DI ALTRI SCATOLONI PSEUDO-COMMERCIALI, tee. 13 assunto tutto a prestito presso Tunica banca, è chiaro che la pretesa brevità - 15 giorni - dell’impiego per sovvenzioni su prodotti finiti, in confronto della immaginata lunga durata - 30 anni - dell’impiego in fabbricati o porti o ferrovie o canali è una finzione puramente contabile. £ tanto poco possibile disinvestire i 100 milioni investiti in prodotti finiti - per intenderci in pane, carne macellata, vino in fiaschi, vestiti fatti, scarpe, ombrelli, ecc., ecc. - quanto i 400 che hanno la forma di canali, fabbricati, ecc. Disinvestire equivarrebbe a non fornire all’imprenditore i mezzi per compiere l’ultimo anello della catena economica: non trasformare la farina in pane, i cuoiami in scarpe, il feltro in cappelli, i panni in vestiti. Si può, se si vuole, ciò fare. Ma bisogna ben ricordarsi che ciò significa arrestare nel tempo stesso la fabbricazione dei prodotti intermedi. Se la farina non può trasformarsi in pane, a che pro’ la farina? Ciò significa altresì inutilizzare i 300 milioni investiti in macchine ed i 400 in impianti fissi. Se i rapporti ottimi fra le diverse specie di investimento sono quaranta, trenta, venti e dieci per cento dell’investimento totale, la permanenza dell’ultimo dieci per cento è altrettanto necessaria quanto la permanenza delle altre quote parti. La banca non può rifiutarsi, sotto pena di arrestare l’intero meccanismo produttivo, di rinnovare indefinitamente lo sconto delle cambiali rappresentanti i 100 milioni di beni finiti, pronti al consumo. Questi 100 milioni sono immobilizzati nè più nè meno come tutti gli altri milioni facenti parte del miliardo totale. Il tratto differenziale fra quelli che comunemente vengono chiamati prestiti lunghi e prestiti brevi non è dunque la « durata ». Il problema non muta indole solo perchè, invece di una sola, le banche sono cento o mille. Con molto andirivieni, il complesso delle banche deve trattare alla stessa stregua impieghi lunghi ed impieghi brevi; non immobilizzandosi mai cioè nè in quelli lunghi nè in quelli brevi. Devono « girare » tanto gli uni come gli altri. Una banca adatta, per la natura dei suoi depositi, agli impieghi lunghi si immobilizza se l’impiego non si ammortizza con la dovuta velocità e intensità; cosi come la banca adatta agli impieghi brevi si immobilizza se le cambiali sono rinnovate o decurtate invece che onorate alla scadenza. Una banca la quale immaginasse di salvarsi dalle immobilizzazioni, vulgo ora detti « congelamenti », solo col fare prestiti « brevi » si sbaglierebbe di grosso; ed ogni teoria volta a differenziare tra banca e banca col criterio della durata è errata alla radice.