«INDIE D’EUROPA»: POLONIA, LITUANIA E MOSCOVIA 87 fosse per una «zanza venuta per via di Fontego di tedeschi» il 22 giugno 1519, che dava per «electo re di Romani el re di Polonia; tamen non fu vera»221, la lettura dei Diarii si trascinerebbe incolore fino all’elezione di Carlo V. Solo a luglio riusciremo infine a sapere da un gentiluomo napoletano, Giovanni Paolo Cosa, testimone oculare dei vari patteggiamenti e delle molte transazioni fra gli elettori, «come di tal electione è stà causa [innanzitutto] lo agente dii re di Poiana [...] il qual ha dà il suo favor al re catholico»222 223. Ma la ragione principale che spiega l’apparente disinteresse con cui il Sanudo segue in questo caso le prese di posizione della diplomazia polacca va presumibilmente ricercata altrove, su un piano più generale. Durante la lotta tra la Spagna e la Francia per la corona imperiale, Venezia, che non patteggiava per nessuno dei due principali candidati in campo, anche se rimaneva genericamente fedele a Francesco I, si era rifiutata di prendere ufficialmente posizione in un senso o nell’altro. Chiusa nel suo prudente riserbo, la Repubblica aveva scelto di seguire una politica di disimpegno che le evitasse di essere coinvolta o compromessa dagli avvenimenti. In questo contesto, e basandosi sulle sole informazioni contenute nei Diarii, non è dunque possibile evidenziare un qualsiasi giudizio sul comportamento tenuto in questa circostanza da Sigismondo il Vecchio. Per controbilanciare la troppa forza acquisita dagli Asburgo, la Serenissima si sarebbe però affrettata a rinsaldare, per qualche anno ancora, il suo legame con la Francia. Pur in mancanza di riferimenti espliciti alla posizione assunta da Venezia nei confronti della Polonia nel periodo dell’elezione imperiale, possiamo perciò considerare che la sostanza dei rapporti veneto-polacchi non fosse cambiata e che prevalesse ancora, alla fine del 1519, un sentimento di distacco fra lo stato veneto e il regno polacco. A provvisoria conferma di questa ipotesi possiamo ricordare la testimonianza indiretta fornitaci da alcuni dignitari del Regnum che proprio in quel periodo «se dolevano de la pocha stima iacea questo stado di quel regno per esser molto lonta- 221. T 27:404. Per l’origine di questa falsa notizia cfr. T 27:419. È comunque vero che l’eventualità di una candidatura polacca era stata effettivamente ventilata nel marzo 1519. 222. T 27:611. L’«agente» in questione era Rafal Leszczynski. Si può perciò considerare questa annotazione del Sanudo come una conferma indiretta della tesi secondo la quale questo ambasciatore polacco si era venduto alla fazione filoasburgica, cfr. Historia dypìomacji cit., p. 636. 223. Perché, veniva aggiunto, «quando el fo electo re, non li fo mandato oratori a congratularsi, ni pur far tal oficio con letere» (T 27:496).