732 L'ECONOMISTA 30 luglio 1916 - N. 2204 to di 8 miliardi e mezzo ed ha ricevuto dalla Germania un miliardo. Il debito pubblico è aumentato di miliardi in Austria e di 10 in Ungheria,' ciò che assorbo mezzo miliardo di più d'interessi. Il debito greco. — Le entrate destinate al seivizio del Debito pubblico greco sono ascese per maggio a 2.830.203 dramme e pei 5 mesi mesi a 14.647.926 dramme, in aumento di 2.606.259 dramme sul periodo corrispondente del 1915. i L'Austria riduce del 40 per cento l'interesse di tutti i suoi debiti. — L'Austria-Ungheria non paga più in oro gli interessi dei suoi debiti, ma in carta svizzera al corso del cambio. Siccome la carta austro-ungherese perde nel' cambio il 40 per cento circa, la medesima perdita colpisce l'ammontare dei suoi debiti. I prestiti americani ai belligeranti. — Le somme prestate dagli Stati Uniti alle nazioni belligeranti superano ì cinque miliardi di franchi. Dal principio della guerra le esportazioni degli Stati Uniti furono in eccedenza sulle importazioni di tre miliardi di dollari, cioè, tre volte la cifra normale. Sembra quindi che, anticipando queste forti somme agli alleati, il nostro paese non fa che prestare denaro pei loro acquisti. Nuovo prestito turco, — 11 «Giornale ufficiale» pubblica una Ordinanza che autorizza il Governo a concludere con la Germania un prestito sotto forma di anticipazione per 2.259.000 lire turche con che l'importo delia terza anticipazione della Germania alla Turchia sale a 9.599.000 lire turche. IL PENSIERO DEGLI ALTRI Democrazia ed insegnamento professionale. Filippo Carli, « Idea Nazionale », 23 luglio 1916. Il problema dell'insegnamento professionale è per sua natura, e per le sue finalità un problema essenzialmente nazionale, e rientra direttamente nella prammatica di un partito che al disopra della classe vede La Nazione. Esso dita iti deve essere inteso non soltanto .all'elevamento tecnico-spirituale dei larghi strati della popolazione, ma anche al rafforzamento delle classi inedie ed alla formazione di quelle capacità che devono stare al vertice delta piramide sociale ed esercitare le funzioni di direzione della vita economica nazionale. In altre- parole l'insegnamento professionale deve condurre alla piena valorizzazione delle energie potenziali della nazione. Esso pertanto non è compito solo della democrazia, ma di ogni cittadino che abbia desiderio di un avvenire nazionale in pieno, di tutti coloro che sentono come la vita nazionale debba trarre dalle frese,e sorgive delle energie del popolo i fattori della sua giovinezza perenne. ' I danni economici della guerra. G. Mosca, «Corriere della Sera », 25 luglio 1916. Esaminando le spese e i danni clic la guerra produce essi possono, secondo i loro effetti economici, essere divisi in tre categorie. Una prima categoria è rappresentata, dalla ricchezza effettivamente distrutta; la seconda dalla ricchezza che dai paesi belligeranti va a quelli neutrali o da uno Stato belligerante- ad un altro, e la terza, da quella parte di ricchezza che nei paesi belligeranti passa dallo Stato ai privati e dai privati ad altri privali. E' evidente che la seconda"e terza categoria rappresentano uno spostamento anziché un vero consumo di ricchezza E' difficile fin d'ora stabilire una proporzione esatta fra te tre categorie di spese: si può dire solo che la prima categoria dev'essere in proporzione molto forte nei paesi che* come l'Austria, la Russia e la Francia hanno visto larghe plagile del loro territorio tramutate in campi di battaglia e viceversa molto meno sensibili in quelli che come l'Inghilterra , e l'Italia hanno potuto conservare il loro suolo vèrgine o quasi da invasioni nemiche. Per quel che riguarda l'Italia si può prevedere che non solo la parte maggiore delle spese e dei danni di guerra rappresenterà un semplice spostamento di ricchezza, ma che 1-a porzione più grossa della ricchezza spostata resterà nel paese. E se i guadagni straordinari occasionati dalla guerra saranno saviamente economizzati, se gli interessi più onerosi del debito pubblico saranno impiegati a sostituire rapidamente il capitale mobiliare impiegato nelle industrie e nell'agricoltura -e sopratutto poi se le nuove imposte colle quali si dovranno pagare questi interessi non colpiranno gli interessi industriali ed u-gricoli così aspramente da scoraggiarli, si potrà confidare che la patria nostra diverrà in breve più prospera di quanto era nel decennio precedente la conflagrazione. Il regime del grano, — Gino Borgatta, «Gazzetta del Popolo», 25 luglio 1916. Mentre il raccolto si sta ultimando, si può deline,are il trattamento che, subirà il nuovo gran». Fissati i prezzi massimi pel grano duro e tenero, il Governo lascia libera l'azione del commercio privato entro questi limiti, pur continuando a svolgersi l'attività dei Consorzi provinciali, l'importanza della cui azione dovrebbe presumibilmente andare crescendo coll'inoltrarsi dell'orano e coll'allontanarsi dell'epoca del raccolto. L'azione del commercio- privato ha ripreso, ancora inceppata da varie condizioni, tra cui la più lamentata è l'esistenza dei divieti' di èsprotazione del grano da provincia a provincia, consentiti ai singoli prefetti. Si è detto- che essi valgono ad evitare movimenti disordinati, per la speculazione, ad escludere le già lamentate difficoltà deH'approvigionamento di certe località e, data la difficoltà generale di trasporti, a riservare- i vagoni disponibili ai trasporti, rispondenti alle vere- necessità degli -approvvigionamenti. Sarebbe errore- che -alcune Provincie si vuotassero in pochi mesi del grano esistente per aver poi bisogno di importarne con perdita di trasporti inutili e tempo. Non si nega il 'fondamento di queste considerazioni: nia esso pre-suppone che coi divieti il grano resti automaticamente distribuito secondo i precisi bisogni di ogni provincia. In realtà i divieti han l'effetto di «fermare» il grano secondo lei condizioni di produzione- delle Provincie che li introducono, con inutili esuberi nelle Provincie più produttive, senza eliminare le insufficienze e quindi il pericolo- delle- già s-perimentate difficoltà in quelle deficienti. Si aggiunge a ciò l'immobilità del commercio privato' e (|uindi ogni azione da parte di questo a compensare le deficienze con le eccedenze. Le deroghe ai divieti potrebbero togliere questo, inconveniente; ma occorrerebbe che i prefetti che le concedono avessero una conoscenza esatta del fabbisogno e delle disponibilità di ogni provincia. E queste conoscenze possono averle solo o meglio gli organi centrali, ài quali pervengono notizie, dati ed elementi da tutte le varie regioni, e possono meglio distribuire le disponibilità secondo- i fabbisogni locali. A facilitare questa distribuzione -e compensazione il Convegno di Milano ha proposto l'istituzione di un Ufficio di compensazione per lo scambio del grano nazionale dalle Provincie produttrici alle consumatrici e per la distribuzione proporzionale di grano e-stero: ufficio che dovrebbe meglio assicurare il giusto- approvigionamento di ogni località e favorire ! l'unificazione del tipo di farina e pane. LEGISLAZIONE DI GUERRA La Commissione pel traffico marittimo. — Il n. 879 della raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno contiene il seguente decreto: Art. 1. — La Commissione per il traffico marittimo, istituita col Nostro Decreto 7 febbraio 1916, n. 90, è composta come segue: S. E. il Sotosegretario di Stato per i trasporti marittimi e ferroviari — presidente. Il direttore generale della marina mercantile — membro. Il direttore generale del Ministero dell'Industria, Commercio e Lavoro, preposto al servizio degli approvvigionamenti —• membro. Il capo servizio approvvigionamenti presso la Direzione generale delle ferrovie dello Stato — membro. Il capo servizio commerciale delle Ferrovie dello Stato — membro.