18 LUIGI EINAUDI come racconta la storia della specializzazione temporale, impiegarli tutti in impieghi brevi, che sarebbero il servizio di riscossioni e pagamenti per conto dei clienti, sconti di cambiali, aperture di crediti in conto corrente, crediti documentati e di corriere, riporti su titoli, servizi di cassa, crediti di accettazione, ecc., ecc. Non può, perchè tutto questo è lavoro che rende solo a condizione che i saggi passivi di interesse siano nulli o bassissimi, le imposte tenui, le spese generali di amministrazione e quelle specifiche di manipolazione di ogni operazione ridotte al minimo per la massa cospicua di affari fatti. Se il lavoro cade al disotto della media, la grossa banca diventa passiva. Possono sostenersi la medie e le piccole, con poche filiali, gerarchia ridotta, occhio del padrone, ecc. Il banchiere avveduto non solo non può osservare la regola dell’astensione dagli impieghi lunghi, ma non è affatto necessario per lui o conveniente nell’interesse dei clienti attivi e passivi che egli vi obbedisca ciecamente, ad ogni costo. Nessuna regola sensata si può dare in generale. Se il banchiere riceve depositi grossi, di industriali o di commercianti, e sono il fondo di esercizio di questi, il quale accidentalmente riposa tra un acquisto e l’altro di materia prima, egli deve stare sul chi vive e fare impieghi liquidi, meglio se riscontabili a vista presso l’istituto di emissione. Per tutto il tempo che fu a capo del Credito mobiliare, il Balduino vide sempre con sospetto i depositi unitari grossi; e quando non era soddisfatto dei motivi del deposito e della persona del depositante, tanto faceva, racconta Pantaleoni (Scritti, III, 377), da arrivare a sbarazzarsi del deposito e del depositante. Se tanto sospetto non piace, certamente occorre sempre tenersi pronti al rimborso e quindi aborrire gli impieghi lunghi. Chi oserebbe invece dire che le casse di risparmio debbono seguire la medesima regola? Eppure esse ricevono sovrattutto depositi a vista o, se vincolati, a breve scadenza. Ma son depositi unitariamente piccoli o modesti, di contadini, domestici, operai, pensionati, impiegati, redditieri, piccoli e medi artigiani, commercianti, industriali. In gran parte sono risparmi definitivi, ossia somme che, se si può, non si ha intenzione di toccare, salvo, in parte, quando sorpassino una certa cifra, per acquistare buoni del tesoro, consolidato, eventualmente un appartamento. Il grosso lo si tiene 11, pensando a malattie, ad acciacchi della vecchiaia, a nozze, a morti, ad eventi cioè che non capitano tutti i giorni e possono non capitare mai. Se capitano, accade poi non di rado che l’uomo assestato e previdente - e lo è, se è cliente