DI ALTRI SCATOLONI PSEUDO-COMMERCIALI, tee. '9 della cassa di risparmio - vi provvede in altro modo, senza « toccare il capitale ». Per fortuna, per questa brava gente « toccare il capitale » - capitale è, nella loro mente, quella qualunque somma di cui essi potrebbero, volendo, disporre ad ogni momento, ma non ne hanno disposto da un po’ di tempo, ad es. da un anno, ed allora essendo circondata da un alone sacro ha cessato, non si sa perchè, di far parte del reddito disponibile ed è divenuta misteriosamente capitale, epperciò «intoccabile», che è definizione buona, almeno come tutte le altre offerte dagli economisti - è delitto vergognoso, peccato mortale, di cui sentirebbero il dovere di accusarsi in confessione. La cassa di risparmio che ha raccolto intorno a sè codeste perle di depositanti, perchè dovrebbe osservare la regola della specializzazione temporale ed astenersi dagli impieghi lunghi? Per rendere ossequio ad un mito privo di senso, secondo cui, in fatto di depositi e di impieghi, il lungo va col lungo e il breve va col breve? Le regole sono osservabili se buone. Se no, è logico dimenticarsene. A parer mio, perciò, le casse federate di risparmio del Piemonte le quali al 31 dicembre 1933 avevano ricevuto 3478 milioni di lire, avevano fatto benissimo, sebbene nessuna di esse avesse emesso obbligazioni a lunga scadenza ed il grosso delle loro disponibilità provenisse da depositi brevi o vincolati a tempo che alla comune dei mortali appare breve - Panno è ima unità di tempo breve -, ad investire il 25,39 % delle l°ro disponibilità in mutui, cessione quinto stipendi, partecipazioni, che, ad occhio e croce, hanno tutta Paria di investimenti lunghi, ed il 48, 38 % in titoli di proprietà, che sono impieghi brevi secondo un modo di dire che è verissimo finché non se ne abusa. Si dice che l’impiego in titoli è breve, perchè in un battibaleno i titoli si vendono in borsa. Ma è un battibaleno che corre per 100 milioni, per 200; ma se si volessero sul serio realizzare i 1683 milioni di titoli di proprietà delle casse federate piemontesi bisognerebbe attendere che si sia fatto il mercato, ossia che gli acquirenti abbiano digerito i titoli delle emissioni precedenti o si siano formati nuovi strati di acquirenti. Ossia bisogna aspettare che si sia formato un nuovo risparmio, il che, anche in una regione vasta e operosa e risparmiatrice come è il Piemonte, non è impresa nè di un giorno nè di un mese. Con tutto ciò nessuno può avere nulla a ridire, se non per lodare i dirigenti delle casse piemontesi per la prevalenza data agli impieghi relativamente lunghi. Se il mercato non offre impieghi brevi sicuri a sufficienza, si dovrebbe forse