— 483 -- e soverchiare con ciò il diritto, li riduca ciascuno nell'àmbito della sua funzione benefica sotto il correttivo del pensiero civile e della pubblica opinione. E questa è la libertà politica, la quale è nell'ordine civile perchè esso sia tale la forma propria e storicamente necessaria della dottrina liberale, che non è poi altro cbe la giustizia e la ragione umana, cbe non pretende di essere Dio, ma soggetta solo alla verità non consente neppure di essere giumento. Da questi principi fondamentali delia dottrina liberale, cioè, ripeto, dignità umana inviolabile, partecipe del divino, ma non Dio, fatta per la verità e per la perfezione, ma non infallibile nè impeccabile, bensì correggibile e sanabile per l'ordine stesso della verità pure attraverso agli errori e per il razionale prevalere delle parti migliori della tradizione e le dure lezioni dell'esperienza meditate e illustrate dagli studiosi onesti non par-, tigiani non venduti alle fazioni e alle consorterie, discendono alcune conseguenze di attuazione pratica: Il governo deve limitare la sua azione al regolamento della modalità del diritto individuale e nazionale, vita, proprietà, famiglia, studi, commerci senza invaderne la sostanza, lasciando ad ogni competenza il suo sviluppo; e lasciare ogni libertà alle energie legittime dello spirito e dell'attività umana, ma comprimendo severamente come attentati alla libertà comune ogni maniera di delinquenza e guardandosi dal patteggiare con essa e legalizzarla come si fa, p. es., col divorzio e col protezionismo, consentire pure la libertà dell'errore. In senso assoluto e letterale la libertà dell'errore è contraddittoria e immorale, l'errore come tale non ha alcun diritto, come il male, il suicidio, l'uLriachezza; ma in senso relativo siccome non c'è nel pensiero umano alcun errore che non poggi su qualche verità, come non c'è verità cbe non rasenti qualche errore, il rispetto alla manifestazione dell'errore è un complemento necessario del rispetto alla manifestazione della verità; l'errore e la verità stanno nello spirito dell'individuo, e non questa nei decreti dell'autorità statale , che imponendo alle menti il proprio criterio e la propria formola tanto può imporre il vero quanto il falso, anzi più probabilmente questo che quello, perchè, come mi pare d'avere dimostrato io nel mio vecchio Stato al suo posto (Torino-Roma, 1896, Bocca) e la storia in tutti i tempi, il governo non è mai in mano ad un onnisciente, ma quasi sempre in mano a gente inferiore alla media comune