— 484 -- intellettuale e morale. Quindi .non spetta al governo decidere cosa è vero e cosa è falso: solo il processo naturale del pensiero e il magistero libero e razionale corregge le menti dell'errore, anzi dallo stesso processo naturale dell'errore conduce per l'evidenza della contraddizione alla verità, davanti alla quale redenta cade e si solleva ogni opinione falsa tranne allora che non sia radicata nell'orgoglio satanico sofistico egheliano che assale e tenta soggiogare non più questo o quel vero, ma la verità stessa sopprimendo la distinzione del vero e del falso. Ora nulla di più iniquo che un governo che impone il falso : la ribellione in tal caso è santa; ma nulla di più stolto che imporre il vero, perchè il vero imposto, cioè non fatto presente per lume d'intelletto, non è più vero, non è pensato, ma per paura accettato in formole non intese e alle quali la fede simulata educa alla insincerità del carattere, che è il peccato contro lo Spirito Santo. E cosi nella perfezione dei costumi e dei caratteri, nella soavità della convivenza sociale, nel soccorso fraterno, nella perfetta disciplina degli animi deve bensì combattere con santa ferocia gli attentati sporadici o consuetudinari alla purezza e alla sanità morale come gli spettacoli brutali e licenziosi, ma non imporre come dovere civile quelle parti più alte del perfezionamento umano che nessun codice, nessun prefetto, nessun carabiniere, nessun capo centuria suscita e mantiene, ma solo la parola divina, la volontà consapevole, la famiglia santa, la scuola degli apostoli e non dei federati. Ora se questo è il liberalismo, l'estremo opposto ad esso insieme col feudalismo e il socialismo è la dottrina statolatra, cesarista, giacobina, dalle remote origini punico-assire che gli egheliani, con o senza quel neo che è un vero fibroma, hanno sempre insegnato e cercato di imporre coll'ignorante disprezzo delle dottrine italiane e contrarie. Non è esagerazione, calunnia, caricatura, neppure analisi e interpretazione nostra, sono le loro professioni, le parole testuali di Vera, di Spaventa, di Mariano, almeno prima dell'ultima fase, e di Croce e Gentile che non fanno che ripetere quelli, come quelli ripetevano Hegel e Vacherot; che lo Stato è tutto, l'individuo nulla, la stessa società « un aggregato atomistico » che lo Stato è Dio, il vero Dio « il processo divino nel mondo » che la guerra di conquista, la schiavitù, e fin le orgie sacre e l'idolatria e i sacrifizi umani a loro tempo sono ciò che deve essere, che la libertà, queste son parole di Gentile proprio di questi giorni (Nuova politica liberale, pag. 9)