: 192 L’ ECONOMISTA 28 Dicembre 1924 - N 2642 Ma il vantaggio di operazioni all’estero, quando il tesoro segua veramente la politica conforme agli interessi generali dell’Ita-i !ia. colla rivalutazione graduale della lira, sta anche e in misura cospicua nel guadagno di capitale, che si ottiene rimborsando a 10 lire il dollaro preso in prestito, quando ne valeva 20. E qui torna opportuno chiarire un punto, che l’amico prof. Gini, due anni or sono nell’economista (pag. 13-14 del volume « Sulla j! Svalutazione legale della lira ») ha voluto 'l oppugnare, osservando, che col rimborso del ,j dollaro con 10 lire rivalutate si restituisce j esattamente lo stesso valore di quello che si è ricevuto e che perciò non può parlarsi di vantaggi nel rimborso dei prestiti esteri col ! rivalutarsi della moneta nazionale. Non v’è dubbiò che si rimborsano le stesse lire oro, | che si sono prese. Ma i vantaggi dei prestiti I esteri stanno in ciò, in confronto dei presti-! ti nazionali o degli investimenti fatti con capitali nazionali: che questi si fanno pesanti col rivalutarsi della moneta interna, mentre quelli stanno sempre in equilibrio col livello dei cambi. I prestiti esteri non procurano un guadagno, ma assicurano contro le I perdite derivanti agli investimenti non am-! mortizzati dalla rivalutazione della moneta nazionale, e invece danno un vero profitto, ; se il rimborso è fatto, quando l’ammortamento sia già avvenuto ai prezzi vigenti al tempo della moneta svalutata. Dunque sono da consigliare come profittevoli i prestiti esteri se si parte dalla proli spettiva che sia vantaggiosa per l’Italia e !! probabile, se non vi si va deliberatamente contro, una rivalutazione della lira. Ammes-¡| sa questa, sono di conseguenza da desiderare i prestititi esteri. E’ contrario il Gini ai prestiti all’estero, non perchè possa dimostrarne la non convenienza, ma perchè è ostile, come si sa, alla ripresa di valore della nostra moneta. III. L’afflusso di capitale straniero non giova solo alla ripresa economica dei paesi mutuanti ma anche di quelli mutuatari. L’equilibrio economico mondiale, con l’intensificarsi degli affari che da tutti si desidera, non può ottenersi che ristabilendo le vie del credito, che la guerra ha spezzate. Ciò è stato ben compreso anche da econo-, misti industriali e banchieri inglesi e americani. I dollari e le sterline, che sovrabbon-; dano all’interno dei paesi ricchi sono cause I di ristagno negli affari e di disoccupazione. Dare in prestito dollari e sterline significa creare domande di merci americane e ingle-j si, che potranno essere comprate con mag- giore facilità e in misura più grande per due || evidenti ragioni a un tempo. Perchè aprire ; credilo di dollari o sterline in fin dei conti è !; offrire la possibilità d’acquisto delle merci sul mercato dei dollari e delle sterline. In se- j condo luogo, perchè il prestito di tali valute ne allarga l’offerta e perciò ne mitiga il prez- j zo e la riduzione del cambio rende conveniente l’acquisto di merci nel paese mutuatario. Nuovi negozii nascono, dunque, dalle operazioni di prestititi da un paese all’altro. L’America presta all’Europa e l’Europa finirà a comprare dall’America. Ma si compra per rivendere, e si vende per comprare: perciò dall’operazione finanziaria si sprigionano nel vecchio e nel nuovo mondo energie economiche, che danno vita a un risveglio ulteriore di attività produttive. Ed è appunto nell’accrescimento della produzione il mezzo per giungere a colmare le distruzioni j di ricchezza prodotte dalla guerra e dalla crisi che ne è derivata e in pari tempo a ri- j durre gli squilibri di situazioni economiche fra paese e paese, che trovano la loro espres-sione nel dislivello dei cambi e che sono essi stessi fattori dell’arresto economico mondiale. IV. L’importanza attribuita ai prestiti inter- ¡¡ nazionali per l’incoraggiamento dei com- |l merci e delle industrie spiega, almeno in par- i te, perchè sono contrario alla proposta di prendere in prestito oro dall’America per te- |j nerlo chiuso nelle casse degli stituti d’emis- |i sione d’Europa. A completare le riserve metalliche c’è tem- | po di pensare più tardi, quando, ristabilito l’equilibrio economico, si potrà abolire, dove si presenteranno le condizioni adatte, il corso forzoso. Finché questo permane, e impera ; nella massima parte dei paesi del mondo per i l’eccezionale anormalità nelle condizioni della j produzione e dei commerci e della finanza I internazionale, è cosa vana pensare al rinforzo delle riserve metalliche. Queste servono, i quando s’ha da fare il baratto della carta Ij con l’oro e allora soltanto. Mentre dura il ! corso forzoso, l’oro, che si può avere se è riservato ad operazioni produttive o ad operazioni giovevoli alle finanze pubbliche. Solo per questa via si può influire proficuamente sul corso dei cambi per avviarli a un livello normale e stabile e in pari tempo sul commercio internazionale. Per accrescere le riserve metalliche, in questo j periodo di corso forzoso, non vale la pena iti I fare sacrifici d’interessi contraendo presti: i, j perchè non è da sperare un migliorameli o j delle valute europee. Queste riflettono situ ,