— 482 -- il turco e il barbaresco, e gli nega rigorosamente carattere e dignità di civile, ma data la natura umana quale è nella realtà, che solo i pazzi e gli immorali pretendono pour carne di identificare quaggiù coli'idea, con doppio assurdo portando i limiti in questa e togliendoli a quella, data la natura umana qual è, cioè impari al conoscere richiesto per regolare diritti e bisogni di tutto un popolo grande, e cupida nell'autocrate e nei « lupi commensali », dovea necessariamente l'assoluto o degenerare in despotico, o, per mantenersi e tornar civile, perfezionarsi in costituzionale. Questo fra l'altro è chiaramente sentito e affermato in quel solenne documento che è lo Statuto Albertino (1). Questione da eruditi, da filologi, e, solo se dilettanti, da storici, non da politici quella con tanto livore dibattuta se le franchigie costituzionali siano state concesse dalla magnanimità del sovrano o strappate dalla volontà risoluta e minacciosa del popolo. Nessun sovrano che non sia stolto o raggirato da una camarilla di ebrei o altri stranieri concede la costituzione a un popolo che non la domanda o meglio dove non la domandi la parte più considerevole della Nazione. E, sincero o no, chi domanda a un sovrano la costituzione ne riconosce con questo stesso la sovranità. Dicasi largita, dicasi strappata, dicasi meglio convenuta, la costituzione è un patto col quale sovrano e popolo si stringono in un grande atto comune e perpetuo di ossequio alla Ragione. Modesti osservatori della storia, non abbiamo bisogno che qualche ittiosauro positivista ci ammonisca che le forme, le istituzioni politiche nascono dal suolo, non per decreto di filosofi, ma in ciascun paese secondo la natura di esso e le necessità del tempo: e non ci curiamo in questo momento delle troppo frequenti eccezioni dovute a innaturale imitazione dello straniero o a stranie influenze. Diciamo solo che la costituzionalità, pure a traverso a forme e gradi diversi, è il carattere del regime di qualunque Stato o società civile, nell'unità della quale si contemperino i varf poteri in un sistema di equilibrio che supponendo la tendenza di tutti i poteri a soverchiarsi l'un l'altro (1) Per quell'amore della pace e della chiarezza che ogni buono e disciplinato cittadino deve sentire ed osservare quanto più gli anni e gli studi debbono farlo benigno ai pusilli, assicuro la giovane milizia fascista che questa espressione non ha nulla di fazioso e non si riferisce affatto all'ostracizomeno senatore Albertini, ma ad un certo Re Carlo Alberto primo del ramo dei Savoia che sali poi al trono d'Italia.