto e dal proprio punto di vista, industriali e consumatori. Il nuovo prezzo del grano L. 36 il quintale pel grano tenero e L. 41 pel grano duro) ha dato luogo a qualche discussione, che menta. oggi ricordale. U vecchio prezzo di L. 40 era relativo ad una proibizione molto scarsa che la statistica aveva valutato in circa 46 milioni di quintali, ma che effettivamente moltissimi hanno ritenuta inferiore. La produzione prevedibile in quest'anno sembra, invece Possa andare tra i 50 e i 55 milioni di quintali e sperabilmente non inferiore ai 52 milioni; questi ottenuti .""a superficie coltivata a grano minore di quella net lJlo, quindi per tale fatto, con minor costo umilino di produzione. Per confrontare il prezzo d'impero attuale col pre- cedente prezzo notificato nel gennaio 1916, è da riportare .il primo al medesimo mese di consumo, e cioè al gennaio 1917. Al prezzo di L. 30, al luglio 1916 sono da aggiungere i sei prescritti aumenti mensili di L. 0,15 per .arrivare al gennaio 1917, il che porta il prezzo a L. 36,90. Vi è .poi da tener conto che è stato abbassalo da kg. 78 a kg. 77 il peso dell'ettolitro pei' l'applicazione del prezzo massimo; sicché un più largo numero di partite potrà beneficare del prezzo massimo istesso, e può computarsi il percento di aumento corrispondente, portando a !.. 37,25 in confronto col prezzo di I,. 40 del gennaio 1916 — il prezzo del gennaio 1917. Ma conviene ancora notare che il 1915 fu annata di modesta produzione, e il 1916 si attende ragionevolmente di produzione totale ed unitaria maggiore, nella media del Regno. Ritenuta attendibile la produzione d.i quest'anno in quintali 52 milioni, vanno tolti in primo luogo i 6 milioni destinati alla semina. Dai 46 milioni residui vanno tolti gli 8 milioni di quintali, circa, di grano duro, ipei quali il nuovo prezzo resta uguale a quello precedente. \ Dai 38 milioni residui, sono infine da dedurre i 23 milioni circa di quintali assorbiti dal consumo agri-* colo senza passaggio di mano (le indagini di statistica ragguagliano appunto il consumo rurale a circa il 50 per cento del prodotto nazionale epurato dalla semente). Rimarranno adunque 15 milioni di quintali di grano tenero, quantitativo soggetto a contrattazione — sui quali saranno applicabili le discussioni circa le differenze dei prezzi vecchi e nuovi. La proprietà industriale durante l'anno 1915. Dalle statistiche dei Bollettino della proprietà intellettuale risulta che per il 1915 furono presentate-in Ital ia 5558 domande di privative industriali; di cui 5380 per privative, completivi, riduzioni e prolungamenti, 177 per trasferimenti. 1 per sequestro conservativo. Furono concesse attestazioni e regis,razioni per 4480 privative, completivi, riduzioni e prolungamenti, per 180 trasferimenti e. per il sequestro conservativo. Le domande per privative di modelli e disegni di fabbrica raggiunsero appena la cifra di 128. mentre* gli attestati e le registrazioni furono 137. Infine si : ebbero 586 domande per marchi di fàbbrica e 564 concessioni. Interessa sopra tutto considerare gii attestati di privativa industriale, di complemento, di riduzione e_ di prolungamento per notare come la guerra si sia gravemente ripercossa anche in questo ramo di attività umana. Nel 1911 furono infatti rilasciati a inventori nazionali 2466 attestati, nel 1912 3409 nel 1913, 3842, nei 1914, 2955, nel 1915, 2533. ' Dato il sistema vigente in Italia di esame sommo-rio delle invenzioni di cui si chiede il brevetto la diminuzione delle cifre degli attestati rilasciati ' potrebbe avere un valore o insignificante n magari anche essere indizio di maggior serietà nelle domande degli attestati stessi. Certamente che se tutte le invenzioni per cui il brevetto vien concesso dovessero avere pratica applicazione, novera umanità- si vedrebbero le peggiori pazzie e ie più dannose Ma i noi ci siamo proposti solo di rilevare ani come l'in-ventività sia diminuita con la guerra Apnnre ancora più diminuita quando si considerino le cifre ri-ferentisi agli attestati rilasciati a inventori stranieri. Troviamo infatti che nel 1911 furono concessi brevetti per un totale di 6950 mei 1912 nello misura di 9730, nel 1913 di 10,560. nel 1914 di 7680. nel 1915 di 4880. La guerra ha diminuito in parte Tinventivitò anche degli stranieri, cóme lo provano le cifre del 1914, in narte. e ciò nel 1915, ha tolto la possibilità agii Stati dell'Europa centrale di poter introdurre le loro invenzioni in Italia. Dei 4880 attestati di privativa di complemento ecc. la più gran parte spetta a stranieri. Figurano tra i paesi esteri principalmente la Germania la Francia, gli Stati Uniti d'America, la Gran Bretagna e la. Svizzera. Si nota anche come ognuno di questi paesi abbia chiesto brevetti in Italia più particolarmente per quelle produzioni per le quali eccedono. Così la Germania ha 70 attestati per l'elettrotecnica, 65 per le industrie chimiche diverse, 48 per i genera-