30 luglio 1916 - N. 2204 L'ECONOMISTA 727 tre, non essendo tale classificazione specificata ul- I teriormente, secondo le cause del debito, la natu- ' ra dei beni ipotecati, ecc. l'influenza dell'importanza demografica dei centri sul fenomeno non può essere messa in piena luce. Nè, d'altra parte, è nostro proposito, data l'indole e l'estensione di questa nota, addentrarci in ! ulteriore disamina dell'argomento, mentre restiamo paghi delle conoscenze fin qui ottenute, se pur esse non siano sufficienti a mostrarci, nei caratteri delF ambiente, le origini delle differenti manifesta- \ zioni del fenomeno esaminato. 13. Per chiudere però il nostro esame, vogliamo ancora determinare il carico medio che il debito ipotecario presenta rispetto alla ricchezza immobiliare delle singole regioni italiane e dello Stato, nel far che avremo occasione di rettificare i dati che in proposito ha ricavato, nel volume che stiamo esaminando, la Direzione Generale delle tasse sugli affari (I). Questa invero, i cui criteri spesso variabili relativamente ai limiti di integrazione della ricchezza successoria in seguito al fenomeno dell'evasione nelle denuncie, avremo altrove occasione" di rilevare (2) determina, per ogni regione, l'ammontare presunto della proprietà immobiliare privata aumentando del 25 % il valore accertato nelle trasmissioni gratuite immobiliari, mentre contrappo- ne, a tale somma, per ricavarne il rapporto, lo ammontare rispettivo, regionale, del debito ipotecario complessivo. Ciò, a parte la corrispondenza al vero del limite di integrazione del 25 % nei riguardi dello Stato, porta, per le singole regioni, a valutazioni difettose, dopo che noi abbiamo dimostrato, partendo da dati offertici dalla stessa Direzione generale delle tasse sugli affari, come l'evasione nelle denuncie per la ricchezza immobiliare, vada aumentando da Nord a Sud (I). Inoltre, comprendendo il debito ipotecario totale circa 420 milioni gravanti beni dello Stato, o di altri enti pubblici, od associazioni, ne risulta, considerando anche questi, un carico più o meno superiore, per regioni, a quello derivante dalla sola parte spettante ai privati,, la quale è pure facilmente determinabile. Partendo dunque da questo dato e integrando il valore della ricchezza immobiliare successoria regionale nei limiti riscontrati nella nostra citata ricerca, potremo determinare con maggiore ap-. prossimazione la gravezza media del debito ipotecario privato, la quale, mentre, generalmente, si dimostrerà inferiore a quella ricavata dall'Amministrazione, risulterà proporzionalmente più forte al Nord e più .lieve al Sud, in confronto ai dati da questa ottenuti. REGIONI Valore medio delle trasmis- A i sioni gratuite At®gl,u', immobiliari ™ accertato ne-gli anni 1911-13 in milioni cento Nord..........584 1 Centro .... 1610 Sud..........238 4 Sicilia..........111.3 Sardegna .. . . 13.4 Regno..........1.108.3 Totale Valore della proprietà immobiliare privata secondo l'amministr.. 146.0 730.1 40.2 ' 201 2 59. 3 298 0 27 8 130 2 3 3 16 8 277.1 1.385 4 26 285. 5 7 245 3 10 729.4 5 010 9 603 6 49 874. 7 Ammontare del debito ipotecario totale 2 086 9 1.015 8 775 8 344.0 31 3 4. 253 9 per cento 7.9 14 0 7.2 6 8 9.2 Nostro calcolo del valore della proprietà immobiliare privata 25 952 4 7 412 4 12 992. 4 6 037.2 680 4 Ammontare del'debito ipotecario privato 1.861 4 895 6 712 0 338.9 28 6 Debito ipotecario privato percentuale 7 2 12.1 5 4 5.6 4.2 N. B. Nel calcolare il valore regionale della ricchezza immobiliare privata abbiamo moltiplicato i valori successori per 36, cifra che dovrebbe corrispondere all'intervallo medio devolutivo. Ciò facemmo essenzialmente per mantenere la comparabilità dei nostri dati con quelli dell'amministrazione, che usò di tale coefficente, a prescindere dall'efficacia pratica e dal valore scientifico del metodo corrispondente, per la critica del quale rimandiamo specialmente all'opera citata del Gini. Osserviamo però che il nostro calcolo corrisponde, nei risultati, all'ammontare della ricchezza privata immobiliare italiana da questi determinato per altra via. 14. L'esame della tavola corrispondente ci mostra dunque, come, per l'Italia, il debito ipotecario gravi sul valore degli immobili privati per circa il 7.4 % anziché 1*8.5 come riteneva la Direzione delle tasse sugli affari, e, corrispondentemente, sia pure minore per le singole regioni, rivelandoci, anche da questo lato, che le regioni del Sud sono, relativamente, meno gravate di quanto si potesse ritenere, mentre soltanto la proporzione per la Regione centrale risulta, inconfronto alle altre, notevolmente più elevata, per le circostanze ormai note. Lo sviluppo del debito ipotecario noi sappiamo essere non sempre un male, ma spesso una forma socialmente utile di credito; auguriamo che dovunque esso abbia ad assumere questo benefico compito, trasformandosi da credito di consumo in credito produttivo. Aldo Contento. (1) Vedi pag. XLII e seg. (2) Nel nostro annunciato lavoro. NOTE ECONOMICHE E FINANZIARIE Il Credito agricolo nel Portogallo e la sua riorganizzazione Sino al 1911 può dirsi che non esìstesse al Portogallo credito agricolo, e gli agricoltori si trovavano cosi alla mercè ideile pratiche usuraie di mutuanti privati. 11. decreto-legge del 1° marzo 1911 pose riparo a tale deficienza, promuovendo la costituzione di Casse mutue di credito agricolo, mediante ! il sussidio finanziario dello Stato. A tale fine il Governo destinò la somma di 1.500.000 scudi (7 milioni 500,000) per la concessione di prestiti alle Casse ! succitate che a loro volta dovevano fornire il da-| naro ai propri soci. Lo stesso decreto creò una « Commissione di credito agrario » (Junta de Crédito Agricola), incaricata della concessione dei prestiti alle Casse, con ampi poteri di ispezione e di vigilanza su di esse. Le Casse corrispondono sui capitali che ricevono dallo Stato l'interesse del (1) Vedi li nostro lavoro : Sulla ripartizione territoriale della ricchezza privata in Italia, nel « Giornale degli Economisti » giugno 1914 e lo studio: Sulla evalione nelle trazmUeioni immobiliari gra-| tnite. stessa Rivista, luglio 1916.